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Il Covid non se ne andrà? Servono soluzioni strutturali, per The lancet fondamentali misure di ventilazione e filtraggio dell'aria

In uno studio del The Lancet si riporta che il Covid non solo si diffonda per via aerea, ma che sia probabilmente il principale canale di trasmissione. Per questo accanto ai vaccini e dispositivi di protezione già esistenti si potrebbe investire su adeguati sistemi di ventilazione, come gli Hepa

Foto di Ospedale Bambino Gesù
Di Francesca Cristoforetti - 10 gennaio 2022 - 21:06

TRENTO. “Le piccole particelle inalate dalle persone possono contenere virus, compreso quello che causa il Covid-19.  Se arriva un ospite a casa tua, il miglioramento della ventilazione (flusso d'aria) può aiutare a evitare che le particelle di virus si accumulino nell'aria. Una buona ventilazione, insieme ad altre azioni preventive, come stare a due metri di distanza l'uno dall'altro e indossare correttamente le mascherine, può aiutare a evitare di prendere e diffondere il Covid-19”.  Così ha scritto il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), uno dei più importanti organismi di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, il 17 dicembre dello scorso anno. Ma non è il solo a confermare che un’aerazione adeguata potrebbe essere una possibile soluzione per fronteggiare quest’epidemia, a cui ancora non sappiamo dare un termine.

 

Questo virus purtroppo non andrà via e dovremmo imparare a conviverci – sosteneva la virologa Ilaria Capua in un’intervista del 13 novembre scorso a In onda – conosciamo l’avversario molto più di prima e abbiamo degli strumenti di prevenzione e di cura”. Accanto quindi a strumenti quali vaccini e misure di sicurezza anti contagio, perché non investire maggiormente anche in una corretta ventilazione degli ambienti, anche meccanica?

 

Sono tanti infatti gli studi che confermano che arieggiando il luogo in cui ci si trova, aprendo la finestra o con degli adeguati purificatori d’aria, diminuisca il rischio di contrarre l’infezione, che non varia soltanto in base alla sensibilità dell’individuo ma dal numero di particelle di virus a cui una persona è esposta. L’aerazione potrebbe rivelarsi una grande soluzione anche per il futuro, nonostante sia ancora sottovalutata.

 

Secondo uno studio di The Lancet, è provato che il Covid non solo si diffonda per via aerea, ma che sia “probabilmente il principale canale” di trasmissione (QUI ARTICOLO). Se un virus infettivo è principalmente trasmesso per via aerea, riporta la ricerca, un individuo può potenzialmente essere infettato via aerosol quando inala quelle piccole particelle di “una persona infetta che espira, parla, grida, canta, starnutisce o tossisce”.

 

Ridurre la trasmissione del virus per questo canale “richiede misure - scrive The Lancet – per evitare l'inalazione di agenti infettivi, tra cui la ventilazione, il filtraggio dell'aria, la riduzione dell'affollamento e del tempo trascorso al chiuso, l'uso di mascherine, con attenzione alla qualità e alla vestibilità delle stesse”.

Da quasi due anni che viviamo questa pandemia, ormai diventata endemica, si è parlato tanto di “droplets”, le grosse goccioline che escono dalla bocca e che cadono per gravità, e di igienizzazione di superfici attraverso cui potrebbe avvenire il contagio.

 

Vista anche la trasmissione per via aerea, accanto a strumenti di prevenzione già esistenti, i sistemi di ventilazione potrebbero essere integrati con gli Hepa, particolari sistemi di filtrazione a elevata efficienza, in questo caso di gas, “per ridurre il numero di particelle infettive trasportate dall'aria”, sostiene il Cdc.

 

In una sua ricerca il centro statunitense ha dimostrato come “l'uso di pulitori d'aria Hepa in una sala conferenze ha ridotto significativamente l'esposizione dei partecipanti e di un oratore alle particelle sospese prodotte da un infetto simulato”.

 

I depuratori d'aria “erano più efficaci quando erano situati al centro della stanza vicino alla fonte di aerosol”. Inoltre, “la combinazione degli Hepa – scrive lo studio – e di mascherine è stata più efficace dell'uno o dell'altro intervento presi singolarmente”. L'uso di mascherine senza pulitori d'aria “ha ridotto l'esposizione alle particelle infette del 72% - prosegue – e l'uso di pulitori d'aria senza mascherine fino al 65%”. Se usati insieme invece, i due dispostivi hanno ridotto il rischio “fino al 90%”. Questo studio dimostra come l’utilizzo di questi dispositivi in ambienti chiusi sia fondamentale, proprio perché all’interno dei locali aumenta la probabilità di essere infettati, proprio perché in mancanza di un ricambio d’aria.  

 

 

 

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