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Trento
09 settembre | 08:50

Trentino Health Factory, il progetto dell'Asuit costa 5,5 milioni di euro: "Ma dopo un anno cosa è stato fatto davvero?"

Stiamo parlando di un progetto lanciato nel corso del 2025 (e con termine giugno 2027) che ha come obiettivo quello di unire le competenze che arrivano dall'Università di Trento, dalla Fondazione Bruno Kessler e dalla Fondazione Edmund Mach  per collaborare con i medici dell'Asuit. E' finanziato con soldi pubblici ma fino ad oggi, ad oltre un anno dall'avvio, non si conoscono quali sono le attività che si sono svolte 

Trentino Health Factory, il progetto dell'Asuit costa 5,5 milioni di euro: "Ma dopo un anno cosa è stato fatto davvero?"

TRENTO. Trentino Health Factory, il progetto messo in campo a metà del 2025 con l'obiettivo di accorciare la distanza tra le scoperte che avvengono nei laboratori di ricerca e la vita quotidiana dei pazienti, dove è finito? Quali sono i risultati concreti prodotti fino fino ad oggi?

 

Domande semplici, legittime e precise. Ma, per il momento, senza risposta da parte dell’Azienda sanitaria a il Dolomiti. Ha infatti deciso che risponderà solamente all'interrogazione che è stata presentata dalla consigliera provinciale di Casa Autonomia, Paola Demagri.

 

Stiamo parlando di un progetto finanziato con soldi pubblici per una durata che, secondo quanto riportato dalle pagine di Asuit, va dal 20 giugno 2025 per teminare il 19 giugno 2027.

 

Il finanziamento rientra nel Programma FESR 2021-2027, nell’ambito dell’obiettivo strategico “Un’Europa più competitiva e intelligente” e della priorità “Trentino competitivo”. L'importo destinato ad Asuit è di quasi 5,5 milioni di euro.

 

In questo ecosistema, enti d'eccellenza come l'Università di Trento, la Fondazione Bruno Kessler e la Fondazione Edmund Mach uniscono le loro competenze nell'analisi dei dati, nella biologia computazionale e nell'intelligenza artificiale per collaborare con i medici dell'Asuit.

 

Con l'interrogazione la consigliera Paola Demagri vuole “accertare, con trasparenza, lo stato dell’arte di un progetto finanziato con risorse pubbliche, senza alcuna finalità diffamatoria”. Capire, quindi, quali interventi concreti sono stati portati avanti che si possono senz'altro far conoscere ai cittadini. 

 

Il progetto, che vede come responsabile il professor Carlo Cosimo Quattrocchi alla guida anche del Dipartimento Scienze radiologiche e imaging medico, è stato presentato pubblicamente con grande enfasi, attraverso conferenze stampa e videointerviste che ne descrivevano la portata strategica per la sanità digitale trentina. “Tuttavia – continua Demagri - a oltre un anno dall'avvio, emergerebbe un dato che, se confermato, sarebbe di assoluta gravità amministrativa: dopo dodici mesi di attività, non risulterebbe rendicontata alcuna spesa. Nessun investimento contabilizzato. Nessuna attività formalmente registrata. Un intero anno senza avanzamento finanziario su un progetto da quasi 5,5 milioni di euro”.

 

Una situazione che giustamente impone alcune domande elementari: che cosa è stato fatto, concretamente, nei primi dodici mesi? Quali attività sono state avviate? Quali criticità sono state segnalate? Quali azioni sono state intraprese dal Dipartimento Tecnologie di Asuit, responsabile operativo del progetto, per garantire il rispetto del cronoprogramma?

 

La sensazione, riportata da più fonti – spiega ancora Demagri - è che si stia cercando di correre ai ripari, forse tardivamente, forse con una certa apprensione. Ed è proprio per evitare narrazioni distorte, responsabilità improprie o ricostruzioni non documentate che si ritiene necessario chiedere alla Giunta provinciale di chiarire ufficialmente lo stato del progetto, le attività svolte e le eventuali criticità emerse”.

 

Cinque milioni e mezzo non sono pochi. L'Asuit dovrà chiarire che cosa sia stato fatto finora, quali risorse siano state utilizzate e se il cronoprogramma sia stato rispettato.

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