Stop abbattimento dell'orsa, Urzì: "Cavilli giuridici che danno il senso di impotenza delle istituzioni". Per Fratelli d'Italia non seguire le regole è "un errore"
Nelle scorse ore il Tar di Trento ha bloccato il decreto della Provincia che dispone l'abbattimento dell'orsa di Dro. L'attacco di Urzì: "E' un errore e lega le mani alle autorità chiamate a intervenire con urgenza"

TRENTO. "I cavilli giuridici danno il senso di impotenza delle istituzioni". A dirlo Alessandro Urzì, capogruppo di Fratelli d'Italia in commissione affari costituzionali della Camera. "Questo stop del Tar di Trento all'abbattimento dell'orso, ritenuto autore dell'aggressione del turista francese negli scorsi giorni a Dro, è un errore e lega le mani alle autorità chiamate a intervenire con urgenza".
La Leal aveva presentato un'istanza cautelare ante causam dopo il decreto con il quale il presidente della Provincia di Trento, Maurizio Fugatti, aveva ordinato l'abbattimento dell'orsa. Il plantigrado era stato riconosciuto da piazza Dante come Kj1 in via, per così dire, “indiziaria”, visto che al momento manca ancora la conferma definitiva.
Da qui la decisione del tribunale amministrativo di bloccare il provvedimento. "Si replica il modello della sostituzione del ruolo sovrano della politica (a cui i cittadini guardano per avere risposte) da parte dei giudici", aggiunge Urzì. "Il pronunciamento ricorda quelli che condannano chi esercita la legittima difesa e mandano assolto chi lede i diritti dei cittadini. Come si può pensare di affrontare una conclamata emergenza se a suon di cavilli ogni volta si impedisce alle autorità civili di intervenire, di dimostrare di essere veramente al fianco dei cittadini".
Il Tar, ancora una volta e come già avvenuto in passato, evidenzia che ci sono procedure stabilite e che l'eventuale morte del plantigrado non è reversibile. In sostanza serve l'assoluta certezza sull'identificazione dell'esemplare. "Non posso che esprimere un disorientamento per questo modo di applicare acriticamente, fuori dal contesto reale, con un approccio burocratico la legge che rischia di essere così interpretata dai cittadini più come un ostacolo all’esercizio del diritto alla difesa che uno strumento di applicazione della giustizia", evidenzia Urzì. "Un pronunciamento che appare viziato da un ambientalismo da salotto, non quello sano che interpretiamo noi e per cui nella natura si colloca anche l’uomo e l’uomo ha diritto alla sua sicurezza".
La politica non è superiore alle leggi e ci sono direttive e regole da seguire per arrivare alla rimozione di un esemplare ritenuto pericoloso o troppo confidente."Con queste premesse appare evidente che non sarà mai possibile muovere un dito di fronte a una situazione estrema e grave di sicurezza degli escursionisti e dei residenti in montagna. E monterà sempre più il sentimento di abbandono del territorio da parte delle istituzioni. Questo pronunciamento per questo lo considero un errore, trasmette il senso di impotenza delle istituzioni. Le istituzioni vogliono esserci ma fintanto che ogni passaggio sarà ostacolato da ricorsi su ricorsi e pronunciamenti della magistratura di dubbia efficacia si rimarrà fermi esponendo gli amministratori anche a azioni di responsabilità che non meritano se agiscono d’imperio. E non lo possiamo permettere. Ecco perché appare evidente che vanno cambiate le norme. E ci impegniamo a farlo ad iniziare dalla Europa dove la direttiva Habitat pone un vincolo profondo alle azioni incisive", conclude Urzì.














