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| 15 mar 2023 | 22:17

Svolta a destra del Patt, Aprone replica all'ex presidente: ''Prima del 2018 il partito era come una macchina che perdeva colpi, parcheggiata in magazzino''

La lettera di Francesca Aprone, assessora del Comune di Ala e esponente del Patt: "Sogno un Trentino che recupera la sua capacità di sentirsi popolo in terra autonomista"

Svolta a destra del Patt, Aprone replica all'ex presidente: Prima del 2018 il partito era come una macchina che perdeva

TRENTO. "Il Patt prima del 2018 era una macchina che perdeva colpi". A dirlo Francesca Aprone, assessora nel Comune di Ala, esponente delle Stelle Alpine. "O meglio, era (ed è) una fuoriserie, un pezzo unico, parcheggiata in un magazzino assieme a generiche utilitarie dai colori improbabili il cui scopo non sembrava quello di affrontare i viaggi assieme, quanto di lasciarla il più possibile in garage con la scusa che il suo essere così unica e speciale potesse rappresentare un limite per le ambizioni modaiole delle compagne di corsa, più avvezze a parcheggiarsi sotto le luci dei palazzi".

 

Nella lettera, sotto in forma integrale, l'assessora del Comune di Ala usa "una metafora meccanica", per un Patt lasciato nel garage e che ha avuto un riavvio "lento e difficoltoso, un intervento di manutenzione che si è trasformato in riparazione pesante, osteggiato da chi ritiene che tirarla fuori dal magazzino sia sbagliato". Anche se c'è da ricordare che nella cornice del centrosinistra le Stelle Alpine hanno espresso un presidente di Provincia, Ugo Rossi, un assessore politicoMichele Dallapiccola, e ha indicato un tecnico, Carlo Daldoss, per restare sul livello provinciale dell'ultima legislatura, così come ha eletto parlamentari quali Franco Panizza, Emanuela Rossini e Mauro Ottobre. Oggi è sparito il simbolo in Regione e qualche settimana fa nel Comune di Trento e non ha inviato nessuno a Roma alle ultime politiche. 

 

A ogni modo è una fase di cambiamento per il Patt dopo l'ufficializzazione dell'accordo con Fugatti e con la Lega per le prossime elezioni provinciali. Una svolta a destra e non sono mancate le ripercussioni nelle ultime settimane dopo questa decisione. L'esponente autonomista risponde alla lettera di Luigi Panizza, l'ex presidente onorario degli autonomisti, già assessore provinciale e attuale socio di Casa Autonomia, il movimento di Demagri e Dallapiccola (Qui articolo).

 

"Polemiche - prosegue Aprone - forse legate alla paura della politica avversaria che la gente trentina torni a ricordarsi che ha bisogno di ritrovare nel Patt il suo riferimento politico se vuole difendere il suo essere Provincia Autonoma, se vuole avvalersi di amministratori che sappiano cosa significa fare dell’autonomia uno strumento di buongoverno ma anche e soprattutto che riporti nelle stanze della politica quei valori, quelle tradizioni e quegli usi civici propri della gente trentina da secoli".

 

LA LETTERA DI FRANCESCA APRONE

Voto autonomista da quando ho memoria, ma sono approdata alla militanza attiva nel Patt nel 2015, nonostante la sua collocazione nell’alleanza di centrosinistra non fosse vicino alle mie corde politiche ne al mio modo di comunicare e fare politica. Può sembrare un’anomalia, decidere di buttarsi in politica proprio quando il proprio partito di riferimento alimenta un contesto a te non congeniale, ma a me invece è parso naturale: sono figlia di un meccanico, sono abituata a mettere le mani nelle cose che non funzionano o che funzionano male, sporcandomele anche, ma prima di tutto è più forte la voglia e la passione di riaccendere i motori.

 

E sì, secondo il mio punto di vista il Patt ante 2018 era una macchina che perdeva colpi. O meglio, era (ed è) una fuoriserie, un pezzo unico, parcheggiata in un magazzino assieme a generiche utilitarie dai colori improbabili il cui scopo non appariva quello di affrontare i viaggi assieme, quanto di lasciarla il più possibile in garage con la scusa che il suo essere così unica e speciale potesse rappresentare un limite per le ambizioni modaiole delle compagne di corsa, più avvezze a parcheggiarsi sotto le luci dei palazzi.

