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Nel dubbio tutti al centro. La (vecchia) politica che non sceglie da che parte stare arruola anche la nuova lista di Daldoss

Una specie di ammucchiata fatta da chi non si vuole arruolare né da una parte né dall'altra, da quelli che non stanno subito con le rispettive coalizioni per poter tirare un po' la corda e alzare la posta per il loro ingresso nel centrosinistra o nel centrodestra. Dai Civici a Rodolfo Borga, con la new entry dell'assessore tecnico che correrà da solo

Di Donatello Baldo - 17 giugno 2018 - 06:01

TRENTO. Non ci si capisce più nulla. Mancano quattro mesi alle elezioni e le alleanza sono ancora in alto mare, a destra come a sinistra. E pure al centro. In quest'ultimo luogo della geografia politica stanno convergendo in molti, dai Civici a Daldoss, da Borga, Gios e Kaswalder fino a De Laurentis

 

Una specie di ammucchiata fatta da chi non si vuole arruolare né da una parte né dall'altra, da quelli che non stanno subito con le rispettive coalizioni per poter tirare un po' la corda e alzare la posta per il loro ingresso nel centrosinistra o nel centrodestra. 

 

Ma nel centro c'è anche chi si dice moderato, che poi è da dimostrare che lo sia, che non vuole stare né con il Pd troppo a sinistra né con la lega troppo a destra. C'è chi rispolvera il doroteismo, una corrente storica della Democrazia Cristiana, che un tempo aveva un senso.

 

Ma oggi stare nel centro senza decidere da che parte stare, con una legge elettorale che premia chi si prende un voto in più, non ha più senso. Anzi, visto che di voti in più ne servono parecchi, per poter governare con un premio di maggioranza che assicuri la stabilità, stare nel centro e rafforzarlo significa indebolire tutti gli altri

 

E forse, a ben vedere, è questo il gioco che vogliono fare alcuni che stanno nel mezzo in equilibrio: indebolire tutti per poi determinare le future maggioranze. Una strategia vecchia e brutta. Prima si vota, poi ci si accorda, dentro le sacrestie della politica, alle spalle dell'elettorato.

 

Non ha nemmeno senso tirare la corda fino al punto di spezzarla. Perché anche questo alla fine sembra un gioco al massacro che serve solamente a rafforzare se stessi, le proprie liste, garantendosi il proprio tornaconto come se la politica fosse una contrattazione. 

 

Ma vediamo che succede al centro. Chi ci sta e perché. Ma non è facile capirlo, lo diciamo subito, infatti la caratteristica di chi frequenta quell'area politica è l'ambiguità: non si capisce cosa vogliano fare veramente e se lo chiedi la risposta è spesso una supercazzola. 

 

Abbiamo detto che c'è Roberto De Laurentis, che da poco ha formato la sua nuova lista. La collocazione al centro è per lui quasi naturale: è arrivato ultimo, non può andare subito col centrodestra, e anche se volesse non gode di tante entrature da quelle parti. Non sta simpaticissimo alla Lega e a Claudio Cia, diciamolo. Col centrosinistra non ci va perché è di destra: per lui il centro è l'unica opzione ammessa.

 

Poi dicevamo che c'è Rodolfo Borga, che con Geremia Gios e Walter Kaswalder ha firmato un'alleanza. Cosa vogliano fare non si sa: sono quelli che tirano la corda. Hanno detto e ripetuto che non faranno mai un quarto polo, ma se non si sbrigano ad entrare a testa bassa nel centrodestra che si è già formato rimangono da soli al centro, lì dove hanno voluto abbarbicarsi per dire che loro sono moderati (anche se sul moderatismo di Borga o di Kaswalder qualcuno potrebbe dubitare).

 

Poi c'è il sindaco Valduga, che con i sindaci civici avrebbe voluto riproporre il consociativismo che unisce tutti in un fronte largo: voleva escludere da una parte il Pd e dall'altra la Lega, tenendo dentro il Patt, l'Upt, ma anche Rodolfo Borga (il moderato di cui sopra). 

 

Uno schemino che anche sulla carta risulta poco convincente. Nel centrosinistra gli hanno fatto i ponti d'oro, l'Upt lo ha pregato in ginocchio di entrare nella coalizione, anche a costo di cambiare il presidente offrendogli la leadership. Ma lui sta al centro e dal centro non si muove, con una sola delle coalizioni non ci sta.

 

Diceva di avere grande timore del populismo, di voler fare di tutto per arginarlo qui in Trentino. Ma se non si fa squadra, gli hanno detto nel centrosinistra, vincono proprio loro. Diceva di voler fare come a Rovereto, quando vinse soltanto al secondo turno (con i voti della destra).

 

Al centro, con una strategia tutta da decrittare, è giunto anche l'assessore tecnico Carlo Daldoss. In un'intervista rilasciata al giornale L'Adige spiega che farà una lista tutta sua, perché i partiti non possono contenere le aspirazioni dei territori. Non dice chiaramente con chi vorrà allearsi, da che parte sta. Anche lui ha deciso di tirare un po' la corda nel tentativo di aumentare il suo valore. 

 

Potrebbe 'imporsi' come candidato presidente: 'Se non volete un'emorragia di voti dovete cacciare Rossi e mettermi al suo posto'. Se così fosse, l'assessore tecnico scelto dal governatore proprio perché fidato e amico, si rivelerebbe 'un traditore'. Dicono che Rossi ci sia rimasto male per questa mossa a sorpresa che anche lui ha appreso dai giornali, e che sia pure arrabbiato. Ma lui nega: "Né arrabbiato né deluso. Io continuo a lavorare".

 

Alle prossime elezioni provinciali si profila una sfida con molte forze in campo: il centrosinistra, il centrodestra, i 5 Stelle e il centro, declinato in chissà che forme, forse coalizzato, forse in ordine sparso. Quello dei cespugli, degli ignavi, di chi ha tirato troppo la corda (che si sarà spezzata e avrà fatto cadere tutti con il culo a terra). 

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