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Trento
11 ottobre | 16:42

Quale futuro per il Monte Bondone? Benetti: "Riqualificare il bacino di Mezzavia e pensare ad una montagna fruibile tutto l'anno che vada "oltre" l'inverno"

"Prima ancora delle singole opere, credo che dovremmo porci una domanda politica: quale Monte Bondone vogliamo consegnare alle prossime generazioni? I cambiamenti climatici stanno modificando profondamente il modo in cui viviamo la montagna. Le precipitazioni nevose saranno sempre meno prevedibili e questo rende necessario superare una visione del Bondone legata esclusivamente alla stagione invernale. Questo non significa rinnegare ciò che è stato fatto fino a oggi, né tantomeno rinunciare allo sci. Significa, piuttosto, costruire un modello capace di guardare oltre l’inverno"

Quale futuro per il Monte Bondone?

TRENTO. Quale futuro per il Monte Bondone? Con particolare attenzione alla Piana delle Viote, da anni ormai al centro di un dibattito.

 

Se n'è parlato qualche giorno fa al Muse, in occasione della presentazione della ricerca svolta dal Museo delle Scienze di Trento e dall'Università di Trento su mandato del comune.

 

All'evento ha partecipato anche il consigliere comunale Alex Benetti, ex presidente della circoscrizione Monte Bondone, che conosce assai bene il territorio e riserva un'attenzione particolare al futuro di quella che viene considerata la montagna "del capoluogo".

 

A partire dalla questione nuovo bacino artificiale: per Benetti la soluzione è, invece, riqualificare quello di Mezzavia.

 

"Qualche giorno fa - esordisce Benetti, oggi consigliere comunale del Pd a Palazzo Thun - ho partecipato alla conferenza di presentazione della ricerca svolta da Muse e dall’Università di Trento, su mandato del Comune di Trento, sulla Piana delle Viote. È stata un’occasione importante per approfondire alcuni aspetti di un territorio che mi sta a cuore e nel quale molti trentini hanno trascorso giornate e costruito ricordi. Durante l’incontro sono stati affrontati diversi aspetti: l’acqua e l’idrologia, la geologia, la flora e la fauna e, più in generale, gli elementi che rendono la Piana delle Viote un ambiente di grande valore naturalistico. Non è mancata l’attenzione agli aspetti economici e turistici, indispensabili quando si ragiona sul futuro di una montagna che deve trovare un equilibrio tra tutela e sviluppo. Tra i temi affrontati vi è stato anche quello della realizzazione di un nuovo bacino artificiale, una questione discussa ormai da diversi anni e sulla quale sono state avanzate differenti ipotesi. Su questo tema credo sia utile ricordare una scelta fatta nel 2021. Quando ero presidente della Circoscrizione del Bondone, avevo sottoscritto, insieme agli Usi Civici del territorio, un documento nel quale indicavamo nell’ampliamento del bacino di Mezzavia un’ipotesi concreta per garantire l’approvvigionamento idrico necessario all’economia legata allo sci e, contemporaneamente, contribuire alla riqualificazione dell’area".

 

L'idea non era piaciuta a tutti, anzi.

 

"Allora questa posizione aveva suscitato molte perplessità - prosegue - e, in alcuni casi, era stata considerata difficilmente realizzabile. Io continuo invece a ritenere che quella possa essere l'unica soluzioni da valutare con serietà, proprio perché consente di affrontare insieme due esigenze che troppo spesso vengono presentate come contrapposte: quella di chi sulla montagna lavora e produce economia e quella di chi chiede una maggiore attenzione alla tutela ambientale.
L’attuale bacino è infatti una struttura ormai datata, realizzata con tecnologie di oltre vent’anni fa. Ragionare sul suo ampliamento e sulla sua riqualificazione significa quindi anche interrogarsi su come adeguare le infrastrutture alle esigenze future. Naturalmente, questo ragionamento non può prescindere dal tema dell’acqua. La ricerca ha evidenziato quanto sia delicato il tema del riempimento dell’invaso, considerato che una parte significativa dell’acqua necessaria viene prelevata dal torrente Vela. È un aspetto che dovrà essere approfondito con attenzione, attraverso dati, studi e una progettazione capace di garantire l’equilibrio idrico del territorio".

 

Il discorso per Benetti è però molto più ampio: quale è il futuro del Monte Bondone? Che montagna vogliamo consegnare a chi verrà in futuro? Secondo l'esponente del Pd è il momento di cominciare ad immaginare una montagna fruibile tutto l'anno e non solamente in inverno.

 

"Ma prima ancora delle singole opere, credo che dovremmo porci una domanda politica - analizza -: quale Monte Bondone vogliamo consegnare alle prossime generazioni? I cambiamenti climatici stanno modificando profondamente il modo in cui viviamo la montagna. Le precipitazioni nevose saranno sempre meno prevedibili e questo rende necessario superare una visione del Bondone legata esclusivamente alla stagione invernale. Questo non significa rinnegare ciò che è stato fatto fino a oggi, né tantomeno rinunciare allo sci, che continua a rappresentare una componente importante dell’economia della montagna. Significa, piuttosto, costruire un modello capace di guardare oltre l’inverno. Dobbiamo immaginare un Monte Bondone fruibile durante tutto l’anno, capace di offrire opportunità diverse a chi lo vive, a chi lo frequenta e a chi vi lavora. Un turismo più articolato, sostenibile e compatibile con le caratteristiche del territorio può rappresentare una prospettiva importante per il futuro economico della montagna".

 

Un discorso che attraversa - inevitabilmente - diversi ambiti.

 

"La vera sfida è riuscire a tenere insieme tutela del territorio, lavoro e sviluppo economico - conclude Benetti -. Non credo che la risposta possa essere semplicemente scegliere una di queste tre dimensioni a discapito delle altre. Serve una visione capace di farle convivere, con scelte responsabili e basate sulla conoscenza del territorio. È su questo che dovrebbe concentrarsi oggi il dibattito sul futuro del Monte Bondone: non sulla contrapposizione tra chi vuole tutelare la montagna e chi vuole farla vivere, ma sulla capacità di costruire un progetto credibile per entrambe le esigenze. Perché tutelare un territorio non significa necessariamente fermarne lo sviluppo. Significa avere il coraggio di progettare il suo futuro, senza perdere di vista ciò che lo rende unico".

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