"Contraria all'invio di armi", la candidata Francesca Caprini sull'appello di EUcraina: "Dalla parte del popolo ucraino, ma servono altre soluzioni"
L'associazione EUcraina nelle scorse settimane ha lanciato un appello in vista delle elezioni europee, "per impegnarsi dalla parte dell'Ucraina". La candidata Francesca Caprini non lo ha però accolto: "Necessario rilanciare con ogni sforzo la via diplomatica, la cui premessa indispensabile è un cessate il fuoco generale"

TRENTO. L'associazione EUcraina nelle scorse settimane ha lanciato un appello in vista delle elezioni europee, "chiedendo ai candidati di impegnarsi dalla parte dell'Ucraina".
Le richieste su cui i promotori chiedevano ai candidati di prendere posizione sono le seguenti: 1) sostegno pieno al percorso di adesione dell’Ucraina all’UE; 2) sostegno pieno e concreto alla difesa militare e civile della popolazione ucraina; 3) creazione di una difesa comune europea, più efficiente e meno costosa degli attuali eserciti nazionali, e istituzione dei Corpi civili europei di pace, secondo il progetto già di Alexander Langer.
Ad accogliere l'appello, come riporta l'associazione, sarebbero stati però soltanto 5 dei 17 candidati del Trentino-Alto Adige. Fra coloro i quali non lo hanno 'accolto', anche Francesca Caprini (Alleanza Verdi sinistra), che ha deciso di spiegare il perché.
RIPORTIAMO DI SEGUITO L'INTERVENTO DELLA CANDIDATA IN VERSIONE INTEGRALE:
Noi (io) siamo ovviamente siamo dalla parte del popolo ucraino. Ma non ho sottoscritto l’appello, non certo per disinteresse. E spiego perchè.
L’appello dell'associazione EUcraina chiede fra le altre cose “Una sconfitta dell’Ucraina sarebbe una sconfitta del progetto europeo. Ci aspettiamo che il nuovo Parlamento, la Commissione Europea e il Consiglio rafforzino ulteriormente le misure di sostegno alla difesa militare e civile dell’Ucraina, fornendola di tutti gli strumenti necessari per fermare e respingere l’invasione”.
Ora, come candidata europea per Alleanza verdi Sinistra - circoscrizione Nord est - ho coerentemente seguito il nostro programma elettorale (consultabile qui: https://verdisinistra.it/programma-alleanza-verdi-e-sinistra/) che, come è noto, è ben lungi da non supportare l’Ucraina - come d’altronde ogni Paese o territorio in guerra, a partire dalla Palestina, ma esprime chiaramente la contrarietà all’invio di nuovi armamenti.
Nello specifico, il punto 13 recita:
“L’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina è l’atto più violento e drammatico e potenzialmente stravolgente di questa fase storica. Per uscire dalla logica di questa “guerra mondiale” di fatto permanente, se pur articolata in forme e luoghi diversi, è necessario rilanciare con ogni sforzo la via diplomatica, la strada e il metodo della trattativa a oltranza, la cui premessa indispensabile è un “cessate il fuoco” generale, per trovare i punti di accordo e di compromesso che evitino un’ulteriore escalation militare e pongano le basi per un nuovo, duraturo e condiviso equilibrio nell’intera regione. Un equilibrio che, da qui, si estenda alle altre aree di crisi del pianeta e al pianeta intero, fondandosi sul rispetto del diritto internazionale, sullo sviluppo della democrazia e dei diritti umani e civili ovunque, sulla pace – oltre che tra i popoli e gli stati – con il creato, radicata nella giustizia ambientale e nella giustizia sociale, nel quadro di un comune impegno ad affrontare efficacemente la più grave e globale crisi mai vissuta dall’umanità, il surriscaldamento del clima e il suo impatto sugli ecosistemi e sulla nostra stessa civiltà.
Il ripudio fermo di ogni guerra, il faticoso e costante lavoro per la pace, il diritto di autodeterminazione dei popoli, la difesa non derogabile dei diritti umani sono i riferimenti imprescindibili della nostra politica internazionale.
Viviamo in un mondo in continuo e costante riarmo, con sanguinosi conflitti attivi e numerosi fronti emergenti, con una guerra alle porte dell’Europa, frutto dell’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. In questo quadro l’impegno dell’Italia e dell’Europa per la pace e la sicurezza globale deve partire dal ripristino del dialogo multilaterale e da una spinta verso il disarmo globale. Va interrotto subito l’invio di armi in Ucraina e riaperta la strada del confronto diplomatico con determinazione e convinzione, prima che sia troppo tardi.
Lo stesso impegno deve essere volto a garantire il diritto di autodeterminazione dei popoli e il far proprie le rivendicazioni e le sofferenze di quelli oppressi: dai palestinesi ai Kurdi, dai Saharawi ai popoli indigeni, saremo sempre a fianco di chi contrasta sopraffazione e sfruttamento.
E infine si chiede di “Rilanciare l’investimento in ricerca, formazione, cultura, orientare questo investimento all’utilità sociale. Mentre si è scelto, irresponsabilmente, l’aumento delle spese militari fino al 2% del PIL, in nome di una richiesta di impegno della NATO”.
Vorrei aggiungere infine che come indipendente di Sinistra Italiana - unica forza politica che non ha MAI votato per l’invio di armi in Ucraina - sono giornalista free lance e ho collaborato e collaboro con organizzazioni per i diritti umani. So cosa fa la guerra, l’ho vista. E non ne voglio fare parte in nessuna maniera, se non per difendere i diritti delle popolazioni civili, degli animali e degli ecosistemi, che la subiscono per la geopolitica del conflitto che il sistema capitalista e neoliberista necessita per sopravvivere.
Mi pare che non ci sia indifferenza rispetto alla questione, anzi. Ma la ricerca estenuante e necessaria di una soluzione che ci porti oltre la perpetuazione di una strage di civili senza fine.


















