Flop punti nascita di Cles e Cavalese, Zanella: "E' tempo delle scelte per la Provincia. Tante criticità per la sanità". La Uil punta il dito sulle liste d'attesa
Paolo Zanella (Partito Democratico): "Non occorreva la Corte dei Conti per capire che la sanità trentina versa in condizioni di estrema difficoltà". La Uil: "La situazione delle liste d’attesa, anche se è in parte migliorata, è ancora complessa"

TRENTO. Il Partito Democratico e la Uil in pressing sulla Provincia. Nelle scorse ore la Corte dei conti ha evidenziato diverse criticità nella sanità trentina, un'analisi nel valutare il rendiconto dell'Apss. Tra i nodi i punti nascita di Cles e Cavalese, oggi aperti su deroga.
"Si possono caratterizzare gli ospedali in modo diverso, ma gli approfondimenti sono in corso e la decisione sarà della Giunta provinciale con la condivisione dei territori", il commento a il Dolomiti dell'assessore Mario Tonina. L'apertura dei punti nascita si traduce sui costi, molto alti, per tenere aperti i punti nascita mentre le stesse risorse potrebbero essere dirottate per potenziare altri servizi. Ogni nato a Cavalese costa 20mila euro contro i 5mila di Trento (Qui articolo).
"Non occorreva la Corte dei Conti per capire che la sanità trentina versa in condizioni di estrema difficoltà". Queste le parole di Paolo Zanella, consigliere provinciale del Partito Democratico. "Certo, anche i dati economici ci aiutano nel confermare quanto diciamo da tempo: il mare della sanità è in tempesta: le criticità sono oggettive e non tutte imputabili all'attuale gestione ma la barca trentina è da tempo senza capitano. Quello che recentemente è salito al timone temporeggia e ancora una volta ribadisce che molte questioni, come la riapertura del punto nascite di Cavalese, le ha ereditate dalla precedente amministrazione, come se lui non sedesse in Giunta e quei provvedimenti non li avesse sostenuti. Troppo comodo. Se ora che ha il mandato di gestire la sanità trentina ritiene di rivedere alcune posizioni per tornare a governarla, l'assessore Tonina sappia che siamo disponibili al confronto, con proposte di merito a tutela della salute dei cittadini e a salvaguardia della sanità pubblica, accessibile e universalistica".
I dati purtroppo confermano l'insostenibilità dei punti nascite periferici. Non solo dal punto di vista economico "ma soprattutto dal punto di vista del servizio che si riesce a garantire", aggiunge Zanella. "I medici gettonisti (che sono ormai la maggior parte), senza continuità e inserimento nell'organizzazione quale qualità e sicurezza garantiscono? E lo stesso vale anche per il personale assunto che perde progressivamente expertise a forza di vedere poca casistica. Pure l'assessore pare averlo capito quando dice che sono gli stessi medici a consigliare di andare a partorire nei centri principali. Ostinarsi a non guardare la realtà e tenere aperti punti nascite che non lavorano per il 60% del tempo è insensato, inappropriato e insostenibile".
La riapertura del punto nascite di Cavalese è stato un argomento delicato e un tema sul quale si è giocato molto della campagna elettorale che ha portato nel 2018 Maurizio Fugatti e il centrodestra per la prima volta a governare il Trentino. La scelta della deroga sulla deroga fu tecnica ma l'aver affiancato il territorio con decisione pesò in termini elettorali. Oggi si vuole evitare un braccio di ferro con le popolazioni della val di Non e della val di Fiemme, ma anche potenzialmente con la val di Cembra e la val di Fassa. Per questo l'assessorato ha avviato gli approfondimenti e le analisi del caso ma non ci sono chiusure immediate all'orizzonte.
"Il presidente Fugatti continua con la narrazione strumentale del servizio per le valli che deve restare aperto a ogni costo", prosegue Zanella. "Se si seguisse questa logica allora, perché non si aprono stroke unit e unità di terapia intensiva cardiologica in ogni valle? In sanità non si può seguire solo un criterio di prossimità, ma serve garantire appropriatezza dei servizi, sicurezza e qualità delle cure, che dipendono dalla casistica. Per le nostre valli serve investire, ma su servizi che garantiscano una migliore qualità di vita rispetto ai bisogno prioritari: in ambito sanitario in servizio territoriali, in servizi ambulatoriali per la cronicità, in diagnostica di uso frequente, in pronto soccorsi in grado di dare risposte efficaci, con anestesisti h24; più in generale in trasporto pubblico cadenzato, in cooperative di comunità, in multiservizi, in cura del territorio".
