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| 26 ott 2023 | 13:14

Dal "capolavoro al contrario del Patt" alla lista Fugatti, Rossi: "Il Pd? Smetta di colpire i leader e torni sul territorio. L'astensionismo non può essere una scusa sulla sconfitta"

Il Patt e la lista Fugatti presidente, la crisi del centrosinistra e l'astensionismo, l'analisi dell'ex governatore della Provincia di Trento tra il 2013 e il 2018. Ugo Rossi: "Una vittoria del centrodestra frutto di due scelte azzeccate. Le Stelle Alpine? Si sono fatte annettere dalla Lega senza aspettare i riti certamente vecchi del Pd ma per andare da soli servono i leader"

Foto imagoeconomica

TRENTO. "Una vittoria che è riconducile a due scelte a modo loro geniali di Fugatti, il presidente uscente ha dimostrato molta furbizia politica". A dirlo l'ex governatore, tra il 2013 e il 2018, Ugo Rossi. "L'astensionismo? Deve far riflettere e preoccupare tutti ma non può essere una scusa del centrosinistra per coprire errori, lentezze e riti ormai vecchi". 

 

Il Partito Autonomista Trentino Tirolese, la lista Fugatti presidente, la crisi del centrosinistra. Ormai è cosa nota, il centrodestra ha stravinto le elezioni con il governatore uscente che rientra a piazza Dante per un bis con alle spalle il 51,92% delle preferenze. "Un successo importante - commenta Rossi - anche se ci sono presidenti che sono stati eletti con una percentuale molto superiore: nel 2018 avevo fatto il 58% con il doppio degli elettori che si sono recati alle urne".

 

Resta un capolavoro nella strategia e nella pianificazione politica in casa centrodestra, il risultato è che tutti gli assessori uscenti sono stati riconfermati e sono entrati anche molti esponenti con esperienza amministrativa a livello di enti locali. Rispetto al quasi monolite Lega degli ultimi 5 anni, questa maggioranza è più variegata. "C'è qualche difficoltà in più per Fugatti - dice Rossi - perché dovrà rinunciare a qualche assessore ma la qualità dei consiglieri mi sembra migliore: spero ci sia più dibattito e più dialogo. Dovrà saper mediare di più". 

 

Forse tra le forze politiche più deluse c'è il Patt, che è tornato in maggioranza e hanno eletto 3 candidati ma che sono arrivati (o rientrati) tra gli autonomisti all'ultima ora mentre fuori sono rimasti per esempio figure quali Lorenzo Ossanna e Simone Marchiori. Sono stati un trofeo per Fugatti. Messo in discussione, le Stelle Alpine sono servite per puntellare definitivamente la sua leadership.

 

"Sicuramente il Patt ha spostato l'ago della bilancia", prosegue Rossi. "Guardo il dato finale senza ulteriori valutazioni: l'8% spostato su Valduga avrebbe forse cambiato le elezioni. Il segretario politico non ha tutti i torti quando ricorda la lentezza di certi rituali del Partito Democratico ma la scelta delle Stelle Alpine è stata affrettata e compiuta prima delle decisioni del centrosinistra".

 

A ridosso della vittoria però si sono mostrati piuttosto soddisfatti. "E' chiaro che oggi devono difendere la svolta a Destra e hanno eletto persone rispettabili e con esperienza ma Tonina era assessore in quota Progetto Trentino, Kaswalder era uscito e aveva fondato gli Autonomisti popolari, Bosin è appena arrivata nelle Stelle Alpine", continua l'ex presidente che già a inizio della scorsa legislatura aveva detto che sarebbe stata l'ultima. "Non hanno costruito una rete di protezione e questo è il risultato, sostanzialmente è ininfluente e si sono fatti annettere dalla Lega mentre con il centrosinistra avrebbero potuto essere protagonisti di una stagione diversa con un candidato presidente espressione del territorio e non di un partito nazionale, avrebbero evitato fratture interne e avrebbero potuto impostare i prossimi 10 anni". 

