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Trento
16 luglio | 12:14

Aggressione dell'orso a Dro, Urzì: "I plantigradi non hanno più predatori naturali: solo l'uomo può esserlo. Necessario modificare la direttiva Habitat"

L'onorevole Urzì sull'aggressione dell'orso a Dro: "Gli orsi nel nostro ambiente antropizzato non hanno più predatori naturali. Solo l'uomo può esserlo. Si parla di sostenibilità in ogni campo ma pare essere un tabù parlare di quella ambientale. E' necessario cambiare non solo le direttive Habitat ma anche un certo approccio burocratico, a livello europeo, che pone vincoli alla legislazione degli Stati nazionali"

Aggressione dell'orso a Dro, Urzì: I plantigradi non hanno più predatori naturali: solo l'uomo può esserlo

DRO. Nelle prime ore di questa mattina, 16 luglio, un turista 43enne è stato aggredito da un orso in località Naroncolo, lungo un sentiero che da Dro porta in montagna nella zona di San Giovanni. 

 

L'uomo, dalle informazioni che si hanno al momento, stava percorrendo la via in quota quando ad un certo punto si è trovato davanti il plantigrado ed è avvenuta l'aggressione. Su cosa possa essere successo sono in corso le indagini da parte dei forestali arrivati poco dopo sul posto. Il 43enne avrebbe riportato delle ferite su diverse parti del corpo.

 

Dopo quanto successo, sono state diverse le dichiarazioni rilasciate in merito, fra cui anche quella dell'onorevole Alessandro Urzì, coordinatore regionale di Fratelli d'Italia Trentino Alto Adige, che attraverso un comunicato ha spiegato: "Gli errori che si potrebbero fare dopo la aggressione di un escursionista da parte di un orso a Dro sarebbero allo stesso modo quello di sottovalutare l’episodio derubricandolo a normale incidente, così come quello di pensare che il problema (che esiste ed è grave) si possa risolvere solo sterminando tutta la popolazione selvatica".

 

"Quest'ultima soluzione, lo sappiamo, sarebbe vendere un inganno all'opinione pubblica perché quasi cento orsi non saranno mai fucilati da nessuno per via di legge, ma attenzione a non cadere nell'errore opposto ossia voltare la testa altrove come fa un ambientalismo di maniera e da salotto negando l’esistenza di un problema, anzi incoraggiando la crescita del problema negando ogni soluzione allo stesso propagandando la non necessità di intervento dell’uomo - ha proseguito, aggiungendo -. Gli orsi nel nostro ambiente antropizzato non hanno più predatori naturali che sono i principali regolatori dell’equilibrio. Solo l'uomo può esserlo. Si parla di sostenibilità in ogni campo ma pare essere un tabù parlare di sostenibilità ambientale".

 

Secondo Urzì, la sostenibilità ambientale presupporrebbe in particolare "la calibratura della popolazione selvatica sostenibile in un certo territorio, come avviene per cervi e altre decine di specie. Non azzera il rischio (su questo devono intervenire le misure preventive) ma lo contiene a livelli appunto sostenibili. Non fare nulla è la peggiore delle scelte politiche".

 

"Ancora una volta siamo a puntare l'indice su quella Europa peggiore, quella burocrazia, che ha posto limiti alla selezione di alcune specie, criteri che valevano cinquanta anni fa ma non valgono evidentemente più oggi, specie animali che (va detto) non sono un problema in Germania o Francia ma lo sono in Italia o Slovenia o Austria. E allora bisogna rinnovare la deideologizzazione del tema: lo scontro fra ambientalisti e istituzioni deve essere superato da una alleanza fra ambientalismi non ideologici e istituzioni - conclude Urzì - per preservare nella natura il diritto di tutte le specie, anche il diritto di una particolare specie, quella umana".

 

"Ma qui bisogna cambiare non solo le direttive Habitat ma anche un certo approccio burocratico, a livello europeo, che pone vincoli alla legislazione degli Stati nazionali. È una delle partite che giocheremo certamente in Europa".

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