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04 settembre | 17:38

Altra grana per il progetto della cabinovia “Mare-Carso”: imprese in fuga dal Collegio consultivo? “Dopo tre anni spesi quasi due milioni di euro per niente”

Il Comitato No Ovovia mette in luce le criticità dovute allo stallo del mancato inizio dei lavori, e torna a puntare il dito contro “la grave omertà e la mancanza di trasparenza” dell'amministrazione comunale

Altra grana per il progetto della cabinovia “Mare-Carso”: imprese in fuga dal Collegio consultivo?

TRIESTE. Nuove incognite si riversano sull'annosa questione della cabinovia di Trieste, l'infrastruttura ideata dall'amministrazione comunale capeggiata dal sindaco Roberto Dipiazza ad inizio mandato (in scadenza la prossima primavera), che sulla carta avrebbe dovuto funzionare da virtuoso collegamento tra l'altopiano carsico e il centro di Trieste, ma nei fatti rivelatosi forse il progetto più divisivo tra l'opinione pubblica degli ultimi vent'anni, a causa dei costi elevati e soprattutto dell'impatto ambientale, che avrebbe anche comportato l'abbattimento di molti alberi lungo il crinale alle spalle di Trieste, alterando non poco la fisionomia paesaggistica della zona.

 

In queste ore il progetto ha subito l'ennesimo scossone, dopo le dimissioni di buona parte del Collegio consultivo tecnico, l'organo incaricato dell'esecuzione dei lavori, è arrivata la riflessione del Comitato “No-Ovovia”, che dal giorno uno si oppone alla realizzazione dell'opera, forte di migliaia di consensi raccolti negli anni, che ancora una volta si interroga sull'operato del collegio nonché sulla mancanza di trasparenza da parte dell'amministrazione, su un iter che, sebbene al momento rimasto fermo alla fase progettuale, ha già avuto un costo rilevante, come ha ribadito per il Dolomiti William Starc, esponente del comitato.

 

“Tra consulenze, progetti e incarichi sono già stati spesi quasi due milioni di euro – ha dichiarato Starc -, per poi arrivare in questi giorni alle dimissioni dei componenti del collegio, che avrebbe dovuto dirimere le controversie, monitorare e gestire il progetto. Le ragioni di queste dimissioni sono da ricondurre al fatto che dopo tre anni i lavori non sono mai stati consegnati, sebbene il contratto per l'affidamento dell'appalto integrato, che prevedeva la progettazione dell'esecuzione dei lavori, sia stato consegnato già nel 2023, ma non è mai stato approvato per mancanza della conformità urbanistica, così come la variante proposta, perché il tratto che sale lungo l'altipiano non è contemplato dal piano regolatore. Questa mancata approvazione da parte del consiglio comunale non consente pertanto di iniziare i lavori, ed ecco che molti tra gli esponenti delle imprese appaltatrici che compongono il collegio si sono trovati in una fase di stallo, ed essendo che, come riportato dal nuovo codice degli appalti, non possono avere più di cinque incarichi, e se restano 'congelati' perdono altre occasioni di lavoro”.

 

Il 10 settembre 2025, inoltre, il Tar aveva bocciato le due procedure di valutazione ambientale che erano state avanzate, la “Vas” (Valutazione ambientale strategica) e la “Vinca” (Valutazione di incidenza ambientale), decretando di fatto l'impraticabilità anche dell'ipotesi avanzata dal sindaco Dipiazza di realizzare solo un tratto minore della cabinovia, limitato al Porto Vecchio.

 

“Il Comune si è chiuso nel mutismo – conclude l'esponente del Comitato No Ovovia – sull’opera che fino all’anno scorso era orgogliosamente sbandierata. Non si sa se i 13 milioni di euro del Fondo opere indifferibili saranno confermati, né se nella prossima legge di bilancio nazionale vi sarà conferma dei fondi stanziati dal Ministro Salvini, in sostituzione di quelli persi. L'aspetto più avvilente è constatare come sul tema della cabinovia l'amministrazione comunale continua nella sua grave omertà, nel non voler prendere atto di come stanno le cose e prendere in giro la cittadinanza”.

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