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Qualità dell'aria in classe, ecco i risultati dello studio sulle scuole in Alto Adige: “Non si tratta solo di Covid: impatto su salute, soglie dell'attenzione ed apprendimento”

Secondo i ricercatori del progetto Qaes, ad una migliore qualità dell'aria interna “corrisponde una maggiore capacità di apprendimento” per gli studenti. La strategia più efficace e imprescindibile è il ricambio d'aria, che può avvenire con diversi meccanismi, dall'apertura automatica delle finestre all'installazione di macchinari per la ventilazione meccanica. Nessun miglioramento invece dopo l'utilizzo di purificatori dell'aria attivi o pannelli passivi

Di Filippo Schwachtje - 26 gennaio 2022 - 16:59

BOLZANO. La ricerca è stata portata avanti per tre anni, coinvolgendo 16 classi in 12 diversi istituti tra Alto Adige e Ticino, in Svizzera, l'obiettivo? Approfondire il tema della salubrità dell'aria nelle scuole, individuando possibili soluzioni per garantirla: ecco i risultati del progetto Qaes. Si tratta di un'iniziativa dal valore di oltre 1 milione di euro coordinato da Idm Alto Adige, l'organizzazione che si occupa di innovazione, sviluppo e marketing per la Provincia di Bolzano, i cui risultati finali sono stati presentati a Bolzano il 26 gennaio. Insomma, mentre la pandemia sta mettendo di nuovo a dura prova il sistema scolastico, aumentano gli istituti che ricorrono alla tecnologia per migliorare l'aria in classe, come soluzione di supporto ai vaccini e alle altre strategie di contenimento del virus: ma quale differenza c'è fra le soluzioni offerte dal mercato? Come devono essere utilizzate e in quale contesto? Cosa è più efficiente per la salubrità dell'aria?

 

Le indagini di Qaes per rispondere a queste domande sono state condotte a partire dal 2019, permettendo quindi una comparazione fra la situazione pre-pandemica e dopo l'arrivo del Covid-19, grazie alle due campagne di misurazioni effettuate. E parlando proprio del virus, dicono i ricercatori, una delle conclusioni più importanti da cui partire per affrontare il problema è che la qualità dell'aria e dell'ambiente indoor in classe non ha a che fare solo con il rischio diffusione Coronavirus: ha un "impatto diretto sulla salute degli studenti, sul mantenimento delle soglie d'attenzione e apprendimento, nonché sul loro benessere psicologico”. Nessuna soluzione poi è sufficiente da sola: "C'è bisogno di un approccio integrato e ogni tecnologia deve essere correttamente scelta, concepita, dimensionata, manutentata ed utilizzata in un processo che vede coinvolti progettisti, tecnici, personale scolastico e studenti”.

 

“Sono due le soluzioni più efficaci riscontrate – spiega la consulente del Laboratorio analisi aria e radioprotezione della Provincia di Bolzano Clara Peretti, che ha lavorato al progetto – l'utilizzo di un macchinario (decentrato, silenziato e con una portata di 800 metri cubi all'ora) in grado di garantire il ricambio dell'aria nelle stanze, oppure l'apertura automatica delle finestre una volta raggiunto il livello soglia di CO2 in classe”. Fra tutti gli inquinanti infatti, all'interno dello studio l'anidride carbonica è stata presa come indicatore di qualità dell'aria, anche in termini di possibile presenza di sostanze nocive volatili o di virus e batteri. Il team di Qaes insomma ha osservato che solo i cosiddetti sistemi attivi (che garantiscono una buona qualità dell'aria in maniera autonoma, senza un contributo degli utenti, come appunto la ventilazione meccanica controllata o i serramenti con apertura automatica) o quelli di monitoraggio con notifica sono efficaci per l'abbattimento della CO2.

 

“Prima della pandemia – continua Peretti – quando di ventilazione si parlava ancora poco, sono stati raggiunti picchi nelle sezioni analizzate (tutte di circa 24 alunni più un'insegnante) anche di 4-5mila parti per milione di CO2. Con l'utilizzo della ventilazione meccanica e l'apertura automatica dei serramenti non è mai stato superato il valore di 1000”. Un risultato molto importante se si considera che la soglia sotto la quale si consiglia di rimanere è proprio di 1000 ppm di anidride carbonica. “I punti critici emersi per i due sistemi – spiega Peretti – sono rispettivamente un calo dell'umidità relativa per quanto riguarda l'utilizzo dei macchinari e i disagi legati alle temperature invernali per l'apertura automatica delle finestre”.

 

Nessun effetto evidente, continuano i ricercatori, è stato invece riscontrato per i sistemi di purificazione, che trattano l'aria senza ricambiarla con l'esterno, i sistemi passivi, che migliorano l'aria senza bisogno di energia elettrica (ad esempio materiali tessili assorbenti e pitture fotocatalittiche) e per i sistemi di monitoraggio senza notifica, che controllano la qualità senza fornire indicazioni sulle azioni da intraprendere. Per il monitoraggio con notifica invece, concludono gli esperi, la principale criticità è rappresentata dal fatto che sul lungo periodo, man mano ci si 'abitua' alla presenza di un indicatore, e questo tende a “non essere più controllato”, perdendo quindi efficacia nel mancato uso.

 

Come ribadito dai ricercatori di Qaes, ad una migliora qualità dell'aria interna corrisponde anche una maggiore capacità di apprendimento degli studenti, nonché un miglioramento delle soglie di attenzione e del loro benessere psicologico. “In generale le aule con ventilazione – spiega infatti Peretti – sono state per esempio scelte dai docenti per l'organizzazione di assemblee. Le nostre conclusioni si sono basate sulla letteratura disponibile e sulle interviste realizzate con docenti e alunni: in generale sono state segnalati una serie di effetti positivi, tra i quali l'assenza di affaticamento”. Le tecnologie però, conclude Carlo Battisti, project manager di Qaes, vanno opportunamente impiegate: “In quest'ottica, Quaes ha messo a punto alcuni strumenti, tra cui le linee guida per la progettazione, protocolli di misurazione, una piattaforma di knowledge sharing per la raccolta dati delle misure di qualità dell'aria nelle scuole, un tool di progettazione per calcolare la portata di ventilazione, un tool di autodiagnosi che permette al gestore della scuola di valutare la probabile qualità dell'aria interna nella classe in funzione di alcuni parametri chiave”

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