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Una “banca del dna” che abbatte il problema dell'abbandono di deiezioni canine del 90%. Calceranica guida la battaglia per portarla anche in Trentino

Il Comune di Calceranica ha organizzato una videoconferenza con diversi altri amministratori trentini per illustrare la soluzione vincente individuata dal Comune di Malnate contro l'abbandono di deiezioni canine: una banca dati del dna per risalire ai proprietari e multarli

Di Davide Leveghi - 28 March 2021 - 09:27

CALDONAZZO. Una “crociata” che punta a coinvolgere svariate amministrazioni comunali contro l'abbandono di deiezioni canine. È questo ciò che il Comune di Calceranica al Lago, in compagnia di altre realtà del territorio provinciale, sta cercando di portare avanti anche in Trentino. Ricalcando l'esperienza positiva di Malnate, Comune da 17mila abitanti in provincia di Varese, la proposta è di creare una banca dati del dna dei cani, così da risalire al responsabile e sanzionarlo nel caso in cui il padrone mostri un atteggiamento incivile.

 

Il piano per ora è in fase di studio e per sondare il terreno l'amministrazione comunale ha voluto “ricercare un'azione concertata con le comunità vicine e creare un gruppo di pensiero circa questa annosa questione”. Dalle rive del lago, da Caldonazzo a Tenna, dall'Altopiano della Vigolana a quello di Pinè, da Sant'Orsola a Levico, da Pergine a diverse circoscrizioni di Trento, l'interesse è stato dimostrato dalla presenza di un rappresentante eletto alla videoconferenza organizzata sul tema nella mattinata di sabato 27 marzo.

 

Principale interlocutore è stato l'architetto Massimiliano Filipozzi, funzionario dell'ufficio preposto alla tutela ambientale del Comune di Malnate, referente per l'incedere delle pratiche amministrative che si sono rese necessarie alla piena operatività del provvedimento. Per creare la banda dati del dna, infatti, è necessario mettere mano al regolamento di igiene urbana. “Poche righe di regolamento che equiparano la deiezione canina ad un rifiuto – si legge nella nota diramata a margine della conferenza – l'abbandono di deiezioni canine sul territorio viene sanzionato come abbandono di rifiuto”.

 

Filipozzi ha pertanto portato l'esperienza vincente del Comune di Malnate, 17mila abitanti e 2400 cani, unico in Italia ad aver messo in pratica questa misura – al momento anche il Comune di Carmagnola, in provincia di Torino, sta costruendo la sua banca dati ricalcando l'esperienza di Malnate. Secondo i dati a disposizione dell'amministrazione varesotta, in circa un anno di vigenza il fenomeno è stato ridotto del 90%, con un centinaio di multe comminate. L'effetto deterrente, dunque, è parso piuttosto potente, spingendo i padroni dei cani a comportarsi in maniera più corretta nei confronti della cittadinanza.

 

Presupposto per tale provvedimento è la costruzione di una banca dati che raccolga il dna dei cani presenti sul territorio e che permetta di risalire, attraverso un'analisi laboratoriale, al proprietario dell'animale. La registrazione del dna del proprio è obbligatoria e nel caso di Malnate il regolamento prevedeva 30 giorni di tempo per farlo. I costi, nondimeno, sono contenuti sia per i proprietari che per le amministrazioni, considerando che dopo la creazione della banca dati le sanzioni dovrebbero sostenere il costo dell'introduzione della misura - mentre gratuita è la fornitura di una parte dei sacchetti per la raccolta, offerta dal Comune. 

 

A Malnate i proprietari hanno dovuto pagare 7 euro più Iva per il veterinario che ha prelevato il campione di dna, più 20 euro (Iva esclusa) per il costo del laboratorio che estrapola il dna dal tampone e lo invia alla banca dati. Il costo di quest'ultima operazione per risalire ai proprietari trasgressori è di 40 euro, costo che chiaramente ricade su chi riceve la sanzione. Essendo equiparato ad un rifiuto urbano, la deiezione canina viene smaltita dal servizio che si occupa dell'igiene urbana.

 

Qual è dunque il prossimo passo? Per portare questa positiva esperienza anche in Trentino, il Comune sulle rive del lago ha cercato come detto di fare squadra e rete, così da rafforzare l'azione comune nel momento in cui viene messa sul tavolo dell'amministrazione provinciale. “Le ipotesi prese in considerazione spaziano dalla richiesta alla Provincia di Trento di orientarsi verso un inquadramento normativo analogo per concertare un'azione incisiva e coordinata su tutto il territorio provinciale – si legge nelle conclusioni – alla possibilità di mandare avanti autonomamente un inquadramento normativo che si ispiri all'esperienza vincente di Malnate”.

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