I punti nascita di Cles e Cavalese insieme non raggiungono i numeri da deroga: "La scelta è politica". Il servizio in val di Fiemme verrà sospeso per le Olimpiadi?
Seppur di poco, il numero delle nascite è in calo in Trentino, e il 65% dei parti avviene nel capoluogo. Si ripropone ancora una volta il delicato tema dei punti di Cles e Cavalese con dati lontani dalla soglia minima della deroga. L'assessore Mario Tonina: "Non ci sono decisione diverse, se non arrivano richieste in questo senso dai territori e finché i tecnici ci garantiscono la piena sicurezza"

TRENTO. Il 2026 si è aperto con il debutto dell'Asuit, l'Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, in sostituzione dell'Apss ma questa nuova era che si inserisce nel percorso che dovrebbe portare poi al nuovo ospedale del capoluogo (e forse anche a sbloccare quello di Cavalese?) si apre con alcuni dati "vecchi" e temi che sono ancora sul tavolo per la sanità trentina: carenza di personale, invecchiamento della popolazione e nascite in calo, di poco rispetto al 2024 ma tanto basta per ritoccare il record negativo.
Il 65% dei parti è centralizzato su Trento mentre i punti nascita di Cavalese (154 parti, -16 rispetto al 2024) e di Cles (193 parti, +11 rispetto al 2024), sommati, non sfiorano nemmeno la soglia minima della deroga (fissata a 500 parti) ma le aperture di questi centri non sono messi all'ordine del giorno (Qui articolo). Entrambi aperti su deroga (se non su deroga della deroga nel caso della val di Fiemme), tutto è destinato a restare così, salvo valutazioni diverse che non sono all'orizzonte.
"La scelta di tenere aperti i punti nascita è politica", commenta l'assessore Mario Tonina. "Non ci sono decisione diverse, se non arrivano richieste in questo senso dai territori e finché i tecnici ci garantiscono che i parti avvengono nella garanzia della piena sicurezza".
In questo inverno dei Giochi a cinque cerchi e gli ospedali di Cavalese e Trento sono stati designati come poli olimpici. Questo si traduce nella necessità di un'organizzazione e di standard di altissimo livello che prevede una serie di investimenti così come, per esempio, ingressi separati per residenti-turisti e famiglia olimpica. Il servizio del punto nascita potrebbe essere rimodulato, cioè sospeso, nel periodo delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi per ricavare degli spazi ma ancora non c'è un'indicazione di questo tipo.
"Questa possibilità non viene esclusa come nel periodo Covid ma non c'è una decisione definitiva", dice Tonina. "Nelle prossime settimane ci sarà un confronto per verificare gli ultimi dettagli".
Sicuramente le Olimpiadi sono un banco di prova per la sanità trentina, un momento di surplus di pressione in aggiunta ai "normali" interventi per prendersi carico di residenti e di turisti, ma anche un'opportunità per compiere un passo in avanti (Qui articolo). "La macchina è collaudata, il Trentino si farà trovare pronto come sempre nei momenti importanti e anche l'Asuit ha la possibilità di dimostrare la propria forza", aggiunge Tonina. "L'ospedale di Cavalese è un punto di riferimento, un'eccellenza in diversi settori come l'ortopedia e inoltre il territorio è abituato alle sfide dettate dalla capacità di ospitare i grandi eventi internazionali. Poi c'è Trento che completa l'offerta e assicura ulteriori garanzie, senza dimenticare poi la rete provinciale".
La stagione invernale tuttavia si è aperta con la non attivazione dei Cto di Campiglio e di San Giovanni di Fassa a causa dell'impossibilità di reperire il personale, in particolare quello infermieristico (Qui articolo). "La carenza degli organici è oggettiva e una criticità che si sente. Negli scorsi giorni abbiamo firmato un accordo per garantire maggiori risorse perché l'attrattività passa anche dal riconoscimento. Credo che nel breve periodo ci saranno risposte positive. Questo si inserisce inoltre nella strategia più ampia di rafforzare le Rsa e le Case di comunità in un'ottica di puntare sulla prevenzione e sulla capacità di presa in carico del paziente".
L'inverno demografico e il progressivo invecchiamento della popolazione rappresentano un tema centrale in quanto incidono dal punto di vista sociale ma anche di tenuta economica a fronte di un ricambio generazionale che viene messo in discussione.
"L'autonomia è la capacità di indicare una direzione e di individuare le risposte", prosegue Tonina. "Le risorse sono importanti perché serve certamente una vocazione per lavorare negli ambiti socio-sanitari ma anche una gratifica. E' nella storia dell'autonomia e della cooperazione un equilibrio tra territori, valli e città".
Quello del 2025 è un dato quasi sovrapponibile a quello dell'anno precedente, un leggero calo che ritocca seppur di poco il record negativo di nascite. Ma i numeri dal 2023 sono piuttosto stabili. "E' fondamentale far vivere complessivamente tutte le zone, la presenza è una forma di difesa attiva. Ma non sono sufficienti maggiori risorse per il personale e centri che garantiscono una certa crescita professionale, c'è anche il discorso legato poi alla vivibilità: foresterie, case e servizi per permettere a una persona di trasferirsi con maggiore serenità e di poter vivere il territorio".
Oltre al percorso nascita, la Provincia crede molto nelle Case di comunità. "La prevenzione è strategica e poi vogliamo avere una grande attenzione all'integrazione socio-sanitaria con i Comuni e le Comunità. Dobbiamo prenderci cura dei nostri anziani: una forma di rispetto a uomini e donne che hanno costruito e sviluppato il Trentino nel dopo guerra".
Le Olimpiadi possono essere un trampolino per adeguare i macchinari e le procedure, ma anche un modo per reclutare e fidelizzare il personale? "A dronte dell'adeguamento del contratto qualcuno può scegliere ma un obiettivo è la sostenibilità dei Giochi e questo grandissimo appuntamento deve permetterci di sviluppare la sanità anche dopo la manifestazione. Attrezzature e organizzazione possono compiere un altro step, il territorio può diventare ancora più attrattivo per i professionisti forte di questa esperienza. Dipende da noi", conclude Tonina.












