Nuovi studentati e ricerca vicina al territorio, l'Università è pronta a ripartire in presenza. Deflorian: ''Non ci saranno privilegiati, attività di sensibilizzazione per chi non si è vaccinato''
Investimenti nell'edilizia con nuovi studentati, spazi per lo studio e lo sviluppo delle attività di ricerca. Ma anche progetti didattici da portare avanti, il completamento del piano Medicina e tanto altro. A metà settembre l'Università di Trento inizierà il nuovo anno accademico in presenza. Tanti i nodi da sciogliere e sul quale il rettore Deflorian è pronto a confrontarsi: "Ci sono molte sfide e costruiremo un piano strategico tutti assieme"

TRENTO. Il 13 settembre inizierà il nuovo anno accademico e saranno oltre 17 mila gli studenti che potranno tornare a lezione in presenza. Sarà un momento importante dopo un anno e mezzo di lockdown e l'attesa è tanta.
“Sarà un passo in avanti importante per l'uscita progressiva dalla situazione di emergenza che abbiamo vissuto” ci dice Flavio Deflorian rettore dall'aprile di quest'anno dell'Ateneo trentino. Per lui sarà anche il primo inizio d'anno accademico nel ruolo di rettore. I temi sul tavolo sono tanti e vanno dalla discussione sul Green pass, la necessità di nuovi spazi per l'Università di Trento agli aiuti per gli studenti fino al ruolo della ricerca. Tutte questioni di prima importanza in questa nuova ripartenza.
Rettore Deflorian, mancano poche settimane all'inizio del nuovo anno accademico e per l'Università sarà un momento molto importante. Come sarà?
Sarà un inizio in condizioni diverse rispetto all'anno scorso e anche a quelle vissute nel periodo finale dell'anno precedente. La pandemia, come tutti sappiamo, non è finita. Però noi ci troviamo in una situazione nuova, ci troviamo quest'anno finalmente a poter organizzare l'attività didattica prevalentemente in presenza con modalità che sono proprie nostre.
Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo cercato di far fronte alla situazione inventandoci modalità e adattandoci alla situazione creata dalla pandemia con grande sforzo delle studentesse e degli studenti ma anche dei docenti che attraverso l'uso della didattca in remoto hanno supplito a una situazione difficile. Questa situazione emergenziale noi vogliamo però progressivamente superarla. Speriamo di avere una larghissima maggioranza di studenti in presenza a partire da metà settembre quando inizieremo i corsi. Non sarà ancora un anno accademico così come lo conoscevamo in passato, ma sarà però un passo in avanti importante verso un'università di persone che si incontrano, si parlano e si vedono.
All'inizio dell'anno accademico non tutti gli studenti saranno vaccinati. Si parla di una stima del 20% che non avrà il Green pass. L'Università ha in mente degli interventi di sensibilizzazione?
Prima di tutto è bene chiarire che stiamo andando verso una didattica in presenza e questo significherà che anche i docenti sono obbligati ad essere in presenza e ad avere il Green pass. Non ci saranno privilegiati. Il docente che non dovesse svolgere l'attività in didattica in presenza, senza giustificati motivi, incorre nelle sanzioni che già sono previste nel decreto Draghi.
Il tema della sensibilizzazione è importante. Io ho l'impressione che noi ci siamo rapportati con la pandemia pensando un po' di correre i 100 metri o al massimo i 400 metri, come se stessimo correndo una maratona. Avremo ancora mesi davanti in cui bisognerà completare le vaccinazioni e forse arriverà anche la terza dose. Noi vogliamo continuare un'opera di sensibilizzazione. Ne sto parlando con i colleghi in questi giorni. Magari aprendo delle occasioni di confronto per discutere dei dubbi e delle perplessità, facendoci aiutare da degli esperti per dare informazioni aggiuntive.
Io credo che tra chi non si vaccina ci siano tante persone con opinioni diverse, sicuramente ci sono i cosiddetti “no vax” difficili da smuovere, ma ci sono anche persone che hanno semplicemente paura e che vanno tranquillizzati e persone che non hanno tutte le informazioni e vanno informate meglio. Noi intendiamo accompagnare l'inizio dell'anno accademico con delle azioni di formazione e informazione che possano aumentare la percentuale di vaccinazione che nel caso degli studenti è ipotizzabili superi l'80%. Un valore superiore alla media della popolazione e forze anche alla percentuale dei dipendenti dell'Università.
