''Covid, stop all'isolamento domiciliare per i positivi'', la proposta di Costa ma gli esperti frenano: ''La circolazione del virus è molto alta e tornano ad aumentare i ricoveri''
Il sottosegretario alla Salute si è detto possibilista rispetto a porre uno stop all'isolamento domiciliare per i positivi e anche Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma, la pensa come lui: ''Grazie ai vaccini la malattia è simile ad altre delle vie respiratorie. Diventerà un virus endemico quindi dobbiamo spingere sulle terze e quarte dosi e sul richiamo vaccinale annuale''. Contrari Galli e il presidente degli ordini dei medici

ROMA. “Credo che siamo molto vicini a questo traguardo, cioè lo stop all'isolamento domiciliare per i positivi. D'altronde l'obiettivo è quello della convivenza con il virus e se parliamo di convivenza non possiamo che rimuovere anche l'isolamento per i positivi”. Queste le dichiarazioni del sottosegretario alla Salute Andrea Costa che stanno dividendo l'opinione pubblica e gli esperti del settore. Se c'è chi crede che il sistema sia pronto a questa sorta di ''liberi tutti'' a molti sembra impossibile rimettere tutto alla responsabilità dei cittadini visto anche quanto ancora il virus circola e come restino delle sacche di popolazione che ancora non hanno fatto nemmeno una dose di vaccino (a seconda delle regioni si va da meno di un 10% in Puglia a un 16% in Alto Adige).
E infatti il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli si è già detto contrario a questa ipotesi: “I positivi al Covid stanno aumentando e la diminuzione dei ricoveri sta frenando; la circolazione del virus è molto alta, e da oggi non ci sono più le mascherine obbligatorie e quindi la possibilità che i contagi aumentino è reale. Consiglio quindi molta prudenza, soprattutto per solidarietà nei confronti dei più fragili che potrebbero essere infettati. Il consiglio è cioè di riflettere prima di prendere decisioni di questo genere, perché al momento non ci sono le condizioni per una simile decisione”. Frena anche l'infettivologo Massimo Galli: “Manterrei ancora il piede sul freno. I numeri degli ultimi giorni, a partire dai dati dell'ultimo monitoraggio della Fondazione Gimbe, non possono infatti lasciarci tranquilli e indicano un'inversione di trend della pandemia, con i contagi ed i decessi che hanno ripreso a salire. Siamo cioè di fronte ad una possibile recrudescenza della pandemia, dettata dalla variante più infettiva Omicron 5, e non siamo in grado di dire ora quale potrà essere la ricaduta sugli ospedali, quindi consiglierei cautela”.
Diversa l'opinione di Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma. Per lui lo stop all'isolamento domiciliare, grazie alle persone che si sono vaccinate e che quindi proteggono sé stesse (e il sistema sanitario) dagli effetti più gravi della malattia oltre che il prossimo riducendo la circolazione del virus, è possibile. “Penso sia una decisione che può essere presa - ha dichiarato - ciò tenuto anche conto che la malattia, allo stato attuale e non nella forma grave, è simile ad altre malattie respiratorie. Bisogna insomma convivere col virus. Ciò ovviamente non significa però non tenere gli occhi aperti e non tornare sui propri passi se necessario”.
Il punto, ha ribadito, è che di questo virus “non ci possiamo liberare ma possiamo pensare che la pandemia finisca nei termini con cui la conosciamo: diventerà cioè un virus endemico, con focolai periodici ma momentanei. E in questo scenario - conclude - possiamo fare solo una cosa: potenziare le vaccinazioni, e ciò significa potenziare la terza dose che è al 67% di copertura e la quarta dose per i fragili, arrivando in futuro ad un richiamo vaccinale annuale”.


















