Un anniversario particolare: oggi nel 1909 nasceva Riccardo Cassin, icona dell'alpinismo mondiale e delle spedizioni internazionali
Il 2 gennaio del 1909 nasceva in Friuli Riccardo Cassin, icona dell'alpinismo mondiale. Un'occasione per riscoprire alcuni momenti drammatici e significativi della vita friulana di Cassin negli anni in cui imperversava la prima guerra mondiale

SAN VITO AL TAGLIAMENTO (Pordenone). Curiosamente, quelli che con ogni probabilità possiamo definire come i tre più grandi alpinisti italiani degli anni trenta, vale a dire l'epoca d'oro del sesto grado, risultano, visti oggi, tutti nati nell'odierno Friuli Venezia Giulia. Dalla classe raffinata del “gesto” di Emilio Comici, nato a Trieste, alla forza dirompente di Giusto Gervasutti, non a caso soprannominato “il fortissimo”, originario di Cervignano del Friuli, passando per la tenacia e la caparbietà incarnate da Riccardo Cassin, nato il 2 gennaio del 1909 a Savorgnano, frazione di San Vito al Tagliamento, oggi in provincia di Pordenone.
Ricorre così un anniversario particolare in questo giorno, che rimanda all'inizio del Novecento e rappresenta un'opportunità per ripercorrere l'infanzia friulana di Riccardo Cassin, all'epoca ancora ben lontano dall'essere il riferimento dell'alpinismo italiano, quello delle spedizioni internazionali e dalla grande tetrade, sulle Alpi, che lo consegneranno alla leggenda.
Vale a dire le quattro vie sulle temibili pareti nord maggiormente iconiche aperte da Cassin e i suoi tra le Dolomiti e le Occidentali, che corrispondono alla nord sulla Torre Trieste del gruppo del Civetta, la nord sulla Cima Ovest di Lavaredo (entrambe del 1935), la nord-est al Pizzo Badile (1937) e la nord della Punta Walker sulle Grand Jorasses (1938), quest'ultima considerata assieme alle pareti nord di Eiger e Cervino uno dei grandi problemi delle Alpi degli anni trenta.
Eppure, la vita avrebbe messo a durissima prova Riccardo Cassin già dalla tenera età, perché la fanciullezza, il futuro leader dei Ragni di Lecco, la trascorre durante gli anni della prima guerra mondiale, in una zona, quella del Tagliamento, a ridosso del fronte e teatro di scontri nell'ambito della ritirata del novembre del '17, a seguito della disfatta di Caporetto. E il piccolo Riccardo è lì, e si trova a vivere una delle guerre più cruente e drammatiche della storia umana. Ha perso il padre quattro anni prima, nel 1913, che come tanti italiani del tempo era emigrato in America in cerca di fortuna, ma era perito in Canada, in un incidente in miniera nella British Columbia. Cassin riuscirà a trovare la sepoltura di suo padre appena nel 1998, a quasi novant'anni.
E' sulle sponde del fiume che avviene un episodio emblematico dell'infanzia friulana dell'alpinista, che proviene dai suoi ricordi e viene riportato da Dario Cercek su “Lecco Online” in riferimento alla biografia su Cassin di Daniele Redaelli, che scrive: “Un giorno di novembre del 1917 (Riccardo Cassin ha otto anni ndr), sull’argine del fiume vede spuntare un paio di scarponi, si avvicina di soppiatto, li afferra e tira. Sono attaccati a un paio di gambe. Il cadavere di un soldato, italiano o austriaco 'non saprei dirlo, non guardai neppure la divisa, mi feci forza, slacciai le stringhe e gli sfilai gli scarponi, Di certo a casa avrebbero potuto scambiarli con qualcosa da mangiare'”.
Un racconto tra i tanti, che proviene dai ricordi di Riccardo Cassin, di quell'infanzia che nel libro “Cinquant'anni di alpinismo” descrive “caratterizzata dalla semplicità della vita agreste in anni di sacrifici e ristrettezze”, che si sarebbe conclusa con il trasferimento nel 1926, sulle sponde del “manzoniano” lago di Como, sul cui riflesso si specchiano le montagne.
Lì c'è lavoro e la vita di Cassin svolta, ma in fondo la tempra che contraddistingue notoriamente i friulani gli finisce infusa anche nel carattere, di colui che da lì in poi sarà destinato a forgiare e a definire l'essenza dell'alpinismo italiano per come lo conosciamo oggi.












