La pandemia è finita? Bassi: "Nuova ondata al via, ma è la 'nuova normalità'. Stop alle mascherine sui trasporti? Dopo anni la gente dovrebbe sapere come comportarsi”
Mentre in tutta Italia i casi aumentano, con oggi (30 settembre) i cittadini dicono addio all'obbligo di mascherina sui mezzi di trasporto: ma qual è la situazione epidemiologica in Italia? Per l'ex rettore dell'Università di Trento: "La nuova ondata sta iniziando, ma è la 'nuova normalità'. Anche senza obblighi oggi i cittadini dovrebbero capire come comportarsi"

TRENTO. “La nuova ondata sta iniziando: la fase di calo che avevamo registrato ad agosto ed inizio settembre si è esaurita. Quello che non possiamo sapere in base ai dati attuali è quanto questa ondata sarà intensa sul fronte della pressione ospedaliera”. È da questo dato che Davide Bassi, ex rettore dell'Università di Trento, parte per delineare l'attuale quadro epidemiologico nel nostro Paese, mentre la circolazione del virus a livello nazionale è in crescita e, per quanto riguarda le disposizioni anti-contagio, i cittadini sono pronti da oggi (30 settembre) a dire addio all'utilizzo delle mascherine anche sui mezzi pubblici.
Come già riportato infatti (Qui Articolo), con la fine del mese l'obbligo di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie scade su treni, autobus, traghetti, mezzi di trasporto scolastico e via dicendo, rimanendo invece in vigore (fino al 31 ottobre) nei luoghi di lavoro dove i lavoratori non possono mantenere le distanze di sicurezza (e, dopo la proroga decisa dal Governo, per lavoratori, utenti e visitatori delle strutture sanitarie, socio-sanitarie ed Rsa, Qui Articolo). Il tutto, come detto, mentre i dati relativi alla circolazione del virus indicano una curva pandemica in risalita e l'avvio di una nuova ondata. “La situazione nella quale ci troviamo però – sottolinea Bassi – è la 'nuova normalità', abbiamo osservato questo andamento più volte negli ultimi anni”.
Oggi, in sostanza: “Anche senza obblighi – dice Bassi – i cittadini, in particolare gli anziani ed i più fragili, dovrebbero capire come comportarsi. Se i miei coetanei per esempio (l'ex rettore di UniTn è nato nel '48 ndr) facessero la quarta dose di vaccino aggiornata contro Omicron sarebbe sicuramente un dato positivo. Per quanto riguarda la mascherina poi, siamo in una fase in cui non è necessario imporla ovunque, ma se una persona presenta per esempio patologie particolari dovrebbe ovviamente tenerla. Ripeto: i miei coetanei in particolare dovrebbero averlo capito, anche se ne vedo molti, per esempio, girare senza dispositivi di protezione (e probabilmente senza aver fatto la quarta dose) al supermercato”.
In termini numerici, nonostante la risalita dei contagi (secondo gli ultimi dati Gimbe i casi in Italia sono cresciuti del 34% in una settimana, mentre la campagna di vaccinazione per anziani e fragili non decolla, visto che ad oggi solo il 17% ha ricevuto il richiamo), a livello ospedaliero la situazione rimane al momento ampiamente sotto controllo. “Le persone ricoverate in terapia intensiva – precisa infatti Bassi – sono poco più di un centinaio a livello nazionale, ma la soglia di allarme è intorno ai mille posti letto occupati, anche se c'è da dire che Omicron 5 è uno dei virus più contagiosi mai rilevati nella storia della medicina. La mortalità però ormai riguarda sostanzialmente persone particolarmente fragili a causa dell'età avanzata o di particolari patologie e la capacità di cura fortunatamente è migliorata, anche se nel nostro Paese si usano poco e male antivirali ed anticorpi monoclonali. Abbiamo speso milioni per comprarli ma per problematiche legate alla burocrazia sanitaria stanno invecchiando nei magazzini”.
A livello territoriale però, come evidenziato dal report di Gimbe, la situazione cambia in maniera importante da zona a zona. Sia la Provincia di Trento che quella di Bolzano per esempio, nella settimana dal 21 al 27 settembre hanno presentato indicatori superiori rispetto alla media nazionale: per quanto riguarda l'occupazione di aree mediche, a Bolzano la percentuale è arrivata al 15,8% contro una media italiana del 5,7% (a Trento il livello è arrivato all'11,6%), mentre per quanto riguarda le terapie intensive, Bolzano è stato addirittura il territorio peggiore a livello italiano, con una percentuale di posti letto occupati in terapia intensiva pari al 4%, contro una media nazionale dell'1,4% (a Trento il livello è arrivato al 2,2%). Negli ultimi dati forniti ieri (29 settembre) dalle autorità sanitarie altoatesine (Qui Articolo), a fronte di un calo nel numero di posti letto occupati in terapia intensiva (passati da 4 a 2), il totale dei contagi è cresciuto per il nono giorno consecutivo, superando quota 100 pazienti ricoverati in area medica. In Trentino invece si registra una leggera flessione sul fronte della pressione ospedaliera, con i ricoveri calati di 6 unità da 59 a 53 (3 i pazienti in rianimazione, Qui Articolo), ma ben 658 casi positivi in sole 24 ore.
“I dati più importanti – conclude Bassi – sono i nuovi ricoveri in terapia intensiva ed il tasso di occupazione all'interno delle strutture ospedaliere. Per quanto riguarda le rianimazioni siamo arrivati ad un plateau, ad una fase in cui la discesa dei nuovi ingressi si è sostanzialmente arrestata. È probabile che nelle prossime settimane vedremo quindi un continuo aumento dei ricoveri, anche se il valore assoluto dal quale si parte oggi è abbastanza basso. Come detto, sul futuro l'unica cosa certa che possiamo dire è che la nuova ondata si sta innestando in queste fasi. La mia speranza personale (ma parliamo solo di opinioni, non certo di previsioni scientifiche) è che questa nuova ondata non sia così intensa e che si riesca a gestirla senza mandare in crisi gli ospedali”.


















