''Dateci il proporzionale, il maggioritario è la tomba della democrazia. Crea potentati e allontana i cittadini dal voto. C'è da riflettere per non essere succubi''
Il dibattito sulla legge elettorale si sta appiattendo sul Fugatti tris o meno (il proporzionale permetterebbe di fare come in Alto Adige con il presidente eletto dall'assise e quindi senza limiti di mandato, di conseguenza il centrodestra è favorevole e il Pd contrario) eppure il proporzionale aprirebbe a nuovi e preziosi scenari. La lettera di Luigi Casanova presidente onorario di Mountain Wilderness Italia

TRENTO. Proporzionale sì, proporzionale no. Il dibattito si accende e se cresce sempre di più il consenso verso un cambio di legge elettorale in Trentino soprattutto a destra dove, è evidente, si spera così di aggirare il limite dei mandati e di dare nuove opportunità al Fugatti presidente, a sinistra c'è chi dice ''no'' in particolare il Pd che si è già schierato contro e oggi è toccato anche al sindaco Ianeselli dichiarare che si tratta solo di un tentativo ''indecente'' di salvare Fugatti. Se anche così fosse si potrebbe assistere a un confronto democratico sicuramente preferibile al non confronto che il limite del terzo mandato impone perché, a prescindere da come la si pensi, meglio sarebbe vedere in ''sfida'' le migliori proposte di partiti e schieramenti e non dei sostituti più o meno imposti. E se è triste vedere il centrodestra fare di tutto per ''salvare'' Fugatti è altrettanto triste vedere il centrosinistra fare di tutto pur di non averlo in campo alle elezioni.
Il proporzionale permetterebbe di replicare il modello Alto Adige dove è il ''parlamento'' a scegliere il presidente e non gli elettori in via diretta. Questo garantisce una forte stabilità al sistema tanto che in provincia di Bolzano in 60 anni hanno governato solo 3 persone: Magnago dal 1960 al 1989, Durnwalder dal 1989 al 2014 e Kompatscher dal 2014 ad oggi. Nessun limite dei mandati, quindi, ma alleanze e geometrie variabili con un partito territoriale (l'Svp) a fare da colonna del sistema e partiti italiani di destra, sinistra e centro ad appoggiare la maggioranza a seconda dei risultati elettorali e degli accordi che si riescono a prendere, poi, a voti fatti. In Trentino, anche dalle pagine de il Dolomiti, a lanciare l'idea del proporzionale è stato l'ex governatore del centrosinistra-autonomista Ugo Rossi e in consiglio è il suo ex partito, il Patt, a portare avanti il processo.
Un sostegno diretto al sistema elettorale proporzionale arriva da Luigi Casanova già Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia che ha scritto una lettera al riguardo ricordando come il maggioritario sia, a detta sua, proprio il modello elettorale meno ''democratico'' che favorisce la nascita di sistemi di potere e potentati e che, guarda caso, ha fatto nascere anche sui territori dei governi 'assoluti' come in Veneto con Zaia, in Campania con De Luca e in Puglia con Emiliano. Senza dimenticare cosa è stato il Trentino sempre.
Ecco la lettera di Luigi Casanova
Grazie al Partito autonomista si riaprono in Trentino le porte per una democrazia aperta. Il tema riguarda le elezioni, comunali, provinciali, nazionali con il sistema maggioritario o proporzionale. Il mio panorama di lettura sul tema sposa a spada tratta il sistema proporzionale. Da cittadino storicamente impegnato avanzo queste osservazioni, concrete a differenza di altro fumoso e di incomprensibile che ho letto.
Il sistema elettorale maggioritario è stata la tomba della democrazia. Partiti e partituncoli riuniti in loro convention decidono a nome di tutti. Programmi e candidati. Chi non si allinea al presunto presidente viene escluso, spesso a priori. In Trentino, ricordate Dellai? quello che dettava legge sul territorio, poi scomparso nelle rughe del Parlamento? Si era permesso di imporre a un’altra lista chi escludere, tramite ricatto. Certo, il maggioritario garantisce la stabilità. Quando mai si è disposti a perdere una poltrona in questa Italia? Meglio perdere in democrazia e in ascolto delle diversità. Così siamo arrivati ai nostri comuni dove diventa sindaco chi nemmeno raggiunge il 38% dei consensi degli elettori (Moena, ma non solo, tra astenuti e schede bianche o nulle, queste ultime molto più indicative del convinto dissenso, esprimono con forza che quel sindaco non piace). O pensiamo a Cortina, sede delle prossime democratiche olimpiadi dove una lista che matura oltre il 20% di consensi (Cortina Bene comune) si ritrova in minoranza con un solo consigliere su 12, nella sede istituzionale meno del 9% dell’elettorato. La chiamiamo democrazia questa?
Il maggioritario ci ha presentato candidati presidenti o sindaci deboli. Meglio la debolezza che la chiarezza si pensa. Si tratta di un sistema che costruisce padronato, verticalizzazione, personalizzazione del potere, vedasi Emiliano, Zaia, Sala, De Luca. Oltre a uno svuotamento di autonomia e contenuti nei programmi (vedasi comune di Trento con la lista dei Verdi assopita su Ianeselli, per fare un esempio a noi vicino). Il maggioritario è il più efficace sistema inventato per provocare l’espulsione dal confronto delle diversità. Si tratta di costruire un’ammucchiata tesa al potere con contenuti imposti dal gruppo più forte che annulla il confronto, un abbraccio mortale teso ad annullare i conflitti e a mortificare idealità. Di questo se ne sono accorti gli elettori, non sono qualunquisti come pensano certi presunti intellettuali della politica. Causa tanta desertificazione in Trentino, e non solo, in troppe situazioni è stato perfino difficile costruire liste, anche laddove vi era un candidato unico. In questi anni si sono umiliate le assemblee elette, vedasi consigli comunali e perfino il parlamento.
Il proporzionale ha un problema. Non garantisce una maggioranza predefinita e una stabilità? Ma permette alle forze in campo, alle idee un confronto pubblico ricco, forte di diversità, anche di radicalità (quanto spaventano questa politica la coerenza e la radicalità). Una volta espresso il voto il partito vincente costruisce, sulla base dell’esito voluto dagli elettori una maggioranza dopo un confronto basato su consensi reali e su programmi. Il programma di governo lo si costruisce sulla base dei consensi espressi dagli elettori, non nelle chiuse sedi dei partiti. Chi ottiene il 20% avrà il diritto del 20% di eletti, non venire umiliato a residuale scalda banco. Il sindaco o presidente non avrà potere assoluto, ma dovrà confrontarsi perlomeno (non solo si auspica) con gli alleati. Ritorneranno protagonisti i consiglieri comunali, ritornerà protagonista la politica con la voce dei singoli cittadini che riterranno di impegnarsi.
La mia è solo un’opinione, può anche essere che vent’anni di maggioritario e di sindaci o presidenti padroni (in Provincia pur di non perdere potere si è arrivati ad affidare la macchina organizzativa a una sola persona, ovviamente fedele, trascurando presenti competenze specifiche), abbiano ormai allontanato definitivamente il cittadino dalla partecipazione attiva. Ma grazie al Patt perché non riprendere e coltivare percorsi democratici virtuosi? Ovviamente, con attenzione alla governabilità, ponendo un serio sbarramento elettorale, il 4 o 5%.
C’è da riflettere sul tema, specie a sinistra e nei centristi, a quanti rimangono attori principali dei destini nei nostri comuni, per non essere succubi ovunque ai soli interessi dei poteri forti.
Luigi Casanova












