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Trento
29 agosto | 11:53

Leucemia pediatrica acuta, potenziale trattamento individuato dai ricercatori UniTn e Yale: “Così la proteina mutante agisce sull'Rna”

L'Università di Trento e quella di Yale hanno individuato un potenziale percorso di trattamento medico per la leucemia megacarioblastica acuta, un tumore del sangue che colpisce in particolare individui in età infantile

TRENTO. I ricercatori dell'Università di Trento e di quella di Yale hanno lavorato assieme per approfondire la comprensione della leucemia megacarioblastica acuta, un tipo di tumore del sangue che colpisce in particolare individui in età infantile: grazie ai risultati raggiunti, i due atenei hanno individuato un potenziale percorso di trattamento medico per la malattia.

 

A confermalo è la stessa UniTn, che sottolinea come lo studio aiuti in particolare a comprendere il coinvolgimento dell'Rna nello sviluppo della leucemia pediatrica acuta, aprendo nuovi scenari sul fronte dei sistemi terapeutici.

 

“La leucemia megacarioblastica acuta (Amkl) – scrive UniTn – è una forma rara e aggressiva di leucemia mieloide acuta che colpisce i megacariociti, le cellule che producono le piastrine. Si manifesta più comunemente nella fascia di età pediatrica, di solito sotto i cinque anni, in particolare in soggetti con sindrome di Down. In Italia colpisce circa sei-sette persone all'anno”.

 

Ad oggi le terapie principali consistono nella chemioterapia e nel trapianto di cellule staminali. Ma non sempre chi riceve questi trattamenti risponde alle cure. Tra i motivi, c'è la scarsa conoscenza del meccanismo di azione della patologia.

 

Nel gruppo di ricerca internazionale che ha lavorato allo studio, precisa l'ateneo: “C'è Toma Tebaldi, professore di Biologia molecolare al Dipartimento di Biologia cellulare, computazionale e integrata dell'Università di Trento che è tra i co-corresponding author dell'articolo scientifico”.

 

Il lavoro è frutto della collaborazione tra il laboratorio di Rna and Disease data science guidato dal docente, il policlinico di Milano con Giulia Biancon, e i laboratori della Yale University, con Madeline Mayday e Manyi Wei e con a capo Diane Krause e Stephanie Halene. Hanno partecipato anche Irene Moratti e Christian Ramirez, entrambi del team di Tebaldi.

 

Gli autori e le autrici, dopo aver analizzato molteplici dati di sequenziamento dell'Rna, hanno identificato il meccanismo alla base della relazione tra lo sviluppo della malattia e una specifica alterazione genetica che si verifica principalmente durante l'infanzia e che provoca la formazione di una proteina mutante: “Si tratta in pratica di due geni che normalmente nel genoma sono separati e che invece vanno a formare una proteina unica (Rbm15-Mkl1) attraverso un processo di fusione. Fusione che provoca il tumore”.

 

Nello studio è stato quindi ipotizzato che “la proteina mutante alteri un processo (chiamato modifica m6A), che serve ad indirizzare il comportamento di particolari Rna responsabili della trasmissione di informazioni genetiche dal Dna. I ricercatori hanno infine scoperto che la proteina mutante può legare e modificare l'Rna, dirottando i normali processi m6A e cambiando il modo in cui l'Rna si comporta normalmente, attivando in particolare in una via di segnalazione critica per i tumori, chiamata Wnt”.

 

Dal punto di vista clinico quindi, lo studio rivela il meccanismo di insorgenza di questo tipo di leucemia e rappresenta un passo avanti nella comprensione della malattia. Dal punto di vista della biologia molecolare, aggiunge un tassello importante per capire l'impatto delle alterazioni dell'Rna sulle malattie umane.

 

Quali quindi le prospettive che si aprono? “Adesso che sappiamo che la proteina mutante agisce sull'Rna – dice Toma Tebaldi – e sulle sue modifiche, l'obiettivo è provare a usare terapie innovative e farmaci mirati, già in fase di sviluppo, che vadano a colpire le alterazioni dell'Rna per correggerle”.

 

Tra gli addetti ai lavori, però, qualche preoccupazione non manca: negli ultimi mesi infatti, parlando di Rna diversi tagli alla ricerca sono stati annunciati negli Stati Uniti, uno dei Paesi leader in questo ambito. “Gli strumenti di collaborazione con gli enti statunitensi stanno cambiando – conclude Tebaldi – e bisognerà trovare nuove soluzioni per accedere a fondi comuni”.

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