Crisi delle culle vuote, "I punti nascita non caratterizzano più un ospedale. Esempi Arco, Tione e Borgo". Sulla denatalità: "Non bastano i bonus, servono i servizi"
Numeri bassissimi ai punti nascita di Cavalese e di Cles. Il presidente dell'Ordine dei medici, Marco Ioppi: "Non posso avvallare una scelta che mette a repentaglio la sicurezza delle partorienti e dei neonati. Una decisione politica che espone gli operatori a rischi e che mortifica la professionalità"

TRENTO. Non è in agenda e non sembra esserci l'intenzione di un passo indietro sull'opportunità di rivedere l'organizzazione dei punti nascita in Trentino ma la crisi delle culle vuote dovrebbe instillare qualche dubbio (Qui articolo). Il personale sanitario è sotto pressione, si cercano spazi e risorse, si pensa al Nuovo ospedale universitario di Trento ma intanto si tiene acceso il motore di un reparto che gestisce in media un parto ogni tre giorni.
I punti nascita di Cles e Cavalese sono aperti su deroga (se non addirittura su deroga della deroga) rispetto al minimo di 500 parti all'anno. Sono state registrate nel 2023 nel polo sanitario della val di Fiemme 137 nascite mentre in val di Non sono stati 282 i neonati, per un totale di 389 complessivi.
"La posizione degli Ordini dei medici e dei tecnici è sempre stata chiara", commenta Marco Ioppi, presidente dell'Ordine dei medici. "Non posso avvallare una scelta che mette a repentaglio la sicurezza delle partorienti e dei neonati. Una decisione politica che espone gli operatori a rischi e che mortifica la professionalità. E' frustrante per un professionista dover essere pronto senza in pratica lavorare, vivere nell'incertezza e nella possibilità che un reparto possa venire chiuso".
Tecnicamente non ci sarebbero storie, anche se la scelta fu tecnica a fronte di garanzie. I numeri, ha spiegato anche l'assessore Mario Tonina, non sono l'unico criterio (Qui articolo). Ma l'attivazione di un punto nascita presuppone un'organizzazione complessa: un ginecologo h24, un anestesista, un pediatra neonatologo, una sala operatorio sempre disponibile e un laboratorio per il sangue se fosse necessaria una trasfusione.
La sicurezza certamente in primis, ma in un'epoca di bilanci sempre più stretti anche il conto economico non può essere trascurato. "Non voglio fare polemiche e non capisco una scelta anacronistica e superata del ruolo di un punto nascita o di un reparto", aggiunge Ioppi. "Non è più il secolo scorso, dove gli ospedali più piccoli offrivano un'assistenza al parto 'umanizzata' e 'dolce' rispetto ai grossi centri dove l'assistenza poteva essere per lo più 'medicalizzata'. La scelta di rivolgersi a un centro rispetto a un altro, penso all'epoca a Vipiteno, per un trattamento di un certo tipo non è più attuale. Oggi i percorsi nascite a Trento e Rovereto offrono un'assistenza di assoluta qualità e 'umanizzata'. Il personale accompagna e ascolta i pazienti: c'è attenzione nel seguire l'esperienza delle persone, viene assicurato il parto senza dolore in analgesia e anche il parto alternativo, come quello in acqua".
Chiusi da anni ci sono i punti nascita di Arco, Tione e Borgo Valsugana. C'è stata qualche preoccupazione e più di qualche malumore della popolazione ma la decisione è stata presa, e nonostante i proclami non è ancora cambiata, proprio a fronte dei numeri. E l'organizzazione provinciale ha imboccato altre direzioni.
"Questi tre centri uniscono standard elevati dei reparti storici quali pronto soccorso, chirurgia e medicina a specializzazioni peculiari: Arco punta sulla Pma, Tione sull'ortopedia e Borgo Valsugana sull'odontostomatologia e la terapia del dolore", evidenzia Ioppi. "Questa è la strada: gli ospedali periferici devono caratterizzarsi con servizi d'eccellenza, compreso il pronto soccorso e i trasporti. La popolazione ha così riferimenti di qualità, ma soprattutto è orgogliosa di professionisti preparati e di reparti efficienti".
La riconoscibilità e l'attrattività del sistema sanitario delle valli non passa più, necessariamente, da un punto nascita. "Il rischio è che avvenga il contrario. Dispiace ma questa visione anacronistica rischia di essere fallimentare e anzi di aumentare le criticità nella gestione dei servizi sanitari. Il territorio deve piuttosto difendere la presenza in sede di operatori qualificati e stabili, battersi per un numero di specialisti e di operatori sufficienti per abbattere le liste d'attesa per visite e interventi e garantire assistenza di qualità. Invece per mantenere un reparto molto complesso e con dati insufficienti come un punto nascita si sottraggono risorse che sono fondamentali per stabilizzare e gratificare il resto personale".
Nel commentare i numeri di Cavalese, e di Cles, l'assessore Tonina ha detto a il Dolomiti che i dati sono oggettivi ma che la tematica non è in agenda. Sono stati ricordati anche gli interventi della scorsa legislatura. "Negli scorsi anni non sono mancate le politiche mirate per fronteggiare un trend che è comunque nazionale". Tra le misure c'è quella varata, in via sperimentale nel 2023, dalla prima Giunta Fugatti per sostenere le famiglie con più di 2 figli. "Penso anche all'assegno di natalità, all'iniziativa Family friendly e alle altre iniziative per aiutare i nuclei familiari per realizzare i propri progetti di vita. I risultati non possono essere immediati ma comunque i numeri richiedono un'analisi per contrastare l'inverno demografico".
I risultati, ammesso che arrivino concretamente, richiedono però tempo. "Ma non è con un bonus che si contrasta la crisi delle culle vuote, una dinamica iniziata 10 anni fa", prosegue Ioppi. "Si devono incentivare e sviluppare altri percorsi per contrastare lo spopolamento della montagna e delle valli. Si cominci, per esempio, con gli asili nido e i servizi per l'infanzia per permettere alle famiglie, e in particolare alle madri, di poter lavorare serenamente e di poter conciliare la vita familiare e professionale".
L'età in cui si diventa genitori è aumentata e questo significa anche parenti più anziani e subentrano ulteriori difficoltà. "La rete parentale in moltissimi casi è ormai saltata. E non si può più fare esclusivo affidamento sui familiari. I servizi sono ancora più indispensabili rispetto a ieri. L'ente pubblico deve fare la sua parte di responsabilità, poi si possono sostenere gli asili aziendali per esempio. In questo momento la coperta è corta, se non si investe in queste direzioni, non si agevola la permanenza delle donne al lavoro e non si riesce a restare al passo con una società che cambia costantemente", conclude Ioppi.














