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Trento
19 ottobre | 19:02

Concessioni idroelettriche, il Trentino guarda al modello francese: “Così si mantiene controllo pubblico delle grandi centrali garantendo apertura del mercato”

Il tema è stato dibattuto oggi (19 ottobre) in una seduta della Commissione speciale d'indagine sulla società Hydro Dolomiti Energia, dove è intervenuta la deputata francese Marie-Noëlle Battistel – protagonista della riforma che ha consentito alla Francia di superare il contenzioso con l'Unione europea

Concessioni idroelettriche, il Trentino guarda al modello francese

TRENTO. Parlando di idroelettrico e del delicato passaggio che attende nel marzo 2029 le grandi derivazioni (anche) in Trentino, alle opzioni già messe sul tavolo per la partita delle concessioni – una delle più importanti, se non la più importante in assoluto, per un territorio con un grande patrimonio legato all'idroelettrico come la Provincia di Trento – si aggiunge ora anche il “modello francese”.

 

Il tema è stato infatti dibattuto oggi (19 ottobre) a Palazzo Trentini, dove è intervenuta la deputata francese Marie-Noëlle Battistel – protagonista della riforma che ha consentito alla Francia di superare il contenzioso con l'Unione europea mantenendo, da una parte, il controllo pubblico delle grandi centrali e garantendo, dall'altra, una forma di apertura al mercato. Ma procediamo con ordine.

 

Nella primavera del 2029, innanzitutto, la maggior parte delle concessioni idroelettriche scadrà, aprendo la strada a nuove procedure di assegnazione – verso le quali l'Italia si è impegnata con l'Ue tramite delle clausole ad hoc inserite nel Pnrr.

 

Ed è proprio su quelle procedure che, da tempo, si discute a livello politico: oltre alle tre “note” infatti – gara pubblica, società a capitale misto pubblico-privato e partenariato pubblico-privato – a livello nazionale si è avanzata la possibilità di una “quarta via”, per l'assegnazione diretta della concessione al gestore uscente a fronte di un massiccio piano di investimenti. Possibilità verso la quale, sia nel caso in cui Bruxelles dovesse dare il via libera alla “quarta via” sia nel caso in cui si dovesse andare a gara, si muoverebbe una proposta sulla quale si è dibattuto molto in Provincia: la possibilità di quotazione di Dolomiti energia – oggi concessionaria, tramite Hydro Dolomiti Energia, di gran parte delle grandi derivazioni sul territorio (Qui Articolo).

 

Negli ultimi mesi poi, seguendo uno “spiraglio” aperto da una proposta approvata dal Consiglio regionale della Val d'Aosta, il consigliere provinciale del Pd del Trentino Paolo Zanella aveva avanzato un progetto di “quinta via” (Qui Articolo), per puntare su un progetto totalmente pubblico di gestione delle concessioni attraverso una società in house – tema del quale il Dolomiti aveva discusso anche assieme al professore ordinario di Diritto pubblico comparato Lorenzo Cuocolo.

 

Al netto delle opportunità – e delle problematiche – che riguardano le opzioni finora emerse, il modello francese è stato approfondito dalla Commissione d'indagine su Hydro Dolomiti Energia, nata proprio per approfondire la storia, gli assetti e la gestione della società in vista delle scadenze delle concessioni, analizzando modelli alternativi e valutando i pro e i contro delle varie proposte.

 

In poche parole, secondo quanto riportato dalla Commissione il modello messo a punto da Parigi permette di “mantenere il controllo pubblico delle grandi centrali idroelettriche senza ricorrere a nuove gare per l'assegnazione degli impianti, garantendo al tempo stesso l'apertura del mercato alla concorrenza”. Un'opzione, continuano le autorità, che “potrebbe offrire spunti anche al Trentino, chiamato ad affrontare il futuro delle grandi derivazioni idroelettriche in vista delle scadenze del 2029”.

 

Come anticipato, a illustrare il percorso che ha portato alla riforma francese è stata Marie-Noëlle Battistel, deputata dell'Assemblea nazionale e vicepresidente della Commissione per gli affari economici, protagonista del negoziato che ha consentito di individuare una soluzione condivisa con le istituzioni europee. Ad aprire la seduta il presidente della Commissione speciale, Andrea de Bertolini, che ha sottolineato l'interesse ad approfondire le ragioni della riforma e i termini dell'accordo raggiunto con Bruxelles.

 

“Battistel – ricostruisce in una nota il Consiglio provinciale – ha ripercorso le ragioni che hanno portato la Francia a opporsi, a partire dal 2010, alla richiesta europea di mettere a gara le grandi centrali idroelettriche. Nel Paese l'idroelettrico rappresenta circa il 13% della produzione elettrica nazionale e gli impianti di potenza superiore a 4,5 MW sono stati storicamente sottoposti al regime delle concessioni. Una scelta, quella di non ricorrere alle gare, motivata dalla volontà di mantenere il controllo pubblico di una risorsa strategica, fondamentale non soltanto per la produzione energetica, ma anche per la gestione delle acque e la prevenzione dei rischi”.

