''Il proporzionale rilancia la partecipazione politica? Non credo. Serve ricostruire (con forme nuove) i partiti e far riemergere spirito di Comunità e speranza nel futuro''
L'ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai interviene sul tema 'legge elettorale' e risponde alla lettera di sostegno al modello proporzionale di Luigi Casanova: Ho esercitato il “Potere” democraticamente affidatomi dagli elettori per il periodo che mi è stato dato, senza nessuna tentazione di prorogarlo in forme surrettizie. E sono oggi in pace con me stesso, pur se seriamente preoccupato di ciò che accade in questo tempo impazzito, fuori e dentro la mia Comunità''

TRENTO. Proporzionale sì, proporzionale no. Il dibattito è aperto e se i partiti sono incagliati sul dare o meno la possibilità a Fugatti di giocarsi un terzo mandato c'è chi guarda alle regole e alla crisi della democrazia che ormai sta segnando il passo della partecipazione pubblica al gioco democratico anche in Trentino (con affluenze alle urne da 1 su 2). Qualche giorno fa abbiamo dato spazio al presidente onorario di Mountain Wilderness Luigi Casanova che chiedeva il proporzionale perché ''il sistema elettorale maggioritario è stata la tomba della democrazia. Partiti e partituncoli - scriveva - riuniti in loro convention decidono a nome di tutti. Programmi e candidati. Chi non si allinea al presunto presidente viene escluso, spesso a priori. In Trentino, ricordate Dellai? quello che dettava legge sul territorio, poi scomparso nelle rughe del Parlamento?''.
E ancora: ''La mia è solo un’opinione, può anche essere che vent’anni di maggioritario e di sindaci o presidenti padroni (in Provincia pur di non perdere potere si è arrivati ad affidare la macchina organizzativa a una sola persona, ovviamente fedele, trascurando presenti competenze specifiche), abbiano ormai allontanato definitivamente il cittadino dalla partecipazione attiva''. Sul tema risponde proprio l'ex presidente della Provincia Lorenzo Dellai: ''Dire che l’attuale sistema “è stata la tomba della democrazia” non è né corretto né sostenibile. Come forse è noto, io sono molto perplesso su questo nuovo amore che serpeggia (soprattutto a Palazzo) per il ritorno al vecchio sistema. Temo che se ne stia facendo una questione di puro opportunismo da parte di una maggioranza che solo pochi mesi fa aveva votato addirittura una Legge per il terzo mandato consecutivo del Presidente eletto direttamente (...) E temo che quanti accarezzano questa idea pensando che così si rilancia la partecipazione politica, si sbaglino di grosso (...)''.
Quindi la spiegazione a quanto sostenuto e poi un intervento per ''respingere al mittente quanto affermato da Casanova a riguardo della mia persona e del mio percorso''. Io ho cercato di “governare”, non di “dettare legge” quindi il riferimento al buon sangue che tra i due non correrebbe per vecchi rancori personali legati al fatto che fu proprio Dellai a opporsi a una eventuale candidatura di Casanova alle provinciali anni or sono perché non in linea con il programma della maggioranza dell'epoca.
Questa, invece, l'amara conclusione: ''Ho esercitato il “Potere” democraticamente affidatomi dagli elettori per il periodo che mi è stato dato, senza nessuna tentazione di prorogarlo in forme surrettizie. E sono oggi in pace con me stesso, pur se seriamente preoccupato di ciò che accade in questo tempo impazzito, fuori e dentro la mia Comunità. Preoccupazione che la nota di Casanova accresce, al di là della sopra richiamata punta di astio personale che, personalmente, non ho nessuna voglia, né ragione, di ricambiare, avendo sempre cercato, pur nella polemica tipica della politica, di rispettare chi la pensava diversamente da me''.
Egregio Direttore,
ho letto che Luigi Casanova mi tira espressamente in ballo nel suo intervento su Dolomiti.it, per sostenere le ragioni di un ritorno al proporzionale (o, meglio, per un ritorno alla elezione del Presidente della Provincia da parte del Consiglio e non dei cittadini).
Il tema, di per sé, non riguarda certo un “dogma”: ogni sistema può essere legittimo in ragione delle circostanze del tempo e del luogo. Occorre però motivare le proprie opzioni in maniera corretta e sostenibile. Dire che l’attuale sistema “è stata la tomba della democrazia” non è né corretto né sostenibile. Come forse è noto, io sono molto perplesso su questo nuovo amore che serpeggia (soprattutto a Palazzo) per il ritorno al vecchio sistema.
Temo che se ne stia facendo una questione di puro opportunismo da parte di una maggioranza che solo pochi mesi fa aveva votato addirittura una Legge per il terzo mandato consecutivo del Presidente eletto direttamente: Legge ora al delicato vaglio della Corte dopo l’impugnativa del Governo. Tra parentesi, sarebbe onesto abrogarla subito, allora, se chi la ha votata pensa di essersi sbagliato, tanto da pensare ora ad una soluzione esattamente contraria.