 

Il risultato è stato un riavvio lento e difficoltoso, un intervento di manutenzione che si è trasformato in riparazione pesante, osteggiato da chi ritiene che tirarla fuori dal magazzino sia sbagliato, che una vettura così va tenuta al chiuso, spolverata ogni tanto se proprio, ma senza metterla su strada che altrimenti poi la gente che la vede finisce per capire la differenza fra lei e le altre, e non va bene.

 

Metafore meccaniche a parte, quello che probabilmente sta scatenando questa imponente campagna mediatica contro il principale partito autonomista del Trentino è proprio la paura della politica avversaria che la gente trentina torni a ricordarsi che ha bisogno di ritrovare nel Patt il suo riferimento politico se vuole difendere il suo essere Provincia Autonoma, se vuole avvalersi di amministratori che sappiano cosa significa fare dell’autonomia uno strumento di buongoverno ma anche e soprattutto che riporti nelle stanze della politica quei valori, quelle tradizioni e quegli usi civici propri della gente trentina da secoli, che sono lo scopo e contemporaneamente il motivo per cui siamo una terra speciale fra le speciali.

 

Risulta infatti indigeribile un partito che non fa delle logiche tutte italiane di destra e sinistra la sua bussola. I partiti nazionali hanno bisogno di insegnare alla gente che bisogna schierarsi o da una parte o dall’altra piuttosto che ragionare per temi, programmi, cose da fare, altrimenti è tutto troppo “trentino” e quindi in definitiva troppo pericoloso in termini centralisti. Ma noi siamo così, siamo sempre stati così nonostante abbiano provato a farci prendere polvere in garage.

 

Siamo gli eredi di quel movimento, l’Asar, che immaginava un Trentino autonomista (integrale) non soltanto nella forma, ma soprattutto nella sostanza, nell’approccio amministrativo e gestionale. Gente che si da delle priorità, amministratori impegnati a gestire la cosa pubblica col buonsenso del padre di famiglia, con i suoi valori e i suoi metodi, forse poco colorati ma concreti, tradizionali, rispettosi delle tradizioni e degli usi locali. Gente solidale, che sa però che la solidarietà deve prima essere al servizio di chi questa terra la ha fatta crescere di generazione in generazione, con sacrifici immensi; questa è la condizione per creare un sistema di accoglienza di chi arriva oggi dentro i nostri confini che sia rispettosa di entrambe le parti. Gente laboriosa, gente concreta, gente che ha bisogno di sentirsi parte di un contenitore culturale dai bordi solidi, che nell’ultimo secolo qualcuno ha voluto prendere a martellate, provando a disperderne il contenuto.

 

Possiamo ancora recuperare. Sogno un Trentino che torni a sentirsi popolo, che desideri, anzitutto desideri, sentirsi speciale. E’ il desiderio che deve muovere la politica, e i desideri di una terra autonoma non possono essere quelli dettati da fuori provincia. Per questo motivo il Partito Autonomista Trentino Tirolese può anzi deve ragionare con i partiti nazionali sviluppando anche rapporti di collaborazione, ma esclusivamente basati sui temi e sui programmi. Ed è quello che sta tornando a fare, con buona pace dei detrattori. Ai trentini vorrei dire...presto inizierà la campagna elettorale e parleremo finalmente delle “robe da far”, che sono l’unica cosa che interessa me e voi. Parleremo della necessità di evitare che il Trentino diventi una discarica a cielo aperto e che quindi si proceda a realizzare l’inceneritore quanto prima, ad esempio.

 

E allora ci chiederemo insieme, io e voi, quale parte politica davvero ha permesso che oggi si arrivasse a questo punto. E proseguendo sotto questo punto di vista capiremo insieme quali sono le cose da fare: nella sanità, nell’istruzione e in tutti gli altri ambiti della nostra vita sociale. Ed io spero che lo faremo insieme, da una parte autonomisti uniti nel proporre ai trentini il miglior (auto)governo possibile, dall’altra un popolo che ha voglia di riscoprirsi speciale, autonomo, autonomista.

 

Francesca Aprone

Autonomista

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