Covid, fino a che punto si alzerà la curva? Battiston: “L'Rt in Italia già sopra 1 ed in Trentino Alto Adige arriva a 1,6. Oggi il virus trattato in modo simile all'influenza"
In Trentino e in Alto Adige il livello dell'indice di trasmissibilità, dice il professore di UniTn, è tra i più alti d'Italia avendo superato, negli ultimi giorni, la soglia di 1,6: “Il bacino di infetti però è relativamente basso, ma se si dovesse continuare così vedremo un accumulo di positivi al quale seguirà un aumento anche dei decessi”. Fino a che punto si alzerà quindi la curva nella nuova ondata?

TRENTO. “Rispetto all'ondata estiva, quando la crescita dei contagi era determinata dall'arrivo della nuova sottovariante di Omicron, Ba.5, in questo momento la curva sta crescendo a causa del cambio di stile di vita della popolazione, con il crollo della distanza sociale e l'utilizzo sempre minore delle mascherine: oggi in sostanza l'unica azione di contenimento contro il Covid è la vaccinazione, un po' come accade con l'influenza”. Con l'importante differenza però, dice a il Dolomiti il coordinatore dell'Osservatorio dati epidemiologici del Dipartimento di Fisica dell'Università di Trento Roberto Battiston, che con il Covid c'è il rischio che la curva torni nuovamente ad alzarsi abbastanza da “portare il numero dei decessi ancora una volta ad un livello insopportabile” e che, in questa fase, non è ancora chiaro a quale intensità di diffusione del virus la curva “si stabilizzerà”.
In base ai dati degli ultimi giorni infatti, spiega il professore: “I tassi di occupazione nelle aree mediche e nelle terapie intensive stanno crescendo più velocemente che in passato. Rispettivamente registriamo infatti un aumento circa del 4% e del 6% giornaliero, l'unica fase in cui abbiamo visto una crescita così veloce è stata nel luglio scorso, con il passaggio alla nuova sottovariante dominante, Omicron 5”. Il dato di partenza però, continua Battiston, vede una prevalenza ancora bassa: “In questo momento in Italia abbiamo circa 210 letti occupati in terapia intensiva, con un tasso di crescita grossomodo di 10-15 ricoveri al giorno, ovvero del 6-7%”. In termini di contagi invece, il bacino di attualmente positivi (o perlomeno, di quelli che hanno comunicato la loro positività) ha superato la soglia dei 500mila cittadini, dopo essere sceso sotto quota 400mila dopo l'ondata estiva (in cui si era raggiunto un massimo di circa 1 milione e 200mila positivi).
“Per capire fino a che punto si alzerà la curva nella nuova ondata – spiega il professore – bisogna guardare all'indice di trasmissibilità, che attualmente oscilla in Italia tra l'1,1 e l'1,2. Si tratta di un valore al di sopra della soglia epidemica, ma non ancora eccessivamente alto. Bisogna ricordare che l'Rt nazionale a luglio ha raggiunto quota 1,5 e l'inverno scorso è arrivato addirittura a 2,2. In questa fase dunque la crescita c'è, ma è per ora più contenuta”. Se però si guarda la situazione a livello territoriale emergono importanti differenze e, tra i territori con gli indici più alti, c'è proprio il Trentino Alto Adige. “Entrambe le Province partono da una prevalenza – dice Battiston –, cioè da un bacino di attualmente positivi sul territorio, piuttosto bassa, ma presentano valori di Rt molto alti, fino all'1,6. Sia a Bolzano che a Trento il numero di infetti sta quindi aumentando rapidamente”.
Al momento (nonostante le tre vittime segnalate oggi dalle autorità sanitarie altoatesine, Qui Articolo), il numero dei decessi rimane comunque contenuto. “Le vittime quotidiane – precisa infatti l'esperto – si possono collegare al valore della prevalenza del virus, al ritmo di circa 1 ogni 10mila infetti registrati. Attualmente, con 500.000 infetti registrati, a livello nazionale parliamo di circa 50-60 vittime al giorno, ma se il trend di crescita dovesse rimanere quello attuale sempre più persone fragili, anziani e non vaccinati entreranno in contatto con il virus e quindi vedremo un aumento anche per quanto riguarda i decessi. La veloce crescita della curva che stiamo osservando dovrebbe preoccuparci, perché come abbiamo visto più volte negli scorsi mesi una diffusione molto alta può portarci a dei valori di prevalenza così alti che, nonostante un tasso di decessi molto più basso rispetto alla Delta, possono portare a centinaia di decessi al giorno, come è successo a febbraio”.
Cosa aspettarsi dunque per i prossimi mesi? “E' difficile dirlo. Come già anticipato, questa ondata nasce dalla ripresa delle attività (in particolare di quelle al chiuso) dopo la 'pausa' estiva e non dall'arrivo di una nuova variante come accaduto in estate, quando la curva è poi scesa anche grazie all'insieme di fattori climatici ed ambientali che con la bella stagione riducono naturalmente le occasioni di assembramento in spazi al chiuso. Nella fase attuale bisogna considerare che sono saltate un po' tutte le protezioni, a partire dall'utilizzo della mascherina, e quindi l'unico elemento di contenimento nei confronti del virus è la grande quantità di persone che hanno ricevuto la vaccinazione. In questo senso l'approccio attuale al Covid è per certi versi molto simile a quello che abbiamo con l'influenza. Non sappiamo quanto la curva degli infetti crescerà e quando inizierà a scendere. L'ultima ondata della Omicron B5 in luglio, fra salita e discesa è durata due mesi, ma non è ancora chiaro il picco che raggiungerà la diffusione della malattia in questa ondata autunnale”.





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