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Attualità | 11 agosto 2026 | 06:00

Coltivare canapa in montagna durante un'estate di grande caldo: "Piante che dovrebbero arrivare ad un metro, sono alte la metà". Le difficoltà tra ostruzionismo politico e cambiamento climatico

"Cime di montagna" è una realtà agricola che da dieci anni si occupa della coltivazione e della vendita di cannabinoidi nella Valle dei Laghi, un territorio a cavallo tra le Dolomiti e il Lago di Garda. Dopo la legge 242 del 2016, che ne aveva regolamentato produzione e coltivazione, questo mercato è tornato ormai da anni a scontare una forte stigmatizzazione, cui si aggiunge sempre più forte l'impatto della crisi climatica, che in montagna fa sentire particolarmente i suoi effetti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L'aria pulita delle montagne, la luce intensa e le escursioni termiche naturali rendono la Valle dei Laghi un microclima perfetto per la coltivazione di una canapa ricca di terpeni. È da questa intuizione che, nel 2017, è nata "Cime di Montagna": un'azienda agricola creata da giovani trentini che si occupa di coltivazione di canapa CBD, ormai punto di riferimento per la cannabis legale e di qualità in Trentino.

 

Come molti altri produttori, Cime di Montagna è nata dopo che la legge 242 del 2016, che regolamentava in Italia la produzione e la coltivazione della canapa. Fino ad allora, questa era sostanzialmente vietata, ma, dopo le indicazioni dell'Europa, l'Italia è stata spinta ad aprire alla coltivazione. Questo però non ha certo risolto la stigmatizzazione ideologica che questo mercato da sempre porta con sé, per lo meno nel nostro Paese.

 

Se molte aziende del settore, scemati i primi entusiasmi, hanno presto gettato la spugna di fronte ai recenti stravolgimenti politici del mercato, Cime di Montagna sembra aver retto bene il colpo, e tutt'ora porta avanti la sua produzione a colpi di cause legali contro lo Stato e - al giorno d'oggi - combattendo anche contro una sempre più pervasiva crisi climatica.

 

"Siamo partiti pian piano, con i piedi di piombo, soprattutto per la questione normativa, perché sono ormai anni che il Governo cerca, in un modo o nell'altro, di farci chiudere", racconta Andrea Cavattoni, titolare dell'attività. "Siamo quindi cresciuti gradualmente e ormai sono quasi dieci anni che lavoriamo in questo settore. Abbiamo iniziato nel 2017 con 300 piante e adesso ne abbiamo quasi 5000, distribuite ogni anno su circa due ettari di terreni".


Per arrivarvi è stato necessario partire da una selezione delle genetiche di canapa più adatte alla valle: non a caso, oggi, i loro prodotti prendono il nome dalle montagne che circondano la valle: il nome di ogni olio è un lago (Caldonazzo Drops, Levico Drops, Toblino Drops), ogni varietà di fiore è una montagna (Adamellow, Panarotta Pine, Baldo Cream) e ogni tisana una valle del Trentino-Alto Adige (Tisana Val di Fassa, Val di Sole, Val Gardena).

 

È stato necessario infatti selezionare attentamente la canapa più adatta: prima di tutto affinché rispettino i valori di THC consentiti (inferiori allo 0,5%) e poi dal punto di vista della funzionalità della pianta su quel preciso terreno. "Si tratta di genetiche che hanno sviluppato determinati caratteri, un po' come i vini: alcune producono più cannabidiolo, cioè CBD, e molto meno THC".


La formula è senz'altro vincente, ma - per gli stessi motivi - è anche più esposta alle oscillazioni di un clima imprevedibile. "Coltiviamo all'aperto, senza serre, senza pesticidi. Le nostre piante crescono a contatto diretto con il sole del Trentino. Ed è proprio questa scelta che dà ai nostri fiori e ai nostri oli il loro profilo aromatico unico: non riproducibile in ambiente controllato. Ogni lotto viene poi analizzato da laboratori terzi certificati, garantendo trasparenza totale su CBD, THC e terpeni per ogni prodotto che spediamo".

 

Alle difficoltà di carattere politico e normativo, infatti, si aggiunge oggi il problema del cambiamento climatico, che in montagna si fa sentire ancora più forte che altrove. Il caldo ha delle conseguenze sulle piante. Questo, chiaramente, non riguarda solamente i coltivatori di canapa, ma tutti gli agricoltori che lavorano con coltivazioni stagionali.

 

"Queste ondate di calore e questi sbalzi stagionali così forti non permettono alla pianta di svilupparsi normalmente, soprattutto per quanto riguarda l'apparato radicale. Sono piante che crescono molto rapidamente, un po' come le zucchine e tutte le altre colture che vengono coltivate qui. Hanno una crescita molto veloce e, se ricevono delle botte di calore così forti, il loro sviluppo si blocca. Di conseguenza non riescono nemmeno a portare a termine la produzione, quindi il frutto, oppure, nel nostro caso, il fiore".


Quest'anno – ammette sconfortato Cavattoni - la produzione sarà sicuramente molto inferiore. "Piante che allo stato attuale dovrebbero essere alte almeno un metro, si sono fermate a mezzo metro per il caldo che blocca la vegetazione".

 

Peraltro, bisogna ricordare che Cime di Montagna, dal punto di vista idrico, è molto più fortunata di altre realtà. Essendo in Trentino e in una valle particolarmente fertile, l'acqua non manca, inoltre il consorzio che gestisce l'irrigazione è molto efficiente. "Se ci sono problemi – riferisce il titolare dell'azienda - riescono anche a pompare l'acqua dai laghi. Ciò nonostante, anche questo non è abbastanza, e stiamo comunque arrivando ad avere delle difficoltà. Speriamo nell'arrivo delle piogge e che le cose vadano un po' meglio".

 

In tutti questi anni, nonostante le difficoltà, l'interesse per questo mercato è comunque molto vivo, anche se inevitabilmente guarda quasi esclusivamente al di là delle Alpi. "Noi siamo cresciuti parecchio. All'inizio ero praticamente io insieme a un amico, adesso siamo in cinque-sei, l'azienda cresce ogni anno e noi esportiamo il 99% di quello che produciamo all'estero, in tutta Europa".


In Italia, spiega Andrea Cavattoni, con il decreto Sicurezza di aprile 2025 hanno chiuso circa l'80% dei negozi. "Sono riusciti a mettere in difficoltà un intero settore (si parla di circa 3mila aziende e 30mila posti di lavoro, per un mercato in crescita che fattura oltre 500 milioni di euro l'anno). Noi abbiamo continuato comunque, perché ci abbiamo creduto. Abbiamo fatto causa allo Stato, al Tribunale di Trento, e abbiamo ottenuto un ottimo risultato, che è quello che ci permette di lavorare ancora oggi".

 

Ad ora, la cura delle piantagioni è nelle mani degli stessi soci, tra cui lo stesso Cavattoni. La gran parte dell'attività viene seguita direttamente da loro e, di recente, si sono occupati anche di consulenza per altre aziende, essendo stati tra i pionieri del settore e avendo ormai maturato parecchia esperienza. Quale sarà il futuro di questo mercato nella Penisola, ad ora, non è dato sapere. Certo è che, per Cavattoni e colleghi, la strada per fronteggiare le sfide, vecchie e nuove, che emergono sempre più prorompenti, è ancora molto lunga.

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