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''Nei neonati il cervello è già pronto per riconoscere i volti'': scoperta del Cimec che aiuterà nella diagnosi dell'autismo

Lo studio dell'Università in collaborazione con l'ospedale di Rovereto, condotto su 60 bambini. I risultati sulla rivista ''Proceedings of the National academy of sciences''

Foto di Giovanni Cavulli
Pubblicato il - 14 febbraio 2019 - 19:41

TRENTO. "Alla nascita c'è già una via preferenziale per l'elaborazione dei volti". È questo il principale risultato della ricerca del Centro interdipartimentale Mente/cervello dell'Università di Trento (Cimec) condotta in collaborazione con i reparti di Pediatria e di Ostetricia e ginecologia dell'Ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto. A illustrare i risultati dello studio, un lavoro di tre anni che potrebbe servire anche nello studio e nella diagnosi dell'autismo, è il primo firmatario dell'articolo pubblicato in merito sulla rivista scientifica "Proceedings of the National academy of sciences" Marco Buiatti, che è anche responsabile tecnico del laboratorio di Elettroencefalografia del Neonatal Neuroimaging Unit del Cimec.

 

La ricerca è stata condotta utilizzando l'elettroencefalografia e una stimolazione visiva oscillatoria lenta: gli studiosi hanno in questo modo identificato un'attività corticale specifica per i volti schematici nei neonati, che si sovrappone al circuito corticale che elabora i volti in età adulta.

 

"Abbiamo studiato le basi neurali della cognizione sociale dei neonati - spiega Buiatti - Gli umani, si sa, sono una specie molto sociale (le interazioni sociali sono fondamentali per la sopravvivenza e lo sviluppo). Come umani siamo molto efficaci nell'individuazione dei volti delle persone che ci circondano. Questo è infatti il modo più facile per identificare le persone".

 

"Negli adulti - prosegue il ricercatore - c'è un circuito neurale preciso che è specializzato nel riconoscimento dei volti. È questo un esempio di organizzazione modulare del cervello. In questo senso i neonati sono interessanti per capire le origini di questa capacità. Osservandoli è possibile studiare ciò che nel cervello c'è prima che si formi l'esperienza. La domanda a cui volevamo rispondere è: "Questa capacità di riconoscere i volti da dove nasce?"".

 

Di trent'anni fa sono gli studi comportamentali che hanno evidenziato che i neonati si orientano verso i volti. "Finora nessuno aveva indagato le basi neurali di questa capacità" spiega Buiatti. Cosa che invece ha fatto il team di ricerca, coordinato dal professor Giorgio Vallortigara e composto da Buiatti, Manuela Piazza (Università di Trento), Elisa Di Giorgio (Università di Padova) e dai medici Ermanno Baldo, Fabrizio Taddei, Carlo Polloni e Giuseppe Menna dell'ospedale Santa Maria del Carmine.

 

La ricerca è stata in parte finanziata dalla Fondazione Caritro. "Abbiamo lavorato in collaborazione con l'ospedale di Rovereto - continua il primo firmatario dell'articolo - e condotto uno studio su base volontaria. Abbiamo esaminato 60 neonati (dieci sono risultati attenti) facendo loro un elettroencefalogramma: parliamo di uno studio breve, tranquillo e innocuo. Per due minuti facevamo vedere delle immagini di alcune facce stilizzate ai bambini e ne registravamo la risposta". 

 

Tre anni di lavoro per implementare il protocollo, registrare i bambini e analizzare i dati: una ricerca che ha dato i suoi frutti. "Abbiamo visto - spiega l'esperto - che nei neonati l'attività cerebrale viene dalle stesse zone specializzate al riconoscimento delle facce degli adulti. Significa che già alla nascita (i bambini che hanno preso parte al progetto avevano tra 1 e 4 giorni, ndr) c'è una via preferenziale per l'elaborazione dei volti".

 

Una scoperta non da poco che, sottolinea Buiatti, "risolve il dibattito": "Si pensava che la corteccia cerebrale dei neonati fosse immatura e poco organizzata".

 

"Speriamo che questa scoperta aiuti nelle diagnosi di autismo, che spesso viene fatta tardi - prosegue - Uno studio precedente del Cimec ha mostrato che l'orientamento verso i volti è infatti diminuito nei neonati a rischio di disturbi dello spettro autistico. Bisognerà fare altri testi con dei campioni grandi, ma se riusciranno si potrà aggiungere ai marcatori già tenuti in considerazione un test più specifico".

 

L'articolo derivato dallo studio, dal titolo "Cortical route for facelike pattern processing in human newborns", è disponibile online (qui).

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