Così però non è andata. "Un'operazione perfettamente riuscita del presidente uscente e un capolavoro ma alla rovescia per il Patt. Si sente dire che c'è un accordo e che Fugatti è un autonomista, ma se è la Lega che interpreta la specialità allora le Stelle Alpine non servono più. Con il Pd i rapporti non sono stati certamente semplici ma quando ero segretario abbiamo raggiunto l'8% nel 2008 e avevamo nella Giunta Dellai due assessori. Una base per costruire le condizioni per poi avere un senatore e un deputato a Roma, vincere le primarie e fare il 18% con un presidente e 8 eletti nel 2013".

 

Nel 2018 la spaccatura e la corsa block frei. Con il senno di poi una strada che si sarebbe potuto percorrere anche nel 2023. "Avevamo fatto il 12% e quattro eletti. Ma per andare da soli servono i leader", aggiunge Rossi. "Una situazione che è frutto delle decisione del 2018 con la motivazione che avevo governato bene ma era meglio cambiare. Ci sono stati gli incontri segreti del Pd con Daldoss e una costante delegittimazione fino alla rottura. Da allora però ci sono state solo disfatte ma la principale artefice di quelle decisioni, Sara Ferrari, è stata promossa con la candidatura alle politiche, e poi l'elezione, a Roma. Dispiace perché nel 2020 avevamo avviato un lavoro di un certo tipo e i presupposti per rinnovare l'alleanza. L'elezione di Franco Ianeselli a sindaco di Trento doveva essere un punto di partenza, poi tutto si è fermato e sappiamo come è finita. Spero che le Stelle Alpine ritornino a ragionare per diventare nuovamente e realmente protagoniste della politica trentina".

 

Un altro fattore per Rossi è stato la lista Fugatti. Movimento che ha visto il più ampio il distacco tra il risultato finale e quello conquistato dai candidati. Due dei 4 consiglieri che entrano, infatti, sono tra gli ultimi tre meno votati di tutti i futuri componenti dell'assise. "Una scelta coraggiosa ma azzeccata. Un'intuizione che gli ha permesso di nobilitare la Lega, che ha tenuto nei voti, e di contenere la migrazione di preferenze verso Fratelli d'Italia. La percentuale e i voti sono più o meno gli stessi ma l'operazione è stata intelligente".

 

Ci sono i "dolori" del centrosinistra. Il centrodestra ha saputo costruire, il centrosinistra si è fermato alle parole e alle buone intenzioni. Si cambia sempre tutto, per poi non cambiare nulla. Alla fine si guarda sempre il positivo, anche se magari è proprio poco. "L'appello che posso fare al Pd è quello di smettere di attaccare sempre i leader, sembra la loro preoccupazione maggiore. Erano insieme a Futura e se si guarda al 2018 la sommatoria avrebbe dovuto portare al 20% ma si sono fermati molto prima, anche se si aggiungono le preferenze di Azione e Italia Viva. Bisogna che ci si ponga qualche interrogativo. A forza di dire che è andata comunque bene non ci si impegna più. Ho sentito dire da Sara Ferrari che faranno un 'governo ombra', roba di 30 anni fa quando si copre una sconfitta. Devono ritornare sul territorio, fare politica in mezzo alle persone, mettersi in gioco. Altrimenti l'evoluzione è la continua riduzione di consenso".

 

Dubbioso anche sulla campagna elettorale del centrosinistra. "La scelta di puntare su Valduga è stata tradiva. Ma è stato anche poco supportato dal Pd stesso. Hanno detto che era il miglior candidato possibile, poi si sono visti solo quando è arrivata la segretaria Schlein". C'è però qualche segnale da cui ripartire. "Nel 2018 non sono stato propriamente aiutato da Dellai ma Campobase è andato bene e sono contento. Anche Casa Autonomia si è ben comportata. Sono due movimenti molto attivi che devono essere coltivati, valorizzati e sostenuti", conclude Rossi.  

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