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Autismo, paura degli abbracci e dei toni alti della voce: a Trento scoperto da cosa deriva

Al Cimec di Trento elaborato uno studio che dimostra che l’alterata sensibilità agli stimoli tattili dipende da una ridotta connettività della corteccia somatosensoriale. Bozzi: ''Se le conclusioni saranno confermate, ciò potrebbe aiutare chi interagisce con persone autistiche a ridurre gli stati d’ansia e a favorire relazioni migliori''

Pubblicato il - 31 gennaio 2019 - 15:47

TRENTO. Anche un abbraccio può provocare reazioni amplificate e improntate alla paura e poi ci sono le immagini particolarmente luminose, toni alti della voce, piccoli contatti fisici come una stretta di mano. Tutto ciò può gettare nel panico le persone con disturbi dello spettro autistico. Questo lo si sapeva anche basandosi sull'esperienza diretta ma adesso si trovano conferme scientifiche grazie a un primo riscontro sperimentale. A documentarlo il Cimec dell'Università di Trento (il Centro interdipartimentale Mente/Cervello) con il gruppo di lavoro coordinato dal professor Yuri Bozzi che ha pubblicato in questi giorni la ricerca su uno studio condotto in laboratorio sul prestigioso “Journal of Neuroscience".

 

Lo studio dimostra che l’alterata sensibilità agli stimoli tattili dipende da una ridotta connettività della corteccia somatosensoriale, l’area del cervello che riceve ed elabora questi stimoli, e da una forte attivazione dell’amigdala, regione cerebrale tipicamente coinvolta nelle risposte di paura. ''I risultati del nostro studio - spiega Bozzi - suggeriscono che specifiche caratteristiche anatomiche e funzionali delle aree cerebrali coinvolte nell'elaborazione degli stimoli sensoriali siano alla base di alcuni comportamenti comuni a varie forme di autismo come una risposta alterata agli stimoli sensoriali. Ulteriori studi condotti dal nostro consorzio di ricerca potrebbero estendere queste osservazioni a pazienti affetti da autismo. Se le conclusioni saranno confermate, ciò potrebbe aiutare chi interagisce con persone autistiche a ridurre gli stati d’ansia e a favorire relazioni migliori''.

 

 

disturbi dello spettro autistico raccolgono un insieme di condizioni caratterizzate da una generale difficoltà nello stabilire relazioni intersoggettive. Durante i primi anni di vita, questa difficoltà altera la capacità di mettersi in relazione con gli altri e provoca differenti deficit cognitivi, affettivi e comportamentali. La varietà comportamentale dei disturbi dello spettro autistico ha una forte componente genetica ed è dovuta all’alterazione di diverse aree cerebrali durante lo sviluppo embrionale o perinatale, e può essere ulteriormente modulata dall’influenza dell’ambiente.

 

L'autismo è quindi un disturbo eterogeneo con cause multiple e differente grado di severità dei sintomi (è frequentemente associato ad altre condizioni patologiche tra cui disabilità intellettiva, epilessia e disturbi d'ansia e dell'umore) e si manifesta a partire dal primo anno di vita del bambino anche se una diagnosi completa è generalmente possibile attorno al secondo anno, se non più tardi. Si stima che circa 15 bambini su 1000 siano affetti da autismo, con una netta prevalenza nei maschi rispetto alle femmine.

 

Proprio a Trento si cerca di studiare e analizzare sintomi e cause per andare ad elaborare strategie di intervento e di assistenza. Il lavoro di ricerca si è sviluppato nell’ambito di Train (Trentino Autism Initiative), progetto strategico finanziato dall’Università di Trento per il periodo 2018/2020 e può essere considerato una prima tappa raggiunta nel viaggio di questo particolare “treno” nell’esplorazione e nell’approfondimento dell’autismo. Uno degli obiettivi del progetto, infatti, è studiare i meccanismi biologici alla base delle differenti manifestazioni comportamentali tipiche dei disturbi dello spettro autistico.

 

Train, che è coordinato proprio dal professor Yuri Bozzi, è un consorzio che coinvolge 13 gruppi di ricerca afferenti a varie istituzioni: Università di Trento, Istituto Italiano di Tecnologia, Fondazione Bruno Kessler e Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Allo studio hanno partecipato 4 gruppi di ricerca che fanno parte di TRAIN, guidati rispettivamente da Yuri Bozzi (Centro interdipartimentale Mente/Cervello, Università di Trento), Giovanni Provenzano (Dipartimento CIBIO, Università di Trento), Simona Casarosa (Dipartimento CIBIO, Università di Trento) e Alessandro Gozzi (Istituto Italiano di Tecnologia, Rovereto). Lo studio è stato condotto in collaborazione con il gruppo di Valerio Zerbi del Politecnico Federale di Zurigo.

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