Nell'ultimo anno e mezzo abbiamo visto l'importanza della ricerca portata avanti dai centri di eccellenza dell'Università di Trento. Fondamentale anche a livello locale per dare informazioni corrette e consentire scelte adeguate nel contrastare la pandemia. Si è riaffermato il ruolo di collegamento tra il mondo della ricerca e il territorio. Una strada da proseguire?
Uno degli aspetti positivi, volendo cercarli in una situazione così difficile, è stato proprio il fatto che si è rinsaldato il legame tra chi fa ricerca, chi lavora nell'Università con il territorio e tutta la popolazione. In questi mesi abbiamo capito ancora di più che la competenza e la conoscenza sono importante. Se stiamo migliorando la situazione questo dipende dai vaccini che sono stati sviluppati da ricercatori di tutto il mondo. E' una direzione che dobbiamo sempre seguire e noi continueremo a farlo. L'università di Trento sta sviluppando il progetto della scuola di Medicina e il salute sarà un tema centrale anche nei prossimi anni nell'ambito della ricerca e della formazione della nostra Università. Su questo continueremo a portare avanti collaborazione a 360 gradi.
La pandemia ha lasciato per strada tantissimi problemi che si sono abbattuti sui bilanci delle famiglie e sulla capacità di quest'ultime di accompagnare i figli nel proprio percorso formativo. L'Università di Trento quali strumenti pensa di mettere in campo per aiutarle?
Ci sono due piani che dobbiamo tenere presenti. Da un lato la situazione d'emergenza alla quale abbiamo cercato di venire incontro alle famiglie e agli studenti ampliando la zona di esenzione delle tasse universitarie e mettendo in atto una serie di strumenti a supporto di chi ha reali esigenze di aiuto di tipo economico. Dal punto di vista degli alloggi, avevamo già in mente di aumentarne l'offerta pubblica. E' in via di costruzione un nuovo studentato a Piedicastello e ne stiamo progettando altri come nel caso di Rovereto oltre all'ampliamento di San Bartolameo a Trento sud. Sono progetti che non si fanno in poche settimane o pochi mesi. Ma da qui ai prossimi 2 – 3 anni avremo un'offerta rafforzata degli alloggi a costi accessibili per studenti e studentesse. Stiamo cercando anche di studiare un modo per aiutare chi è alloggiato in strutture di libero mercato, abbiamo avviato un ragionamento con la Pat e l'Opera Universitaria.
Per lei sarà un inizio anno accademico importante perché sarà il primo da rettore. Una sorta di primo giorno di scuola.
Esattamente, il primo di ogni rettore è l'anno in cui si elabora un piano strategico che guida le attività dell'intero periodo di sei anni. Lavorerò oltre che sulla gestione ordinaria non semplice in questi tempi, anche nello sviluppo di un piano strategico. Costruire una road-map per i prossimi 5 – 6 anni. Ci sono molte sfide a partire dal completamento del progetto di Medicina al tema dell'edilizia perché avremo bisogno di nuovi spazi. Sicuramente bisogna investire in nuovi edifici. Poi sulla base delle proposte che arriveranno dal basso, dai dipartimenti, costruiremo questo piano strategico, questo tracciato di attività e obiettivi che ci accompagnerà per i prossimi anni.
Le rappresentanze studentesche chiedono di mantenere la didattica on line (video delle lezioni sul sito dell'Università) per chi si trova a non avere il Green pass. Lei cosa ne pensa?
Voglio incontrare gli studenti e discuterne. Un punto fermo è che dobbiamo accompagnare nel migliore dei modi gli studenti non presenti, che non frequentano. Dobbiamo pensare che tra chi non ha il Green pass ci possono essere casi validi, persone fragili che per varie ragioni non si sono potute vaccinare. Ma ci possono essere anche studenti che magari hanno il Green pass ma non possono essere presenti per ragioni legate a questioni economiche o famigliari che impediscono di frequentare. Noi vogliamo seguire tutti i nostri studenti, ma non sono convinto che le lezioni registrate siano una modalità ottimale da questo punto di vista. Potrebbe esserlo in qualche caso ma potrebbero esserci degli incontri online ad hoc. Vorrei discuterne con gli studenti e con il corpo docente per capire le modalità che magari potrebbero anche essere differenziate a seconda dei corsi.
Di sicuro non ci dimenticheremo e faremo qualsiasi sforzo per aiutare chi non sta in aula. La didattica mista ha dei limiti, può essere una soluzione buona in alcuni casi ma non in tutti. Di sicuro prevedremo dei materiali e delle modalità che andranno ad aiutare anche gli studenti che non frequentano affinché raggiungano gli obiettivi prefissati.







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