Apparentamenti per il ballottaggio: il centro destra fa l'accordo sia a Borgo che a Cles, a Pergine salta il fronte Pintarelli - Frisanco
Nessun accordo per i due candidati di Riva del Garda (Alessio Zanoni e Silvia Betta) e nemmeno per chi corre ad Arco, anche se Arianna Fiorio "apre" al centro sinistra (ma non fa accordi per mantenere la maggioranza), mentre Alessandro Amistadi è chiamato ad un mezzo "miracolo". A Mori Mazzucchi spera di recuperare i voti di Fratelli d'Italia (ma non sarà semplice)

TRENTO. L'apparentamento in vista del ballottaggio? Sembra non andare più di moda, pur con qualche piccola eccezione. Poi ci sono le "intese", quelle di fatto stipulate sulla parola, che non hanno però i crismi dell'ufficialità, con il rischio di lasciare perplessi gli elettori di chi è rimasto escluso dal secondo turno e sceglie di aiutare uno dei due contendenti alla poltrona di primo cittadino.
Non che l'apparentamento metta completamente al "riparo", ma è un passaggio formale che, molto spesso (si spera), avviene dopo aver sondato l'umore del proprio elettorato e la disponibilità a fare un passo "oltre" in nome di un'alleanza conveniente per entrambi i soggetti che la stipulano.
A Pergine, dove Alberto Frisanco, terzo al primo turno con un considerevole 21,37%, era pronto a sottoscrivere l'accordo con il polo civico di Carlo Pintarelli, con l'obiettivo di unire le forze contro il candidato di centro destra Marco Morelli, il più votato al primo turno con il 43,45% delle preferenze, a fronte del 35,18% conseguito dal "delfino" di Oss Emer. Ebbene il passaggio formale non c'è stato perché Pintarelli e i suoi avrebbero preferito un'intesa non formale e, allora, adesso cosa accadrà? Morelli si "frega" le mani e la scelta di non unire le forze ufficialmente rischia di trasformarsi in un grande boomerang per chi è costretto ad inseguire.
Sempre in Valsugana, a Borgo, invece, l'accordo l'hanno fatto Enrico Galvan e Fabio Dalledonne, al primo turno divisi appena 44 voti (1.045 per il 27,59% per il sindaco uscente, 1.001 per il 26,43% per il primo cittadino dal 2009 al 2019), entrambi candidati ascrivibili al centro destra. Un ragionamento meramente matematico consentirebbe a Galvan di dormire sonni tranquilli, anche se la distanza da colmare con Martina Ferrai, espressione del centro sinistra, è notevole (al primo turno ha preso il 41,21%) e, soprattutto, alcuni "sacrifici" obbligati in virtù dell'intesa, non sono per nulla piaciuti a tanti elettori di Galvan. L'esito, dunque, è assolutamente incerto.
A Riva del Garda Alessio Zanoni, forte di ben otto liste, ce l'ha "quasi" fatta al primo turno (48.75%), ma gli sono mancati un'ottantina di voti per chiudere subito la partita. Nessun apparentamento per lui, così come andrà in solitaria anche la sua avversaria Silvia Betta, che avrà l'appoggio "esterno" di alcune liste che non la sostenevano, Forza Italia e Rivanità, ma che ha scelto di correre da sola e dovrà compiere una super rimonta dopo aver raccolto il 29,36% alla prima consultazione. Peseranno tantissimo i voti della candidata civica (di centro) Maria Pia Molinari (che ha preso il 10,10%), che non si legherà a nessuno dei due aspiranti sindaco mentre, alla fine, i voti che sono andati a Carlo Modena (considerando anche il poco "peso" della Lega) dovrebbero confluire sulla candidata sostenuta da Patt, Fratelli d'Italia e tre civiche.
Stesso discorso vale per Arco anche se la candidata della coalizione "Arco che vorrei" Arianna Fiorio ha comunque aperto al centro sinistra, rimasto clamorosamente fuori dal ballottaggio, offrendo un posto in Giunta e la presidenza del Consiglio in cambio di un supporto esterno. Il motivo del non apparentamento? Il fatto di non voler perdere l'eventuale maggioranza in caso di vittoria, con tutti i "rischi" del caso. Andrà in solitaria anche l'avversario Alessandro Amistadi, sostenuto dall'intero centro destra, che spera di pescare tra i voti del quarto candidato al primo turno, l'ex parlamentare Mauro Ottobre (12,09%), ma deve colmare una distanza di quasi sei punti percentuali, avendo raccolto il 29,71% a fronte del 35,57% di Arianna Fiorio, supportata da sei liste.
Nessun accordo formale nemmeno a Mori dove il due volte sindaco uscente dem Stefano Barozzi (42,62% con il supporto di tre liste) partirà in vantaggio di oltre quattro punti rispetto a Nicola Mazzucchi (38,46%), sostenuto da Lega, Patt e lista civica. Non c'è stato "nero su bianco" con Paola Depretto, candidata di Fratelli d'Italia, che ha portato a casa 900 voti, pari al 18.92%. La logica suggerirebbe che confluissero, almeno in parte, verso Mazzucchi, ma i rapporti non eccellenti tra i due schieramenti non fanno escludere colpi di scena.
A Cles, infine, è cosa ormai nota che la candidata sostenuta da Patt e Civiche, l'ex assessora Stella Menapace (sostenuta da Patt e due civiche), in vantaggio dopo la prima tornata (41,48%), ha trovato l'accordo con Vito Apuzzo (18,60%), candidato di Fratelli d'Italia. La strada sarà dunque in salita per Paola Demagri, che guida il centro sinistra rappresentato da Partito Democratico e da due liste civiche, che il 4 maggio ha totalizzato il 39,92% delle preferenze, arrivando a soli 62 voti dall'avversaria. Certo è che, adesso, il centro destra compatto (anche se non c'è la Lega) sembra poter avere i numeri per vincere.












