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Trento
05 marzo | 12:58

Una folta pattuglia di trentini alla mitica Vasaloppet, fino a 10 ore sugli sci e arrivo al buio: "Che emozione il colpo di cannone e il tifo: ci hanno incoraggiato e offerto il caffè"

Ben 14 trentini del Gruppo Sciatori di Brentonico hanno preso parte alla Vasaloppet, manifestazione che ripercorre il percorso compiuto da re Gustav Vasa nella ribellione ai danesi. "Ogni chilometro c'è la segnaletica: una sorta di 'tortura' che comunque non ti ferma. Clima sportiva alle stelle ma anche quello ambientale: un caldo inusuale, ancora più faticoso arrivare al traguardo"

Una folta pattuglia di trentini alla mitica Vasaloppet, fino a 10 ore sugli sci e arrivo al buio

SÄLEN (Svezia)Una folta pattuglia trentina è volata in Svezia per prendere parte alla mitica Vasaloppet, la più vecchia, più lunga e più grande gara di sci di fondo. Una manifestazione che conta ogni edizione circa 15 mila partecipanti. La gara è stata messa in campo nel 1922 e si ispira al percorso tra Mora Sälen compiuto nel 1520 dal condottiero futuro re Gustav Vasa per guidare la rivolta contro i danesi.

Quattordici i lagarini tra i 18 e i 62 anni al via della gara: Moreno Togni e le figlie Anna e Chiara, Manuel Tomasini con la figlia Arianna, Giuseppe Ferrandi, Elena Bertoni, Sergio Andreolli e Nicola Villa, Matia Bianchi, Jordan Campidelli, Luca Capelli, Francesco Fontana e Roberto Passerini. Tutti affiliati al Gruppo sciatori di Brentonico. In trasferta anche 7 accompagnatori tra familiari e simpatizzanti.

"Quasi ogni inverno inseriamo nel calendario una trasferta all'estero per partecipare alle granfondo inserite al circuito Worldloppet oppure a qualche manifestazione importante", spiega Togni. "Abbiamo iniziato a organizzarci l'anno scorso e abbiamo scelto di tornare in Svezia dopo 22 anni per prendere il via a questa manifestazione".

Un modo per trascorrere alcune giornate in compagnia e per scoprire la Svezia ma la gara è impegnativa e richiede preparazione. "Nei due giorni prima della gara abbiamo provato la pista, l'attrezzature e le scioline. Il tracciato di 90 chilometri non è per nulla monotono e accumula più di 1.000 metri di dislivello". Poi il colpo di cannone a segnare il via alle 8 in punto di domenica 2 marzo.

"E' stato emozionante", aggiunge Togni. "Il clima sportivo era alle stelle con un tifo continuo per tutto il percorso, come avviene alla Marcialonga. Siamo stati assistiti e incoraggiati dai nostri accompagnatori. Tra i tifosi anche tanti italiani, un gruppo di emiliani, in particolare, ci ha offerto un ottimo caffè per ricaricare le energie. Una grande folla di appassionati e c'è un certo spirito competitivo ma anche un forte senso di rispetto e di passione che accomuna migliaia di persone. L'obiettivo è comune: arrivare in fondo e tagliare il traguardo, un concetto che forse in questi tempi un po' manca".

Tante le ore sugli sci: c’è chi ha impiegato poco più di cinque ore e chi invece è arrivato a Mora al buio dopo quasi dieci ore di gara. "Si ha modo di guardare il panorama nordico ma si cerca anche di non perdere la concentrazione perché, pur prendendola con filosofia, quando si ha un pettorale addosso lo spirito competitivo non ti abbandona mai e sciare così a lungo richiede tanto sforzo fisico ma anche mentale. La soddisfazione è stata grande per tutti, indipendentemente dalla classifica".

Il percorso è costellato da cartelli per la sua interezza. "Ogni chilometro c'è la segnaletica: una sorta di 'tortura' che comunque non ti ferma, nemmeno al cartello dei 45 chilometri, in piena crisi di metà gara che arriva sempre puntuale. Gli ultimi chilometri sono di solito i più lunghi ma l’adrenalina quando avvisti il campanile di Mora riesce a farti superare le ultime difficoltà".

 

Una gara, anche quest'anno, che si è sviluppata con visibili gli effetti del cambiamento climatico. "Il clima è stato abbastanza inusuale e piuttosto caldo. La neve ha iniziato a 'mollare' e il passaggio di migliaia di sciatori ha rovinato presto i binari e questo ha reso ancora più difficile e faticoso affrontare il percorso", conclude Togni.

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