Punti nascita situazione sempre più critica, a Cles e Cavalese 31 nati a novembre. Il neo dirigente D'Urso sul tema: "La sicurezza è garantita dalla professionalità del personale"
I nuovi numeri nei punti nascita delle valli mostrano un andamento ben al di sotto delle aspettative. A ottobre a Cles si registrano ben 10 giorni consecutivi senza parti. Per il neo dirigente del Dipartimento Salute della Pat, la rotazione del personale che permette l'esperienza e la professionalità, "rappresenta un elemento di sicurezza" assicurando la "continua vigilanza"

TRENTO. Fine anno, tempo di bilanci, ed uno di questi riguarderà senz'altro i punti nascita in Trentino. Nonostante le polemiche degli scorsi mesi per l'arrivo a Cles dei gettonisti, la situazione non sembra essere cambiata più di tanto.
La decisione se tenere aperti oppure noi i centri passa dalla politica, non ci sono dubbi, ma a guidarla non possono essere che i dati che sono stati registrati in questi mesi.
A Trento il numero di parti fino a fine novembre è di 2057 con una media di 6,14 nascite al giorno, a Rovereto sono stati 843 con una media di 2,52 parti al giorno. I numeri cambiano quando parliamo di Cles che in 11 mesi ha registrato 165 parti (0,49 al giorno) e Cavalese con 163 parti in totale.

Se ci concentriamo su questi due ultimi punti nascita, a ottobre a Cles ci sono stati 9 parti con un totale di 23 giorni nel mese senza alcuna nascita. Numeri leggermente più alti a novembre con 14 parti e 20 giorni senza nulla. A Cavalese, invece, ad ottobre sono state 18 le nascite con 18 giorni senza parti e a novembre 17 nascite con 17 giorni di zero attività.
I numeri, di certo, non sono quelli che si speravano, alcuni amministratori locali hanno chiesto con forza alla Giunta di calibrare le risicate risorse di personale. Da più di 10 anni le società scientifiche sono impegnate a fianco delle istituzioni nel sostenere l'attuazione dell'accordo stato regioni del 2010 che prevede, a tutela della sicurezza di mamme e bambino la razionalizzazione e la chiusura progressiva dei punti nascita con meno di 500 parti l'anno.

In Trentino per i punti nascita di Cles e Cavalese era stata ottenuta una deroga ma nel corso degli ultimi anni la situazione si è resa sempre più complicata considerando i pochi parti e la mancanza di personale medico.
“Quello che fa la sicurezza in queste strutture non è il valore assoluto dei parti” sono le parole che arrivano da Antonio D'Urso, il nuovo dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali che ha preso ufficialmente servizio in Trentino a partire dal primo di dicembre.
A “fare sicurezza”, ha spiegato a il Dolomiti D'Urso “è l'esperienza e la professionalità del professionista e il numero di situazioni di cui è a conoscenza e che possono accadere durante il parto”.
Oggi, continua il neo dirigente “se nel punto nascita di Cles, dove al momento lavorano gettonisti, ci sono persone che alle loro spalle hanno esperienza e tecnologie adeguate, non me la sento di dire che c'è un problema di sicurezza. Stiamo parlando di personale che ruota ed è consapevole di diverse situazioni che possono accadere durante i parti. Questo offre la sicurezza necessaria fermo restando - conclude D'Urso – che la vigilanza è continua”.














