Il sindaco dei record stila un bilancio di fine mandato, Dipiazza: "In futuro auspico un mega parcheggio scavato dentro la montagna che dà sul mare"
Dal discusso progetto della cabinovia mare-Carso alle grandi opere a Trieste e nel Porto Vecchio, il sindaco Roberto Dipiazza ripercorre le fasi salienti della sua ventennale amministrazione cittadina: "Il momento più emozionante? Aver contribuito a portare Mattarella assieme al presidente sloveno Pahor mano nella mano alla Foiba di Basovizza"

TRIESTE. Tra circa sei mesi, in vista delle elezioni comunali della prossima primavera, finirà il quarto mandato del sindaco Roberto Dipiazza e si chiuderà un'era a Trieste.
Perché se negli ultimi trent'anni la città ha avuto solamente tre sindaci lo si deve in buona parte al “regno Dipiazza". Vent'anni alla guida del capoluogo di regione divisi in due tranche da due mandati consecutivi, dal 2001 al 2011 prima, poi, dal 2016 a inizio 2027, che ne fanno il primo cittadino più longevo della storia repubblicana di Trieste.
Ma al netto dei record, al centro rimane un leader visionario, e parallelamente una figura complessa, discussa e talvolta controversa, capace di incidere con una forte impronta personale sulle opere e sulla trasformazione della città degli ultimi decenni. Piaccia o meno, il segreto del successo di Dipiazza, se si considera la sua intera parabola politica, è stato quello di riuscire a catalizzare su di sé i vari sentimenti della popolazione, spaziando dalle necessità del quotidiano alle esigenze di sviluppo della classe imprenditoriale cittadina.
Risposte che il primo cittadino ha dato sulla base di decisioni e direttive precise, forse talvolta non pienamente condivise, e in certi contesti apparse perfino drastiche, ma sempre coerenti con le proprie idee.
Così il sindaco ha offerto a Il Dolomiti una profonda riflessione di fine mandato, nella quale ha tirato le somme del suo trascorso, ma indicando anche la strada su come secondo lui dovrebbe essere il futuro di Trieste e del Paese.
“A Trieste, così come in tutta Italia, quello che manca in politica è la visione imprenditoriale – esordisce con la consueta schiettezza il primo cittadino -, e io ce l'ho perché ho iniziato a lavorare a quindici anni e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Quand'ero giovane ho visto una città dove le macchine parcheggiavano sulle rive e fin dentro Piazza Unità, oggi lascio una piazza aperta che ci invidiano tutti”.
In effetti, prima ancora del progetto controverso della cabinovia mare-Carso che non è andato in porto, è stato il problema del traffico e delle auto in centro uno dei maggiori nodi per Dipiazza. Un tema foriero di gioia e rammarico al tempo stesso, croce e delizia di una visione, a suo dire, avviata e realizzata ma non completamente, e sulla quale molto rimane ancora da fare.
“Per il futuro auspico di vedere tutto il centro città libero dalle macchine come accade nelle grandi piazze europee – aggiunge il primo cittadino, andando poi su argomenti di stretta attualità -, ma in molti ancora non capiscono che più che intervenire sulla viabilità, il problema prioritario per togliere le auto sono i parcheggi. In questi giorni qualcuno sta facendo polemica sul nuovo progetto del garage in via Tigor, a ridosso del centro storico, ma quello è un parcheggio piccolo e sposta poco, un centinaio di posti e non di più. Con più tempo a disposizione avrei voluto fare un parcheggio enorme già all'ingresso della città dal lato di Barcola, poco prima di Miramare, e avrei risolto tutti i problemi del traffico anche dell'estate. Lì la strada è stretta dal costone di roccia e dal mare, ma avrei fatto scavare dentro la montagna, un po' come abbiamo fatto per il parcheggio nel colle di San Giusto: in quel punto non ci sono resti romani o altri impedimenti e si sarebbe potuto andare a spron battuto per ricavare uno spazio da migliaia di posti per le macchine. Analogamente avrei voluto vedere al capo opposto della città, come nel caso degli spazi del mercato ortofrutticolo. Sono favorevole ai mega parcheggi ai lati della città, unito a una ulteriore pedonalizzazione, così si inizia a svuotare sul serio il centro dalle auto. Questo mi dispiace non averlo fatto, anche più della cabinovia, perché strutture così si sarebbero ripagate da sole”.
Tra la zona di Miramare e il centro città, in mezzo c'è l'elefante nella stanza, il Porto Vecchio, da anni individuato come la futura estensione naturale del centro di Trieste. Un'area complessivamente enorme, di quasi settanta ettari, nella quale Dipiazza ha propiziato l'opera di conversione in “hub” cittadino, con l'inaugurazione dei vari musei, del Centro congressi e, in ultimo, dello spazio ricreativo della Cittadella dello sport, con buona pace di chi vedeva nell'ex scalo asburgico le potenzialità economiche date dalla presenza delle banchine e dal conseguente possibile prosecuzione di un'eventuale continuità portuale, attività oggi ancora presente solo in minima parte.
Tutto questo tenendo conto del fatto che oggi questa vasta area non è esente da criticità sociali in quanto diventata negli ultimi anni il ricovero d'emergenza di centinaia di persone rifugiate e richiedenti asilo, che trovano riparo all'interno degli ex magazzini, rappresentando una delle maggiori sfide per il processo di ammodernamento del Porto Vecchio.
“Penso che i migranti che bivaccano in Porto Vecchio siano uno spettacolo indecoroso per la città – sostiene Dipiazza -, ma grazie alla collaborazione con Prefettura e forze dell'ordine stiamo mano a mano sgomberando e risolvendo la situazione con la chiusura dei magazzini e l'inaugurazione di nuovi spazi. Lì si sposteranno presto non solo alberghi, ma anche attività commerciali e uffici amministrativi. Parliamo di un'area che sorge alle spalle della stazione, ed è inaccettabile pensare che le persone che arrivano a Trieste si trovino davanti questa situazione come biglietto da visita”.
In ultimo, il sindaco ha voluto ricordare i momenti che lo hanno maggiormente gratificato durante la sua lunga amministrazione. “Sicuramente l'inaugurazione della grande viabilità. La super strada che collega Trieste direttamente all'autostrada è stata una delle opere per cui sono più soddisfatto – conclude Dipiazza -, oggi la città sarebbe impensabile senza. Un momento invece che porto nel cuore fu nel luglio del 2020, quando contribuii a far arrivare congiuntamente i capi di Stato italiano e sloveno, Sergio Mattarella e Borut Pahor a Trieste. Quando si presero per mano di fronte al monumento della Foiba di Basovizza nella commemorazione delle vittime, le immagini fecero il giro del mondo. Fu un gesto che non era stato preparato prima come alcuni sostengono, ma avvenne spontaneamente sul momento, è per questo che mi suscitò grande commozione”.
Nonostante la fine del mandato in vista delle prossime elezioni, Dipiazza assicura che non si allontanerà dalla politica, continuando a seguire il centrodestra triestino ponendosi come interlocutore, magari con un posto nel parlamentino comunale.












