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Covid, ventilazione meccanica nelle scuole? Battiston: “Circa 6000 euro per ogni aula ma non è tra le spese obbligatorie. Serve un ricambio d’aria non un ricircolo”

Il professor Roberto Battiston del dipartimento di Fisica all’Università di Trento ha spiegato perché, per convivere con la pandemia, il governo potrebbe investire in un’adeguata ventilazione degli ambienti chiusi, in particolare nelle scuole: “Su questo punto siamo rimasti indietro. Una questione sostanziale che deve essere affrontata”

 

Di Francesca Cristoforetti - 11 gennaio 2022 - 05:01

TRENTO. “Senza dubbio sarebbe importante investire in sistemi di ventilazione meccanica controllata a scambio di calore per il ricambio d’aria in modo da fronteggiare il virus.  Basti guardare la Germania che ha fatto investimenti importanti in questo settore già molto tempo fa”. Roberto Battiston, professore e coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del dipartimento di Fisica all’Università di Trento, ha sostenuto che un’adeguata ventilazione degli ambienti chiusi dovrebbe essere una delle cose su cui investire per convivere con l’infezione da Covid 19, una pandemia diventata ormai endemica da quasi due anni.

 

“Anche se gli studenti – ha spiegato il professore a Il Dolomiti – devono tenere le mascherine e sono a distanza, queste misure perdono di efficacia nel momento in cui si rimane tante ore nella stessa stanza: questo vale per tutti i luoghi chiusi, dove l’aria stagna e rimane ferma”. Il ricambio d’aria è quindi “una questione sostanziale che deve essere affrontata”.

 

Mentre in Germania “sono stati stanziati cinquecento milioni di euro per impianti di ventilazione e depuratori d’aria per le scuole” già nel 2020, in Italia “se ne è parlato poco – ha sostenuto Battiston – per cui in molti casi si arieggia aprendo le finestre, cosa difficile da fare d’inverno. Su questo punto siamo rimasti indietro”. I costi per equipaggiare un’aula scolastica, “dell’ordine di circa 6000 euro per ognuna, – ha proseguito – dovrebbero fare parte degli interventi   del governo, ma oggi la ventilazione non è tra i punti delle spese obbligatorie nelle scuole, ma al più tra le indicazioni”.

 

Il ricambio d’aria per quanto riguarda treni a lunga percorrenza e aerei è stato realizzato. In realtà è un discorso più complesso, ha sostenuto Battiston, “in quanto nonostante le misure adottate, bisogna considerare anche il livello di contagiosità del virus, il quale, come nel caso di questa variante Omicron, si diffonde molto rapidamente”.

 

Secondo diversi studi, la diffusione del contagio infatti non passa soltanto attraverso i “droplet, ma tramite aerosol, goccioline più piccole che rimangono nell’ambiente e che possono essere eliminate solo con un opportuno ricambio d’aria” (Qui articolo).

 

Le mascherine si sono rivelate un dispositivo fondamentale, ma come ha sottolineato il fisico, “né la chirurgica né la Ffp2 aderiscono perfettamente al viso: il contagio può comunque avvenire soprattutto se si passa tanto tempo nello stesso ambiente al chiuso e con Omicron bastano quantità davvero minime di virus”.

 

Molto spesso c’è anche un problema nel riscaldamento o raffreddamento delle aule, che “non sempre utilizzano l’aria dall’esterno, perché dovrebbero riscaldare o raffreddare volumi troppo grandi per cui viene riutilizzata quella già in circolo nella stanza”. Il condizionamento in quanto tale però “non basta – ha dichiarato Battiston – quello che serve è il ricambio d’aria non il ricircolo”. 

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