Punti nascita in affanno, Demagri attacca la Giunta: "Abbiate il coraggio di uscire dal populismo, la salute non si baratta con i favori elettorali""
L’ultimo concorso pubblico per il reclutamento di medici specialisti pediatri, conclusosi in data 28 luglio, vede in graduatoria uno specialista e undici specializzandi, nessuno disponibile per le sedi di Cles e Cavalese. La consigliera di Casa Autonomia: "Chi oggi sostiene l’apertura indiscriminata dei punti nascita, nonostante i numeri in costante calo, non sta rispondendo ai reali bisogni della popolazione"

TRENTO. Prima di tutto la sicurezza. La continua mancanza di personale medico nei punti nascita periferici e la necessità di chiedere aiuto ai gettonisti continuano a suscitare perplessità sulla necessità di mantenere operative queste strutture.
L'ultimo caso è la delibera dell'Apss pubblicata nei giorni scorsi dove viene spiegato che per quanto riguarda la disciplina di pediatria, “permane presso i Punti nascita di Cles e Cavalese una situazione di carenza di personale medico strutturato rispetto al fabbisogno teorico. L’ultimo concorso pubblico per il reclutamento di medici specialisti pediatri, conclusosi in data 28 luglio, vede in graduatoria uno specialista e undici specializzandi, nessuno disponibile per le sedi di Cles e Cavalese”. Vista l'urgenza di verse personale è stato quindi scelto di chiedere un gettonisti con un importante all'ora che va dai 75 agli 85 euro. (QUI L'ARTICOLO)
“Abbia il coraggio questa giunta di uscire dal populismo e dalla ricerca dei voti. Non si baratta la salute delle persone a suon di favori elettorali” sono le parole che arrivano da Paola Demagri, consigliera provinciale di Casa Autonomia. “La sicurezza nei punti nascita non è un dettaglio: è il criterio fondamentale per garantire tutele reali alla madre, al bambino e a tutti i professionisti sanitari coinvolti. Ogni atto assistenziale, anche il più semplice, comporta dei rischi. Per questo, il personale dev'essere messo nelle condizioni migliori per esercitare la propria professione con competenza e serenità. Non si tratta di tenere aperti i servizi a tutti i costi, ma di garantire servizi sicuri, efficaci e sostenibili” ha spiegato in una nota.
La qualità dell’assistenza nasce dal lavoro di équipe, dove ogni figura professionale contribuisce al medesimo obiettivo: la salute e la sicurezza del paziente. “Gettonisti e specializzandi non sono una soluzione. Lo affermo con serenità e con l’etica di chi vive il mondo sanitario prima ancora che quello politico: la presenza di gettonisti specializzandi non garantisce sicurezza. Anzi, genera preoccupazione tra i colleghi, che sono pronti ad assumersi la responsabilità del proprio operato, ma non di quello altrui. Questo può avere ripercussioni dirette sugli utenti e indirette sul clima interno alle strutture” continua la consigliere Demagri che sottolinea come la politica debba “guardare alla realtà e non ai proclami”. “Credo che chi oggi firma i turni di alcuni reparti lo faccia con la mano tremante” spiega la consigliera.
Nel 2018 il presidente Fugatti ha promesso l’apertura dei punti nascita come parte della sua campagna elettorale. Oggi, dopo cinque anni, è tempo di guardare indietro, fare un bilancio e “avere il coraggio di cambiare rotta per il bene di tutti. Chi oggi sostiene l’apertura indiscriminata dei punti nascita, nonostante i numeri in costante calo, non sta rispondendo ai reali bisogni della popolazione. Sta semplicemente sostenendo – afferma la consigliera Demagri - una volontà politica che ignora le condizioni di sicurezza e qualità che una struttura ospedaliera deve garantire”.
Chiudere non significa abbandonare perché chiudere punti nascita come quelli di Cavalese o Cles non significa abbandonare le giovani coppie. Significa indirizzarle verso strutture attrezzate, sicure, e capaci di garantire il miglior esito possibile per madre, bambino e operatori sanitari.
Con un percorso che non si deve esaurire in questa messa in sicurezza della coppia e del nascituro. Deve infatti proseguire con la garanzia di servizi per le intere comunità interessate. “Penso ad esempio al servizio fondamentale degli anestesisti. Alle carenze drammatiche che affliggono questa loro categoria. O ancora. Anziché accanirsi a tenere in vita punti nascita agonizzanti, una politica seria dovrebbe finalmente potenziare tutto quello del quale hanno bisogno le periferie. Si pensi al pronto soccorso di Cles, ad esempio. Da quanto languono i lavori per un suo efficientamento?” conclude Paola Demagri.














