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Cervelli in provetta per studiare i tumori celebrali infantili, al Cibio creati artificialmente degli "organoidi"

Il coordinatore della ricerca, Luca Tiberi: "Lo scopo è affinare la ricerca sui geni responsabili della malattia e sulle strategie di contrasto. In questo gli organoidi ci permettono di farlo efficacemente, senza inoltre ricorrere ad animali di laboratorio"

Di Lucia Brunello - 29 gennaio 2020 - 15:45

TRENTO. I tumori cerebrali sono patologie aggressive che necessitano di trattamenti specifici e complessi e sebbene numerosi passi avanti siano stati fatti nel trattamento di queste malattie, i pazienti che ne guariscono possono presentare effetti collaterali a lungo termine che possono influire negativamente sulla qualità della vita.

 

Proprio perché questi rappresentano la prima causa di morte per cancro nei bambini, l’Università di Trento in collaborazione con Sapienza Università e l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha dato inizio ad una serie di studi accurati per comprendere i meccanismi genetici del cancro del sistema nervoso centrale infantile e delle possibili cure.

 

La ricerca in questione consiste nella creazione artificiale di “organoidi”, dei veri e propri cervelli in provetta che vengono fatti ammalare per trovare una cura che funzioni sui piccoli pazienti colpiti da tumori cerebrali. Il medulloblastoma, oggetto di studio di questo lavoro, è il tumore maligno del sistema nervoso centrale più frequente nei bambini.

 

"Realizzare gli organoidi di tumori cerebrali – sottolinea Luca Tiberi, il coordinatore della ricerca – è molto difficile e richiede delle competenze scientifiche che il Dipartimento Cibio dell’Università di Trento è riuscito ad attrarre e a sviluppare nei propri laboratori. Questi vengono da noi creati a partire da cellule della pelle o del sangue, e si presentano come sfere irregolari, simili a piccole noccioline. Il lavoro da noi portato avanti dimostra quanto sia importante la collaborazione tra università e istituzioni di ricerca italiane per dare vita a progetti innovativi".

 

"Abbiamo anche sviluppato organoidi a partire da cellule di donatori sani – continua – e questi ci hanno permesso di comprendere alcuni meccanismi genetici che stanno alla base dell’insorgenza e dello sviluppo di tumori cerebrali. In particolare lo studio ha confermato il ruolo determinante di due proteine (Otx2 e c-Myc) e ha indagato l’efficacia di alcune strategie terapeutiche a base del farmaco tazemetostat".

 

"Produrre un gran numero di tumori ci aiuterà ad affinare la ricerca sui geni responsabili della malattia e sulle strategie di contrasto. Gli organoidi ci permettono di farlo senza ricorrere ad animali di laboratorio e in un contesto più vicino a quello dei pazienti. Possono rappresentare uno strumento affidabile per sviluppare terapie personalizzate".

 

La ricerca è stata svolta da un gruppo dall’Università di Trento, coordinato da Luca Tiberi che ha coordinato un gruppo di ricerca che ha coinvolto la Sapienza Università di Roma, l’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e l’Irccs Neuromed, Istituto neurologico mediterraneo, di Pozzilli (Isernia). Lo studio ha potuto contare sul sostegno della Fondazione Armenise-Harvard, di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro e della Fondazione Caritro di Trento.

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