Anche in Trentino c'è una crescita del privato. "L’aumento della quota di spesa sanitaria destinata dalla Provincia a prestazioni e ricoveri in strutture private accreditate non si può sminuire come fa l'assessore dicendo che è una minima quota del bilancio destinato alla sanità e che non siamo mica la Lombardia", continua il consigliere provinciale del Pd. "Se è vero che da noi il privato accreditato è di gran lunga inferiore a quello di altre Regioni, ci spieghi l'assessore perché i dati Istat elaborati da Gimbe descrivono la nostra Provincia come il territorio in cui le famiglie spendono più che in ogni altro territorio del Paese in spesa sanitaria privata. Evidentemente il Trentino non riesce più a dare risposte adeguate attraverso il suo Ssp - comprensivo di privato accreditato - e le persone devono pagare di tasca propria prestazioni out of pocket, che il Ssp non è più in grado di garantire. Se non si torna a finanziare adeguatamente il sistema sanitario pubblico, non si riusciranno a trattenere i professionisti e a ri-attrarre quelli che nel privato ci sono. E questo determina costi diretti per l'utenza che porta le fasce più deboli a rinunciare alle cure, cosa gravissima che avrà costi individuali e sociali incalcolabili. E poi si parla di investire in prevenzione".
Liste di attesa. "Lo abbiamo sottolineato più volte, ora lo ribadisce anche la Corte dei Conti: la situazione delle liste d'attesa è più grave di quanto appaia perché numerose prestazioni prescritte sfuggono al monitoraggio, visto che molte persone, di fronte a tempi di attesa eterni si rivolgono direttamente al privato", dice Zanella. "Lo si vede palesemente dal primato di spesa a carico delle famiglie trentine e dal considerevole aumento degli introiti da libera professione intra moenia. Se da un lato nel pubblico mancano medici che andrebbero ri-attratti dal privato, dall'altro bisogna innanzitutto spostare prestazioni dall’intra moenia al regime ordinario con maggiorazioni retributive per i medici, in modo da non far ricadere i costi sull'utenza, e inoltre serve governare meglio le liste d'attesa, cosa sulla quale c'è margine di efficientamento".
E' il tempo delle scelte per il consigliere provinciale del Partito Democratico. "L'assessore Tonina non può continuare a tergiversare", evidenzia Zanella. "Servono azioni concrete sia sui temi appena evidenziati come la valorizzazione nel personale, il contenimento del privato, il governo delle liste di attesa ma anche la capacità di investire in prevenzione, integrazione socio-sanitaria e riorganizzazione dell’assistenza territoriale e di comunità, partendo dal quantificare il fabbisogno di personale necessario per far partire Case e Ospedali di comunità e potenziare l’assistenza domiciliare, cosa che Apss ancora non ha fatto. Ecco, forse a che su questo l'assessore una riflessione dovrebbe farla".
A intervenire anche la Uil. "Partorire a Cles e Cavalese costa quattro volte di più di un parto a Trento o Rovereto", spiegano Walter Alotti e Giuseppe Varagone. "Ma il focus, con numeri così irrisori, riguarda la sicurezza delle partorienti e dei professionisti". Sono numerosi i problemi della sanità. "La situazione delle liste d’attesa, anche se è in parte migliorata, è ancora complessa". La Corte dei Conti nella sua analisi evidenzia inoltre un aumento esponenziale del finanziamento per le prestazioni ospedaliere e specialistiche erogate dai privati. "Oggi non è cambiato nulla".
I sindacati chiedono alla Provincia come intende procedere sulle risorse aggiuntive. "Nella Legge di bilancio 2024 del Governo Meloni ci sono finanziamenti per l’abbattimento delle liste d’attesa e la valorizzazione dei professionisti sanitari con un fondo di 11,2 miliardi di euro spalmato in tre anni. Le risorse in questione prevedono un aumento della tariffa oraria per le prestazioni aggiuntive di medici e sanitari, 100 euro per i primi e 60 per per i secondi raddoppiando di fatto quelle riconosciute attualmente. Non può più essere procrastinabile l’intervento da parte di piazza Dante su questi temi importanti per il benessere dei propri cittadini", concludono Alotti e Varagone.














