"Da quel giorno la mia vita è cambiata per sempre: non sono più lo stesso", Carlo Budel a tre anni dalla tragedia della Marmolada: "Impossibile dimenticare"
"Erano più o meno le due del pomeriggio quando ho sentito un boato fortissimo e la terra tremare: pensavamo ci fosse stato un terremoto". Il racconto di Carlo Budel, ex gestore di Capanna Punta Penia: "La tragedia della Marmolada mi ha segnato per sempre. Ho dovuto raccogliere i cocci e ripartire, ritrovare me stesso"

PASSO FEDAIA. Sono trascorsi tre anni da quel terribile 3 luglio, ma dimenticare è impossibile. Lo sa bene l'ex rifugista Carlo Budel, che al momento della tragedia si trovava sulla Marmolada e da Capanna Punta Penia ha osservato il crollo di una porzione del ghiacciaio e lanciato l'allarme: "Da allora la mia vita è cambiata per sempre", rivela, intervistato da Il Dolomiti.
Quando il 3 luglio 2022 una valanga si staccava dalla Marmolada, il seracco trasportava insieme a ghiaccio e roccia anche 11 vite. Erano le 13e43 quando un boato fortissimo raggiunse alcuni alpinisti che si trovavano sulla Regina delle Dolomiti.
In pochi istanti, un enorme seracco crollò dal ghiacciaio di Punta Rocca travolgendo tutto quel che si trovava sulla sua strada. Così, perdevano la vita 11 persone (mentre 8, fortunatamente, riuscirono a salvarsi), spazzate via dalla potenza sprigionata da ghiacci e detriti, per quella che è passata alla storia come la tragedia della Marmolada.
Di tempo da allora ne è passato, ma mai abbastanza. Il dolore resta e emerge con ancor più forza in questi giorni: puntando il proprio naso all'insù, su quell'imponente e maestosa montagna, risulta impossibile non ricordare.
A farlo in queste ore è stato anche Carlo Budel, ex gestore di Capanna Punta Penia, che quel giorno si trovava in quota: "C'erano diverse persone con me in Capanna - rivela -. Erano più o meno le due del pomeriggio quando abbiamo sentito un boato fortissimo e la terra tremare: pensavamo ci fosse stato un terremoto".
"Poi - prosegue - ho visto diversi alpinisti che correvano verso la croce di vetta. Li ho raggiunti e osservato una parte del ghiacciaio che crollava. Ho immediatamente chiamato i soccorsi, che mi hanno riferito che avevano già ricevuto diverse chiamate". Nel giro di pochi minuti, "gli elicotteri hanno 'coperto' il cielo e quella giornata di sole che ci aveva resi così gioiosi fino a poco prima si è trasformata in un'esperienza tremenda, traumatica".
Un episodio "scioccante, soprattutto perché la maggior parte degli alpinisti che hanno perso la vita quel giorno li conoscevo: erano degli amici. Il vero dramma non è stato il distacco del seracco in sé ma il fatto che sia avvenuto in un momento in cui era inevitabile che qualcuno sarebbe rimasto coinvolto", fa notare l'ex rifugista.
Dopo sette anni di gestione di Capanna Punta Penia, Budel ha deciso di cominciare una nuova vita e non nega che il dramma avvenuto sulla Marmolada sia stato determinante nella sua scelta di ricominciare: "Da allora nella mia testa è cambiato tutto. Non sono più lo stesso: come potrei? E' stato e continua ad essere un dolore terribile - confessa -. Non voglio scendere troppo nel personale, ma quell'esperienza mi ha sconvolto non poco. Ho dovuto raccogliere i cocci e ripartire, ritrovare me stesso: fortunatamente, ci sto riuscendo".
"Adesso non è il momento - conclude - ma appena potrò tornerò sicuramente sulla Regina a fare un giro". Sabato 5 luglio a Capanna Punta Penia si svolgerà una messa per ricordare Filippo Bari, Liliana Bertoldi, Paolo Dani, Erica Campagnaro, Davide Miotti, Manuela Piran, Tommaso Carollo, Gianmarco Gallina, Nicolò Zavatta, Pavel Dana e Martin Ouda, le 11 vittime della tragedia.
La celebrazione sarà tenuta, per il terzo anno di fila, da don Franco Torresani: sarà possibile vederla in diretta streaming anche dal rifugio Castiglioni, a Passo Fedaia. Un'occasione per ricordare chi non c'è più e per sottolineare l'importanza di non dimenticare: "Non dobbiamo farlo. Mai".












