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Sciopero del pubblico, i sindacati: ''Abbiamo aumentato i pullman dalle valli per la grande adesione''. La Provincia fissa un incontro per cercare di disinnescare la mobilitazione

La data della manifestazione è in agenda per venerdì 22 novembre, mentre piazza Dante avrebbe convocato in tutta fretta le parti sociali per due giorni prima. Cgil, Cisl e Uil: "Avevamo protestato anche contro la giunta Rossi ma almeno in quel caso le risorse c'erano. E allora anche la Lega ci aveva sostenuto, mentre oggi non stanzia soldi"

Di Luca Andreazza - 16 novembre 2019 - 13:19

TRENTO. La mobilitazione del comparto pubblico è pronta e spaventerebbe piazza Dante. La data in calendario della manifestazione è quella di venerdì 22 novembre alla Sala della cooperazione e così la Provincia avrebbe già fissato, in tutta fretta, un incontro con i sindacati appena due giorni prima nel tentativo di disinnescare la manifestazione.  

 

La vicenda è ormai nota, il rinnovo del contratto pubblico è bloccato. A livello nazionale è stato stanziato il 3%, che non è sufficiente, ma è un punto di partenza, mentre in Alto Adige si arriva al 4,8%qui siamo a zero euro. E l'amministrazione provinciale ha provato a rilanciare con una misura con cui estendere le coperture Sanifonds anche ai figli minorenni dei dipendenti pubblici con una compartecipazione alla spesa da parte della Provincia pari al 50%. Immediato il semaforo rosso delle parti sociali, che non intendono considerare questa proposta di welfare quale merce di scambio. 

 

"Il presidente Fugatti - spiegano Luigi Diaspro (Fp Cgil), Giuseppe Pallanch (Cisl Fp) e Marcella Tomasi (Uil Fpl) - parla di corsa allo sciopero, ma i comparti non hanno avuto un rinnovo da poco. Evidentemente per il governatore non è ancora chiara la portata e il significato della sua scelta di non finanziare i contratti pubblici. Le lavoratrici e i lavoratori hanno, invece, ampiamente colto e compreso molto bene la situazione, tanto che dobbiamo aumentare il numero dei pullman dalle valli per consentire la partecipazione delle persone che ci chiedono di essere presenti alla protesta".

 

Insomma la Giunta Fugatti accetterebbe come buono il rinnovo dei contratti varato dalla Giunta Rossi per il 2016/2018, dopo ben otto anni di blocco. "Se il presidente giudica strana - dice Diaspro - questa mobilitazione e allude a un movente politico nei confronti del suo esecutivo, possiamo tranquillizzarlo perché le centinaia di adesioni preannunciate per la manifestazione provengono da tutti i settori della pubblica amministrazione trentina".

 

I sindacati evidenziano, poi, come non sia la prima iniziativa per spingere sul rinnovo del contratto pubblico. "Vorremmo ricordare - aggiunge Diaspro - che il blocco contrattuale di otto anni è stata una misura presa a livello nazionale, con relative e numerose manifestazioni e scioperi a tale livello del sindacato confederale e il Trentino si è adeguato".

 

Anzi, proprio in quelle occasioni l'opposizione di allora si era schierata con i lavoratori, compreso l'attuale presidente provinciale. "Alla ripresa dei tavoli locali poi - evidenzia Pallanch - gli stanziamenti erano stati giudicati insufficienti e il 18 novembre 2015 c'è stata una grande iniziativa analoga nei confronti della Giunta Rossi. E le minoranze provinciali, Lega compresa, avevano sostenuto la mobilitazione. Allora però almeno c'erano le risorse, ora non c'è un euro".

 

Il panorama cambierebbe a seconda del punto di vista e oggi il quadro è completamente opposto: il governo nazionale mette risorse sui pubblici dipendenti malgrado le note scarsità di risorse in gran parte assorbite dalla clausola di salvaguarda per l’Iva. In Alto Adige si arriva al 4,8% e il buono pasto generalizzato a 7 euro. Solo il Trentino va in direzione contraria

 

"E' inaccettabile - prosegue Pallanch - insinuare un pregiudizio politico, che naturalmente non c’è, per invocare situazioni passate completamente diverse. Il vero tema è che il presidente Fugatti ritiene che i dipendenti pubblici della provincia di Trento hanno appena rinnovato il contratto e che possono attendere. Il fatto che sia stato rinnovato un contratto già scaduto e che sia trascorso quasi un anno, non significa che questa decisione abbia risanato questo periodo di retribuzione persa, anche ai fini pensionistici".

 

C'è poi il tema dell'ordinamento professionale. "I dipendenti pubblici - continua Tomasi - non possono continuare a fare da bancomat, insieme ai pensionati, per tutte le esigenze di cassa e di consenso politico diretto altrove. Il presidente non ha chiaro le conseguenze che queste scelte producono". 

 

Una novità, però, in effetti c'è rispetto al passato: si tratterebbe della prima volta che tutti i comparti del pubblico impiego, sanità compresa, scendono in piazza in modo unitario. "Il comparto sanità - concludono Diaspro e Pallanch - non si rassegna all’assenza di risorse per il rinnovo del proprio contratto. Anzi, ribadiamo che è fondamentale l’avvio della revisione dell’ordinamento professionale che riconosca professioni e competenze non più riconducibili a declaratorie di vent’anni fa. Chiediamo a gran voce la riapertura del tavolo negoziale in Apran per chiudere la coda contrattuale 16/18".

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