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| 21 lug 2024 | 20:30

PODCAST. "In Alaska una slavina aveva portato via la tenda ma nessuno mi aveva cercato", Luigino Airoldi: "Un viaggio con Fanfani e Segni che andavano da Kennedy"

Socio storico del gruppo dei Ragni di Lecco, Cavaliere della Repubblica e membro del Club Haute Montagne, per 65 anni attivo nel soccorso alpino di Lecco e diventato a 92 anni socio onorario del Cai, Luigino Airoldi è ospite di "Da Quassù", il podcast de Il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni

di Redazione

TRENTO. "Se sbagli la montagna non perdona". A dirlo Luigino Airoldi. "Non si deve osare troppo, altrimenti il prezzo diventa alto: ci vuole la prudenza".

 

Socio storico del gruppo dei Ragni di Lecco, Cavaliere della Repubblica e membro del Club Haute Montagne, per 65 anni attivo nel soccorso alpino di Lecco e diventato a 92 anni socio onorario del Cai, Luigino Airoldi è ospite di "Da Quassù", il podcast de Il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni.

 

Intensa l'attività sulle Alpi con l'apertura di una cinquantina di vie, soprattutto a cavallo tra gli anni '50 e '60, Airoldi si mette in luce con le spedizioni extraeuropee

 

La prima è la “Spedizione città di Lecco”, guidata da Riccardo Cassin, che nel 1961 porta alla prima salita della Parete Sud del Monte McKinley in Alaska.

 

"Non ero mai uscito dall'Italia e non ero mai andato sull'aereo. Mi ricordo che nel viaggio c'erano Fanfani e Segni diretti a New York per incontrare Kennedy. Una spedizione difficile perché l'Alaska era da poco diventata Stati Uniti e si parlava ancora russo. E' stata una salita impensabile, sempre freddo e Cassin mi rimproverava che rischiavo troppo, anche se non era vero".

 

Partecipa a più di quaranta spedizioni, le più significative sono quella in Groenlandia nel 1966, in Alaska nel 1970, in Antartide tra il 1970 e il 1971. Diventa anche un marinaio.

 

"Ero a New York, ospite di un console trentino e mi ha detto che c'era una nave alle Falkland che doveva andare in Antartide e aveva bisogno di un alpinista: ho subito accettato. L'avventura in mare è come la montagna estrema. Sono stato orgoglioso perché avevo fatto qualcosa di importante".

 

Una vita spesa per scalare le più importanti, storiche e difficili montagne del mondo. Ma anche i rally e poi a 80 anni ha provato lo snowboardImprese raccontate nel libro "Inseguendo la brezza. Pier Luigi Airoldi. Scalate ed esplorazioni in tutto il mondo" di Christian Roccati.

 

"Non c'erano i mezzi di oggi, dovevi saperti arrangiare e inventare le cose. Studiare il posto e poi spirito di adattamento, di avventura e intuito perché con la bussola non era tutto rose e fiori. Mi è piaciuto di più l'Afghanistan, mentre in Alaska una slavina aveva portato via la tenda e nessuno mi ha cercato. Ero andato sulla cima, quando sono rientrato ho trovato un pilota canadese dopo 14 giorni, abbiamo pianto entrambi", conclude Airoldi.

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