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Coronavirus, la Provincia dimentica gli universitari. Meneghini: ''50mila euro per 10mila studenti e nessuna parola sugli affitti''. Udu e UNITiN: ''Proposte inascoltate''

Dure critiche dal mondo universitario alla Provincia per le insufficienti misure messe in campo per aiutare gli studenti fuori sede. Dopo una prima riunione del tavolo la Pat non avrebbe più fatto sapere nulla. Meneghini (Consiglio degli Studenti): "Non sono abbastanza i 50 mila euro stanziati per 10 mila studenti fuori sede. Si sta dimostrando dalla Pat mancanza di visione e miopia nel gestire una situazione del genere"

Di G.Fin - 13 giugno 2020 - 06:06

TRENTO. “Ignorati” dalla Pat, “finiti nel dimenticatoio” . Gli studenti universitari non ci stanno. Per i fuori sede che studiano all'Università di Trento i tanti decantati provvedimenti di aiuto che sarebbero dovuti arrivare dalla Provincia sembrano essersi rivelati solo poche briciole. Un aiuto dai 50 ad un massimo di 250 euro per chi si trova in un alloggio dell'Opera Universitaria e uno stanziamento totale di 50 mila euro per un “bonus”  affitti a fronte di circa 10 mila fuori sede

 

Numeri ben diversi da quelli che erano stati prospettati in un primo incontro del tavolo con rappresentanze studentesche, i Comuni di Trento e Rovereto, la Provincia, l'Opera Universitaria, le Categorie Economiche e i piccoli proprietari.  Il tema non è certamente meno importante di altri se si pensa che la città capoluogo senza i fuori sede perderebbe quasi 10 milioni di euro al mese. E gli effetti si stanno facendo sentire anche in queste settimane. 

 

Il problema sta nel fatto che dopo il primo incontro del tavolo, servito per improntare un cammino in comune da portare avanti per affrontare questa emergenza, nessuno ha più saputo nulla.  “Già dopo alcuni giorni – ha spiegato Edoardo Meneghini, presidente del Consiglio degli Studenti – abbiamo portato delle proposte e allo stesso Bisesti abbiamo subito chiesto una data per un nuovo incontro del tavolo per andare avanti assieme. La Provincia, però, non  ha più fatto sapere nulla". 

 

Il “Bonus affitti” era stata una delle idee che sembrava avesse raccolto in modo unanime giudizi positivi Avrebbe aiutato moltissime famiglie che si sono trovate davvero in difficoltà in questa crisi causata dall'emergenza coronavirus. “L'aver stanziato – spiegano gli universitari – 50 mila euro per l'intera platea di fuori sede, tra i quali ci sono anche tantissimi trentini che arrivano dalle valli, sembra essere invece quasi una presa in giro”. “Le analisi che avevamo fatto e dalle quali poi era arrivata la nostra richiesta – spiega Meneghini – mostravano che servivano molti ma molti più soldi per riuscire a mettere in campo un intervento che potesse almeno un po' dare ossigeno alle famiglie”. 

 

Dalla Pat, insomma, picche. Nessun dialogo e nessun confronto dopo il primo accenno di tavolo. In realtà le cose non sono però ferme. Sta infatti proseguendo il dialogo tra gli studenti e il Comune di Trento. “L'amministrazione ha capito – ha spiegato Meneghini – quanto siano importanti per il territorio gli studenti e non parlo solo a livello economico. Stiamo ancora cercando con il Comune di mettere in piedi qualche intervento ma i tempi sono lunghi non essendo questa una loro diretta competenza”.  Altre regioni italiane hanno addirittura deciso di annullare gli affitti. Qui da noi l'Opera universitaria e la Provincia si sono guardate bene di non adottare un provvedimento simile. “E' successo in Piemonte, in Liguria per citarne alcune. E' incredibile che in Trentino non sia fatto nulla per mantenere gli studenti. Si sta dimostrando dalla Pat mancanza di visione e miopia nel gestire una situazione del genere” ha concluso il presidente del Consiglio degli studenti, Edoardo Meneghini. 

 

A criticare duramente le scelte della Pat è anche l'Udu e l'UNITiN , le due maggiori rappresentanze studentesche in Trentino. “È da oltre un mese che la Provincia tace e non vuole rispondere alle problematiche degli oltre diecimila studenti e delle studentesse fuori sede a Trento. Non è stata investita una singola parola per una comunità che ogni anno porta milioni e milioni di euro di ricchezza al territorio” viene spiegato dall'Unione degli Universitari in una nota.

 

L'Unione degli Universitari si dice profondamente sdegnata “dall'ennesimo schiaffo in faccia” di una classe politica che tratta gli studenti  come una massa di portafogli da spremere”. E oltre al danno, subiamo la beffa. “Gli unici provvedimenti varati dai leghisti non sono altro che una mancia, del tutto insufficiente per rispondere alle esigenze dei fuori sede e delle famiglie. Riteniamo che un contributo una tantum da 50  a 250 euro per i/le residenti nelle strutture Opera e lo stanziamento di 50 mila euro  per gli oltre diecimila fuori sede sia una ridicola scusa per poter dire di aver fatto qualcosa: non basta, e ormai il danno economico è fatto”  spiegano. 

 

“Le forze politiche – ha concluso la coordinatrice Paola Paccani - ci trattano come turisti, non come cittadini: siamo venuti qui per studiare, non per villeggiare, e portiamo ricchezza economica e culturale al territorio. Quando troveranno la città deserta a settembre, piangeranno lacrime di coccodrillo, ma a noi non interessa. Avremmo dovuto essere presi sul serio. Siamo amareggiati, ma continueremo a lavorare su proposte anche di lungo periodo per risolvere il problema degli affitti: Trento rimane, nonostante tutto, la nostra città di adozione”.

 

A parlare di impoverimento generale della città è anche UNITiN . "Ciò a cui stiamo assistendo è un impoverimento generale del centro città, sia dal punto di vista economico, che da quello culturale. Come è stato detto più volte, con i più di 16mila studenti che frequentano la città, non è più possibile pensare a Trento senza pensare anche al ruolo degli universitari. Sappiamo di non essere gli unici che hanno bisogno di una mano in questo momento, ma sappiamo anche che l'assenza degli studenti sta avendo un impatto incredibile sull'economia trentina e rischia di mettere in ginocchio molte attività". Proprio per questo, hanno spiegato i rappresentanti di UNITiN , quando si sono seduti al tavolo con la Provincia e tutti gli enti coinvolti, dalle associazioni di categoria, alle amministrazioni comunali, l'obiettivo è stato quello di promuovere proposte ragionevoli, che tenessero conto degli studenti, ma senza dimenticare gli altri. "Queste proposte - concludono - seppur inascoltate finora, sono valide e crediamo che possano ancora riparare al grande danno causato dall'assenza di una misura. Però c'è estrema urgenza, non possiamo più aspettare".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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