Da Riva a Cles le Stelle Alpine abbracciano la Fiamma Tricolore pur di conquistare il potere (e cade l'ultima giustificazione: il 'garante' Fugatti e la Lega cuscinetto)
Riva del Garda è un caso emblematico dove l'ex sindaca Cristina Santi (portata da Salvini sul palco del precongresso di Padova come modello di amministratrice leghista) è stata 'respinta' dalla colazione con Patt e Fratelli d'Italia di Silvia Betta. A Cles Vito Apuzzo e Fratelli d'Italia avevano ottenuto un ottimo 18% proponendosi come alternativi al blocco guidato dal Patt e da Stella Menapace ma gli autonomisti, qui, hanno deciso di imbarcare il partito di Meloni per cercare di battere Demagri che al primo turno aveva superato di pochi punti

TRENTO. Il sospetto a questo punto è che l'unica caratteristica necessaria per essere del Partito autonomista trentino tirolese sia non provare disagio. Non provare disagio a cambiare idea, cambiare alleato, apparentarsi con tutti e contro tutti, non provare disagio per un presente che è molto lontano dal passato che fu e che porta le Stelle Alpine a non avere più limiti di apparentamento purché sia giustificato il motto ''se governiamo difendiamo meglio l'autonomia''.
Perché se è vero che prima, ai tempi di Ugo Rossi presidente, il grido di battaglia era ''mai con la Lega sovranista e intollerante'', poi è diventato ''basta col centrosinistra e i buonisti da salotto'' e ''avanti con la Lega di Fugatti'', a un certo punto si era arrivati a quello che pareva un punto fermo: per giustificare l'apparentamento con Fratelli d'Italia in consiglio provinciale il Patt spiegava che il tutto era reso possibile dall'accordo con Fugatti che rappresentava il 'garante' per vedere nella medesima coalizione di governo gli autonomisti trentino tirolesi e quella che un tempo era loro nemesi, i nazionalisti con tanto di fiamma tricolore nel simbolo. E diciamoci la verità, ne sono volate di parole pesanti tra i vari Urzì, Marchiori e compagnia cantante.
Queste comunali, però, hanno fatto cadere anche gli ultimi imbarazzi, evidentemente. A Riva del Garda Patt e Fratelli d'Italia, uniti appassionatamente nel sostegno a Silvia Betta già al primo turno, hanno deciso di fare a meno della Lega di Fugatti anche al ballottaggio chiudendo la porta in faccia all'ex sindaca Cristina Santi, l'amministratrice più targata 'Salvini-Fugatti' che ci fosse in circolazione (non a caso è stata fatta salire sul palco del precongresso nazionale di Padova della Lega, a fianco del segretario Salvini che l'ha presentata come amministratrice modello del Carroccio - Qui articolo).
E a Cles? Stesso schema. Anche qui la Lega non c'è e per il ballottaggio è saltato fuori l'apparentamento tra Patt e Fratelli d'Italia. Le Stelle Alpine hanno accolto a braccia aperte la Fiamma Tricolore, simbolo per decenni del Movimento Sociale Italiano (per qualcuno derivante dalla fiamma degli Arditi per altri dalla fiaccola che brucia 'imperitura' sulla tomba di Mussolini). Tutto pur di restare al governo e battere quella Paola Demagri che, coerente come è sempre stata anche in consiglio provinciale, è rimasta ben salda con la sua coalizione che al primo turno era riuscita a portarla a ridosso della rivale Stella Menapace (dietro di 2 punti percentuali) dando voce a quella parte di popolazione che a Cles chiedeva un cambio di passo. E qui, più che a Riva l'apparentamento è davvero sembrato un estremo tentativo del Patt di restare agganciato al potere visto che la proposta di Vito Apuzzo e di Fratelli d'Italia era nata proprio in antitesi con l'establishment attuale in senso alternativo alla consiliatura di Ruggero Mucchi e un po' come quella di Demagri si proponeva di cambiare qualcosa (ottenendo anche in questo caso un bel risultato superando il 18%).
Riva e Cles dimostrano che, a questo punto, non c'è Fugatti 'garante' che tenga. L'importante è restare al potere e prima o dopo il Patt, forte di questo principio, 'abbandonerà' anche l'attuale presidente della Provincia. A Lavis, per intendersi, le elezioni il Patt le ha vinte con il Partito democratico quindi davvero gli autonomisti ora non hanno più limiti. Destra, sinistra, centro, nazionalisti, secessionisti, centralisti, sovranisti, progressisti, non fa differenza. L'importante è non perdere la ''sedia'' perché (questa la giustificazione) ''così si difende meglio l'autonomia''. L'autonomia dei suoi rappresentanti indiscutibilmente. Quella del Trentino non si sa perché debba passare dalle giunte di comuni come Riva, Cles o Lavis.
Certo se un movimento politico si caratterizza per una giustificazione c'è davvero poco da stupirsi se l'antipolitica cresce a dismisura e anche in Trentino sono più le persone che non votano che quelle che votano. Un tempo c'erano i valori che quanto meno definivano i blocchi e qualche imbarazzo lo creavano. Ma con i valori poi si finisce per provare disagio. E allora meglio tenersi le giustificazioni. Quelle cambiano e all'occorrenza se ne trova sempre una buona per ogni stagione, per ogni alleato per ogni simbolo che si affianca al proprio.