 

A differenza del sistema italiano, fortemente decentralizzato e regionalizzato, in Francia il modello di gestione è fortemente accentrato su un campione nazionale pubblico, Électricité de France (Edf), che oltre alle grandi derivazioni idroelettriche gestisce anche il nucleare – la più importante fonte di produzione energetica in Francia (Qui Articolo).

 

“Il confronto con Bruxelles – continuano le autorità ripercorrendo la discussione in una nota – segnato da due procedure avviate nel 2015 e nel 2019, ha portato, dopo diversi tentativi, a una soluzione alternativa alla messa a gara degli impianti. Il nuovo modello, approvato definitivamente dal Parlamento francese nel giugno scorso, prevede il passaggio a un regime autorizzativo che consente agli attuali operatori di proseguire la gestione delle centrali, mantenendo allo Stato la proprietà delle infrastrutture. Per rispondere alle esigenze di concorrenza è stato introdotto un meccanismo di accesso al mercato di una quota della produzione idroelettrica di Edf, senza mettere in discussione la gestione degli impianti. Una soluzione sostenuta trasversalmente dalle forze politiche francesi e dalle organizzazioni sindacali e che ha portato Edf ad uscire dalla borsa francese, nel giugno 2023, attraverso l'acquisizione da parte dello Stato del 100% delle quote (la rinazionalizzazione è comunque antecedente alla riforma, ed è seguita a una fase di grande crisi del settore nucleare francese che ha portato il presidente Macron a lanciare l'acquisizione ndr). La chiusura dei contenziosi, formalizzata il 1 e il 7 ottobre, consentirà ora di sbloccare gli investimenti rimasti fermi negli ultimi anni”. Da un punto di vista politico, l'Assemblea nazionale francese ha approvato la riforma a larga maggioranza (290 voti favorevoli e 59 contrari) con i voti contrari arrivati dalla sinistra di La France Insoumise e l'astensione del Rassemblement National e degli Ecologisti.

 

Rispondendo alle domande di de Bertolini, Battistel, si legge nella nota, ha approfondito il funzionamento del nuovo sistema: “Per superare le obiezioni europee sulla posizione dominante di Edf, che gestisce circa l'80% degli impianti idroelettrici francesi, è stata prevista l'apertura alla concorrenza di una quota della produzione, individuata nel 40% sulla base di precedenti orientamenti europei. Il dispositivo prevede la messa sul mercato di una parte della produzione idroelettrica (si parla di capacità nazionale ndr), articolata in tre distinti prodotti, attraverso un sistema di aste sottoposto alla supervisione dell'autorità francese di regolazione dell'energia”.

 

In altre parole, Edf continuerà a gestire le singole centrali, mentre altri operatori potranno acquisire diritti economici legati a una parte della produzione. Si tratta dunque di un compromesso tra la Commissione europea, che avrebbe voluto una maggiore apertura al mercato, e le autorità francesi, che puntavano invece a limitarla.

“La riforma – riportano ancora dal Consiglio – è già definitivamente approvata e le prime aste sono previste all'inizio del prossimo anno, mentre Bruxelles continuerà a vigilare sulla sua applicazione”. Successivamente, con una domanda del consigliere Mirko Bisesti, il confronto si è quindi concentrato sulle possibili analogie con il sistema trentino: per Battistel, si legge infatti nella nota, anche la Provincia autonoma potrebbe “valutare una soluzione analoga a quella francese, finalizzata a conservare il controllo pubblico sulla gestione della risorsa idroelettrica”.

 

Sul fronte degli investimenti, ha aggiunto la deputata francese rispondendo alla consigliera Vanessa Masè, Edf ha previsto di destinare 4,5 miliardi di euro di risorse proprie al settore idroelettrico – anche se restano alcune criticità per gli impianti di pompaggio, soggetti a vincoli specifici nella gestione dei bacini, e la necessità di valutare strumenti fiscali capaci di garantire l'equilibrio economico degli operatori.

 

Un ultimo approfondimento ha riguardato poi il rapporto tra produzione idroelettrica e comunità locali: “Battistel ha illustrato l'esperienza delle commissioni locali dell'acqua, organismi territoriali che riuniscono associazioni ambientaliste, pescatori, agricoltori e rappresentanti delle attività economiche per concordare le modalità di utilizzo della risorsa idrica. Presenti in alcuni bacini francesi, queste commissioni costituiscono uno strumento di confronto costante con Edf e intervengono anche nelle decisioni relative a lavori e operazioni straordinarie sugli impianti, con l'obiettivo di conciliare la produzione energetica con le esigenze dei territori e gli altri utilizzi dell'acqua”.

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