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| 10 giu 2022 | 16:00

A Verona è ''pace fatta'' tra Meloni e Salvini (e Zaia). La destra è ricomposta ''per Sboarina sindaco, alla faccia della sinistra''. Il Capitano: ''Insieme governeremo il Paese''

Tra due giorni si vota per le amministrative a Verona e il sindaco di destra Federico Sboarina se la dovrà vedere soprattutto con il candidato del centro sinistra Tommasi e del centrodestra Tosi. Ieri sera i due leader nazionali dei partiti sovranisti si sono ''riuniti'' dopo le polemiche degli ultimi mesi (tra incontri saltati e confronti non avvenuti). Il Capitano: ''La sinistra si attacca alla parola capofamiglia. Ma si sa che ormai è la donna. L'uomo è il sesso debole. Lo si vede da chi gestisce il quattrino e il telecomando''

A Verona è pace fatta'' tra Meloni e Salvini (e Zaia)

VERONA. Alla fine Lega e Fratelli d'Italia fanno parte della stessa famiglia sovranista, nazionalista, populista di destra e se, a livello centrale, la prima governa e la seconda sta all'opposizione quando arrivano le elezioni ''importanti'' ci si compatta e si torna a chiedere il voto uniti. Lo si è visto plasticamente ieri in piazza dei Signori a Verona. A sostegno di Federico Sboarina, che rischia come non mai di perdere il governo della città contro un centrosinistra compattatosi dietro il candidato sindaco Damiano Tommasi e un centrodestra con Forza Italia a sostegno di Flavio Tosi, c'erano entrambi i leader: sia Giorgia Meloni che Matteo Salvini.

 

Il grido di battaglia: ''Uniti per Sboarina''; la formula è quella che spiega lo stesso Capitano sui social: ''Squadra che vince non si cambia''. E le parole d'ordine sono tutte dedicate al ''buon governo'' di Sboarina sulla città scaligera e contro l'odiata sinistra additata nei modi peggiori. ''Noi siamo la libertà - ha gridato Meloni al termine del suo comizio - siamo la sovranità, siamo la giustizia, siamo il merito siamo tutto quello che non è la sinistra e qui a Verona lo facciamo con il centrodestra, con Fratelli d'Italia con Federico Sboarina''. ''La sinistra pensa alla parola capofamiglia scritta sulle lettere mandate dalla Lega nelle case degli elettori - ha detto Salvini -. Pensa a un errore compiuto dalla società che ha diffuso le lettere. Allora ho detto a Federico, fossi in te dormirei sogni tranquilli se la grande battaglia della sinistra a Verona è incentrata su questa cosa. Noi diciamo viva la famiglia. Viva la mamma e viva il papà. A loro lasciamo genitore uno, genitore due, genitore trentatré. Che poi ormai si sa che i capofamiglia sono le donne. Noi uomini siamo il sesso debole. E lo si vede da chi gestisce il quattrino a casa e il telecomando. Se però la sinistra è attaccata all'incipit delle lettere vuol dire che qui si è davvero governato bene''.

 

Concetto, questo, ripreso anche dalla leader di Fratelli d'Italia che ha ribadito di essere ''fiera di essere qui questa sera. Di essere felice di raccontare il lavoro che è stato fatto piuttosto che promettere quel che si farà. Io sono fiera di quello che Federico e il centrodestra hanno fatto in questi 5 anni a Verona''. Insomma la destra a Verona ha ritrovato la forza di compattarsi in vista delle sfide future. Un messaggio chiaro agli altri territori, anche quelli più vicini. Un messaggio forte per le nazionali, come ha chiarito lo stesso Salvini dal palco: ''Questa è la colazione che governerà Verona, che governa già il Veneto e che, insieme agli amici di Forza Italia, governerà a lungo e stabilmente il Paese. Io riparto da Giorgia''.

 

E se da un lato quella di Verona è stata l'occasione per compattare la destra di Salvini e Meloni, dall'altro è stato anche un modo per dimostrare che la Lega è a sua volta unita. Sul palco con i due leader nazionali c'era anche il governatore del Veneto Luca Zaia (a ribadire che non c'è nessun dualismo tra lui e Salvini) che si è preso molti applausi quando ha ricordato che se a Verona nel 2026 ci saranno le Olimpiadi ''lo si deve a noi con le cerimonie finale delle Olimpiadi invernali di Cortina e Milano e quella iniziale delle Paralimpiadi''. Verona città della pace della destra italiana che non è detto vincerà nei seggi, tra pochi giorni, ma che sicuramente ripartirà dall'asse forte, fortissimo, dei due partiti sovranisti per poi dare ''l'assalto'', tra un anno, al governo di Roma. 

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