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Il mondo universitario si mobilita per i richiedenti asilo: "Il bilancio è positivo ma il clima d'ostilità mette preoccupazione"

L'accoglienza di 5 studenti rifugiati o richiedenti asilo nell'Ateneo di Trento prosegue ormai da quattro anni e si appresta a giungere a conclusione. Alla nuova Giunta passa dunque la palla per capire se proseguire in un'iniziativa sì piena di difficoltà ma molto gratificante, con costi decisamente limitati. Ma oltre a questo progetto, c'è n'è costellazione nata da iniziative di studenti e docenti

Di Davide Leveghi - 31 agosto 2019 - 06:01

TRENTO. Aiutare i rifugiati a proseguire il loro percorso di studi, restituendo loro dignità e progettualità. È questo il senso dei diversi progetti messi in campo dall'Università di Trento, in collaborazione con Opera universitaria, Provincia di Trento e Cinformi, grazie alla firma di un protocollo d'intesa già nell'anno scolastico 2016/2017.

 

Visto l'alto numero di richiedenti asilo riconosciuti in Trentino, l'Ateneo ha deciso infatti di offrire un proprio contributo garantendo a 5 studenti ogni anno l'inserimento universitario presso le proprie facoltà, una borsa di studio e il posto alloggio per un periodo per le meno pari al ciclo triennale del percorso universitario. Un accordo giunto al quinto ed ultimo anno ed in attesa, nuova Giunta provinciale permettendo, di essere rinnovato.

 

È questo lo scopo del progetto sperimentale avviato già nel secondo semestre dell'anno scolastico 2015/2016, con cui i 5 studenti selezionati anno per anno sono stati accompagnati nella fase di orientamento alla scelta universitaria, grazie anche alla valutazione dei loro titoli di studio, iscritti ai corsi di laurea con esonero dal pagamento della quota di iscrizione ai corsi singoli e ai corsi di lingua italiana per stranieri, sostenuti in collaborazione coi singoli dipartimenti per il superamento del test d'ingresso, con il servizio di tutorato e nella domanda di posto alloggio presso l'Opera universitaria.

 

Da qui nascono poi le diverse iniziative messe in campo dall'Università di Trento a sostegno dei richiedenti asilo. “Adotta uno studente”, “Progetto SuXr”, “Alfabetizzazione informatica per i rifugiati”, “Basketball: a world in a word”, “L'italiano e le altre lingue dei rifugiati: seminario linguistico per corso di laurea magistrale”, “Progetto CusCus” ed infine “Wikipedia4Refugees”. Tutte iniziative che, accanto al progetto di accoglienza annuale di gruppi di studenti e studentesse rifugiati o richiedenti asilo, sono emerse su proposta degli studenti e del personale docente dell'Ateneo trentino.

 

“Il bilancio di questi anni è molto positivo per quanto riguarda la mobilitazione del mondo accademico – spiega la professoressa Barbara Poggio, prorettrice alle politiche di equità e diversità dell'Università di Trento – visto anche che ogni attività viene svolta in forma di volontariato sia da parte dei colleghi docenti sia da parte degli studenti. L'idea iniziale era di dare anche noi come università un contributo al sostegno dei rifugiati e richiedenti asilo tramite le nostre competenze, quelle cioè della formazione. La soddisfazione è tanta, anche se siamo dispiaciuti dal fatto che non tutti gli studenti selezionati riescano a proseguire nel percorso, e questo per le grandi difficoltà legate non solo al loro vissuto”.

 

Sono infatti esperienze molto spesso traumatiche quelle che i rifugiati si portano dietro dal Paese d'origine. Storie di abusi, torture, sofferenza, che complicano in una realtà già di per sé complessa e diversa dalla propria, l'intrapresa o la continuazione di un percorso universitario. “Almeno 2 su 5, ogni anno, sono le persone che perdiamo per strada – dice Poggio – e questo inizialmente per degli ostacoli che non consideravamo, poi, nonostante gli aggiustamenti in corso d'opera, per i diversi standard di studio, per le difficoltà dei vissuti, per l'alto sforzo richiesto dal nostro Ateneo”.

 

Difficoltà non certo eliminate dal clima ormai diffuso nel nostro Paese e dalle conseguenti limitazioni imposte al sistema di accoglienza e richiesta asilo. “Il contesto d'incertezza rispetto al futuro non può che essere un'altra complicanza per i ragazzi che intraprendono questo percorso. Si pone infatti un elemento di preoccupazione che incide sulla progettualità”.

 

L'accoglienza nell'Università non è tra l'altro così immediata come ci si potrebbe aspettare. Il processo di selezione è lungo, basato sul merito e su requisiti di competenza vagliati tramite due processi di valutazione, prima del Cinformi, poi dello stesso Ateneo. Lo studente è successivamente supportato nella preparazione dei test d'ingresso ed infine accompagnato nel percorso di studi tramite l'ausilio di un tutor e l'acquisizione di una borsa di studio.

 

“Ci siamo resi conto strada facendo della necessità di inserire degli accorgimenti – continua Poggio – visto che gli studenti, premesse le difficoltà che già possono avere, devono aver bisogno di concentrarsi esclusivamente sullo studio. Per questo abbiamo dato vita al progetto “Adotta uno studente”, un correttivo in forma di crowfunding con cui ci proponiamo di raccogliere 5000 euro all'anno da dividere tra i soggetti selezionati per sostenere spese connesse agli studi e alle esigenze quotidiane. È un accorgimento che abbiamo positivamente attivato lo scorso anno, superando la quota prevista, e pagando ben 56 mensilità”.

 

E così come sono state attivate iniziative che aiutano gli studenti interessati a autosostentarsi, c'è una vera e propria “costellazione” di progetti nati da proposte di docenti e universitari, e dal loro entusiasmo nel partecipare al sostegno dei rifugiati giunti in Trentino. “Io sono molto fiera, ad esempio, del progetto “SuXr” - racconta la professoressa – nato da una proposta dei rappresentanti degli studenti e consistente in un percorso che combina la formazione data dai vari esperti delle discipline dei dipartimenti dell'Ateneo, per analizzare da più prospettive i fenomeni migratori, e dal volontariato degli studenti presso gli enti che lavorano coi rifugiati della Pat. L'anno scorso sono state ben 20mila le ore di volontariato”.

 

Lo sforzo degli studenti, accanto a quello dei professori, viene corredato dalla capacità dell'Ateneo di creare rete con istituzioni e aziende esterne. Da qui nascono progetti come “Wikipedia4Refugees”, con il sostegno della Wikimedia Foundation, con cui si permette ai rifugiati, supportati da esperti del settore, di tradurre nelle loro madrelingue alcune pagine dell'enciclopedia online, o come “Basketball: a world in a word”, progetto nato dalla collaborazione con l'Aquila Basket che utilizza lo sport come mezzo d'inclusione.

 

“Noi cerchiamo di valorizzare le nostre risorse – chiosa Poggio – e, è bene sottolinearlo, tutto questo è frutto di attività di volontariato. Per questo, anche in vista della scadenza del progetto, pensiamo che nonostante l'atteggiamento di questa nuova Giunta sui temi delle migrazioni siano cambiati, ci possa essere spazio lo stesso per ragionare sul merito e l'inclusione. D'altronde, il progetto è piccolo e limitato. Vedremo”.

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