Temo che si ragioni di queste cose senza alcuna valutazione che riguardi la tenuta del nostro sistema istituzionale, al di là di chi, così, si presume possa meglio vincere o perdere alle prossime elezioni. L’elezione diretta del Presidente, infatti, porta con sé molte altre norme di governance della Provincia previste dalla Legge del 2003, che evidentemente andrebbero modificate di conseguenza. Con effetti poco prevedibili sulla efficienza del sistema stesso.
E temo infine che quanti, invece, in buona fede, accarezzano questa idea pensando che così si rilancia la partecipazione politica, si sbaglino di grosso. Non sono le regole elettorali, oggi, che possono rianimare la politica: può essere solo la ricostruzione (seppur con forme nuove) degli strumenti che la nostra Costituzione chiama “partiti”; la rinascita di uno spirito di Comunità e di speranza nel futuro, oggi in fase di evidente declino; la sperimentazione di forme innovative di democrazia diffusa e di autogoverno della comunità.
Ma non è su questo che intendo qui intrattenermi.
Intendo invece più modestamente chiedere ospitalità per respingere al mittente quanto affermato da Casanova a riguardo della mia persona e del mio percorso. Gli ricordo innanzitutto che io sono stato eletto Sindaco di Trento nel 1990 e Presidente della Provincia Autonoma nel 1999 con il vecchio sistema proporzionale puro e con l’elezione indiretta del Sindaco e del Presidente. Dunque, in forza della robustezza di soggetti e progetti politici radicati nel territorio, condivisi da tantissimi militanti, che io ho semplicemente cercato di interpretare al meglio delle mie capacità. Casanova dice che - da Presidente successivamente eletto direttamente dai cittadini nel 2003 e nel 2008 - “dettavo legge sui territori”.
Ognuno può giudicare come meglio crede il mio operato - con le luci e le ombre che sempre ci sono e che non ho difficoltà a riconoscere - ma credo che confonda l’esercizio delle responsabilità del Governo e dunque del “decidere”, con l’attitudine al “dettare legge”. Io ho cercato di “governare”, non di “dettare legge”. E le Riforme Istituzionali in tema di Comuni e Comunità di Valle che le mie Giunte avevano varato ne erano una evidente testimonianza.
Ma capisco Casanova: è rimasto evidentemente prigioniero di antichi rancori personali, dovuti al fatto che, in quel periodo, ho posto il problema della sua ipotizzata candidatura alle provinciali in una lista della nostra coalizione. Non è stato un ricatto arbitrario. Casanova da tempo sosteneva (avendone peraltro pieno diritto, ovviamente) battaglie durissime contro le politiche della Giunta da me presieduta e della maggioranza che le sosteneva. La sua ipotizzata candidatura mi pareva poco coerente con l’esigenza che il giusto e ricco pluralismo della nostra coalizione non si trasformasse in una specie di Torre di Babaele. Una sorta di carro, ritenuto vincente, sul quale salire a prescindere dalla condivisione di un progetto comune. Non mi pare che questo sia stato indice di un vulnus alla democrazia. Semmai una ragione di doverosa chiarezza e di onestà difronte agli elettori. Se non si condivide la politica di un Presidente che ricandida e di una coalizione che lo sostiene, ci si può candidare liberamente altrove.
Casanova scrive che io, dopo, sono “sparito nelle rughe del Parlamento”. Non so cosa intenda esattamente con questa curiosa allocuzione. So invece che nel 2013 - in base alla Legge che avevo pienamente condiviso e sostenuto (col limite dei due mandati consecutivi a elezione diretta) non potevo più ricandidare come Presidente. Umanamente lo avrei fatto volentieri, ma credevo e credo ancora che sia stato giustissimo così. Ho poi fatto cinque anni di esperienza alla Camera con il ruolo di Capogruppo e di Presidente della Commissione dei Dodici: di entrambe le cose sono onorato e soddisfatto. Nel 2018 gli elettori del Collegio Senatoriale di Pergine hanno deciso che la mia esperienza parlamentare doveva essere conclusa. Ne ho preso atto con rammarico, ma anche con la convinzione che questa è la democrazia.
Da allora faccio serenamente il cittadino che partecipa comunque alla politica come altri cittadini, cercando di dare il mio libero contributo come posso. Ho esercitato il “Potere” democraticamente affidatomi dagli elettori per il periodo che mi è stato dato, senza nessuna tentazione di prorogarlo in forme surrettizie. E sono oggi in pace con me stesso, pur se seriamente preoccupato di ciò che accade in questo tempo impazzito, fuori e dentro la mia Comunità. Preoccupazione che la nota di Casanova accresce, al di là della sopra richiamata punta di astio personale che, personalmente, non ho nessuna voglia, né ragione, di ricambiare, avendo sempre cercato, pur nella polemica tipica della politica, di rispettare chi la pensava diversamente da me.












