Elezioni in Russia, Putin stravince (ovviamente): comunisti secondi. Come “osservatore” anche il vannacciano Ugo Rossi: “Molta più democrazia lì che in Italia”
Scontato il risultato dell'ultima tornata elettorale in Russia, dove il partito del presidente Vladimir Putin – Russia Unita – ha stravinto, assicurandosi una maggioranza schiacciante alla Duma. Come “osservatore internazionale” invitato a vigilare sulle elezioni anche il consigliere comunale triestino Ugo Rossi, confluito negli ultimi mesi in Futuro Nazionale. Per lui le elezioni si sono concluse “con la massima trasparenza e regolarità”

TRIESTE. Le elezioni per il rinnovo del parlamento russo si sono concluse domenica e, come ampiamente pronosticato, il partito Russia Unita – quello del presidente Vladimir Putin – ha stravinto, assicurandosi circa il 58% dei consensi e un numero record di 355 seggi su 450 nella Duma.
Il risultato della prima tornata elettorale per la camera bassa dall'inizio dell'invasione su larga scala dell'Ucraina da parte delle forze russe – le elezioni hanno interessato anche i territori occupati – era comunque scontato: la chiamata alle urne in Russia è infatti ormai da tempo una facciata, uno “spettacolo politico”, per usare le parole del ministro degli esteri estone Margus Tsahkna, “concepito per consolidare il potere di Vladimir Putin”.
Nel Paese le elezioni non sono libere e la reale opposizione politica viene regolarmente oppressa: l'ultimo esempio, proprio in vista di questa tornata elettorale, riguarda il partito Yabloko, unico movimento politico russo esplicitamente contrario alla guerra in Ucraina ed escluso dalle elezioni. La decisione della Corte Suprema è arrivata dopo il ricorso del partito nazionalista - e favorevole al Cremlino - Rodina, che ha accusato il partito di una serie di irregolarità, dalla violazione del diritto d'autore ai finanziamenti illeciti esteri. Alcuni dirigenti del partito sono stati condannati negli scorsi mesi per le posizioni espresse in merito al conflitto.
La lista degli oppositori presi di mira dal regime di Putin nel corso degli anni è comunque lunga: tra tutti, particolarmente noto è il caso di Alexei Navalny, il principale oppositore del presidente ucciso nel 2024 in una colonia penale oltre il Circolo polare artico.
Il sistema politico russo mantiene comunque la presenza di un'opposizione sistemica filo-governativa: si tratta, in altre parole, di partiti formalmente alternativi a Russia Unita ma che, di fatto, ne appoggiano regolarmente le posizioni e le politiche. Tra questi movimenti, il Partito comunista ha ottenuto quasi il 14% dei consensi mentre gli ultranazionalisti di Ldpr hanno concluso in terza posizione con circa il 9% dei voti.
Per l'Unione europea: “Le elezioni per la Duma di Stato tenute in Russia dal 18 al 20 settembre hanno evidenziato la continua e crescente erosione della democrazia in Russia, svolgendosi in un contesto politico sempre più autoritario”. Le autorità russe, continua l'Ue: “Hanno continuato a intensificare la repressione sistematica e istituzionalizzata, sia interna che transnazionale, al fine di escludere qualsiasi forza di opposizione democratica dalla possibilità di contestare lo status quo”.
La Federazione russa non ha tra l'altro invitato osservatori dell'Osce, preferendo le personalità individuate dalla Iapee: l'International association for political and electoral experts, fondata a Mosca e presieduta dall'italiano Vito Grittani. E tra gli osservatori internazionali invitati in Russia c'è anche il consigliere comunale di Trieste Ugo Rossi, confluito negli ultimi mesi in Futuro Nazionale.
Come riporta lo stesso Rossi sui social, il consigliere triestino è stato inviato nell'estremo oriente russo, al confine con la Cina, nella città di Chabarovsk. E per l'esponente del partito di Roberto Vannacci – il generale che il think tank European Council on Foreign Relations, in un'analisi ripresa dal Financial Times, ha definito 'un cavallo di Troia dell'influenza russa in Italia' –, non solo le elezioni si sono concluse “con la massima trasparenza e regolarità”, ma addirittura nella Federazione russa ci sarebbe “molta più democrazia e trasparenza che in Occidente e in Italia”.
“Ho trovato grande trasparenza e accessibilità al voto – scrive – molto più che in Italia”. Per Rossi sono "molto interessanti le novità introdotte" nelle procedure di voto, come “le telecamere che controllano 24 ore al giorno le urne e le procedure portate avanti dalla commissione”.
Come anticipato, la vera opposizione in Russia è sistematicamente eliminata, con vari mezzi, dal regime di Putin. Per Rossi, però, la situazione sarebbe ben diversa: “In Occidente – scrive – dicono che alcuni partiti di opposizione sono stati fatti fuori, ma non è vero semplicemente non hanno raccolto le firme necessarie o hanno commesso errori procedurali. Poi fa un po' ridere che la critica arriva anche dall'Italia in cui il Governo Meloni ha appena portato le firme per presentarsi in Parlamento a 450mila, praticamente 7 volte, in proporzione alla popolazione, delle 200mila richieste dalla Russia per presentare una lista. Allo stesso modo i media russi il prossimo anno potrebbero attaccare l'Italia dicendo che molti partiti e liste di opposizione sono state fatte fuori perché non hanno raccolto le impossibili firme richieste. Quindi devo dire che nella Federazione russa c'è molta più democrazia e trasparenza che in Occidente e in Italia”.
Al netto del fatto che la soglia delle 450mila firme non è ancora legge - e che il rapporto in proporzione alla popolazione è in ogni caso esagerato: sarebbe circa 5,5 volte, non 7 - colpisce comunque come Rossi si sia dovuto spingere a oltre 8mila chilometri da Trieste per trovare più democrazia che in Italia. Un lungo viaggio per scoprire che in Russia l'opposizione non viene sistematicamente oppressa o eliminata: semplicemente, non raccoglie firme.

















