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| 07 lug 2024 | 20:01

PODCAST. "Poche guide alpine donne? Specchio della società italiana", Giulia Venturelli: "Manca la cultura di montagna: sono anche i piccoli gesti gentili"

Laureata in scienze del servizio sociale e guida alpina, Giulia Venturelli è l'ospite di "Da Quassù", il podcast de il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni

di Redazione

TRENTO. "Il numero così basso di donne è la cartina a tornasole della società italiana". Queste le parole di Giulia Venturelli. "Il 55% sono impiegate contro la media europea del 70% e ci sono poi i settori storicamente a prevalenza maschile, quindi la percentuale si abbassa".

 

Laureata in scienze del servizio sociale e guida alpina, Giulia Venturelli è l'ospite di "Da Quassù", il podcast de il Dolomiti realizzato da Marta Manzoni.

 

E' diventata guida alpina a 24 anni, prima e unica nel bresciano.  Ha esplorato le Alpi, la Patagonia, il Nepal e le vette degli Stati Uniti. "La passione è nata da bambina. Ho iniziato a frequentare la montagna da piccola con il papà, ma anche con mia sorella e i miei cugini. La chiave di questa passione è aver vissuto la quota in compagnia dei miei coetanei. Non ho praticato sport agonistico ma vivo la montagna a tutto tondo".

 

Sono circa 1.500 le guide alpine, ma poche decine sono donne. "Se guardo però gli ultimi 8 anni le donne guide alpine sono in crescita e questo è un fattore incoraggiante. Il consiglio è di provarci e avere il coraggio di mettersi alla prova perché nulla è impossibile".

 

Gli abusi e molestie sono "un fatto estremamente grave ma non è il problema principale dell'alpinismo. Poi può capitare che suonino il clacson se cammino o sono in bici".

 

La morte è "un tema delicato, forse è effettivamente ancora un tabù. La montagna ci espone a questo rischio ma gli alpinisti sono persone con un'estrema voglia di vivere. E' vero chi resta soffre, ma chi muore ha perso tutto, credo per questo che dobbiamo un po' ribaltare il concetto".

 

La crisi climatica invece "cambia il nostro lavoro. Un fattore che rende alcune salite più difficili e più pericolose, un rischio più marcato in alta montagna con lo sci e le valanghe. Personalmente rimodulo la programmazione estiva e proporre alternative, poi la scelta è individuale sui rischi che si possono assumere". 

 

Un tema è anche quello della cultura della montagna. "Ci sono le basi: saluto quando incontro le persone, se cammino sul sentiero che è stretto la precedenza è di chi sale, finita la colazione si sparecchia e per la cena non siamo al ristorante. Ma anche non si entra nel rifugio con i bastoncini. Sono piccolo gesti, anche gentilezza. Poi c'è la mancanza di cultura rispetto a come andare: partire presto, avere sempre una giacca perché il meteo può cambiare velocemente e andare per gradi", conclude Venturelli.

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