Covid, torna la preoccupazione: in Trentino 81 ricoverati e 3 persone morte in una settimana. Vaccinazioni a rilento e le regioni puntano a dei nuovi 'Open Day'
I numeri sono contenuti nell'ultimo bollettino, in una settimana ci sono stati tre decessi legati al Covid19. I pazienti che sono ricoverati in Trentino sono 81 con un aumento di 11 persone in più nell'arco di una settimana. Sempre nello stesso bollettino si registra anche una persona in terapia intensiva

TRENTO. I contagi Covid19 tornano a preoccupare. Nonostante in Trentino il numero dei positivi non sia al momento preoccupante, l'attenzione rimane alta. L'andamento delle scorse settimane è stato in crescita e le somministrazioni di vaccino vanno molto a rilento tanto che è a rischio il raggiungimento della soglia di immunizzazione dello scorso anno.
Proprio ieri a livello nazionale si è riunita la Cabina di Regia dedicata alle campagne vaccinali Covid e influenza convocata dalla direzione generale della prevenzione del Ministero della Salute a cui hanno partecipato i rappresentanti delle Regioni. "Le Regioni hanno assunto l'impegno a potenziare tutte le azioni necessarie per implementare la vaccinazione di prossimità, attraverso Open Day vaccinali e ponendo i medici di medicina generale, farmacie e tutti i setting assistenziali nelle condizioni di aumentare la propria offerta vaccinale, provvedendo a una più efficiente distribuzione delle dosi di vaccino Covid e antinfluenzale" è stato successivamente dichiarato.
Ad oggi in Trentino sono circa 15 mila i vaccini anticovid somministrati mentre sono oltre 88 mila quelli contro l'influenza. Uno scostamento elevato che fra le tante motivazioni ha anche il fatto che diversi medici di base hanno deciso di non offrire la vaccinazione contro il Covid invitando i propri pazienti a rivolgersi all'Azienda sanitaria.
LA SITUAZIONE IN TRENTINO
I contagi hanno portato, da ormai diverse settimane, un aumento della pressione sugli ospedali.
Lo dimostrano anche i numeri nel bollettino che è stato emesso nei giorni scorsi e che riguarda l'ultima settimana di novembre.
In una settimana ci sono stati tre decessi legati al Covid19. I pazienti che sono ricoverati in Trentino sono 81 con un aumento di 11 persone in più nell'arco di una settimana. Sempre nello stesso bollettino si registra anche una persona in terapia intensiva.
VACCINAZIONI A RILENTO
Sia l'azienda sanitaria di Trento che il ministero da diverso tempo stanno lanciando continui appelli per invitare la popolazione alla vaccinazione. Si sta assistendo, però, ad una disaffezione generale e questo, vista la situazione epidemiologia in evoluzione, crea preoccupazione.
Poco o nulla si sta muovendo e il fronte più critico sembra essere quello dei medici di base. I motivi sono molti, dalle consegne dei vaccini al fatto che da ogni fiala di Pfizer si devono ricavare almeno sei dosi con il rischio di doverle in parte gettare se alla fine il paziente non si presenta.
“Sul territorio ci sono circa 330 medici di base – ha spiegato a il Dolomiti il segretario Smi Trentino Nicola Paoli – e sono stati inizialmente muniti di vaccino antinfluenzale. Una media di circa 300 monodosi ciascuno, a seconda poi delle richieste che provenivano dagli studi. Un impegno non indifferente visto la carenza di medici esistenti e il numero elevato che ogni medico deve seguire”.
Il vaccino anticovid, invece, non sarebbe stato consegnato, inizialmente, in contemporanea con quello antinfluenzale. “Non ci è stato consegnato fin da subito anche l'anticovid – ha spiegato Paoli – perché si è deciso di vaccinare prima tutti i pazienti delle Rsa. Un'operazione ancora in corso. Questo però ha comportato il fatto che numerosi nostri pazienti si sono vaccinati con l'antinfluenzale e non sono poi tornati per l'anticovid”.
Ma accanto a questa motivazione c'è anche un altro motivo che ha portato vari medici di base a somministrare l'antinfluenzale invitando poi i pazienti a rivolgersi all'Azienda sanitaria per l'anticovid. Contro l'ultima variante “kraken”, viene utilizzato il vaccino Pfizer. Da una fiala di questo vaccino si devono ricavare almeno 6 dosi e la gestione di tutto questo, per almeno i medici, è insostenibile e laborioso. Molti, quindi, hanno preferito concentrarsi solo sull'antinfluenzale che è monodose. Con buona pace di chi, magari, rivolgendosi al proprio medico vorrebbe ottenere entrambe le vaccinazioni.
A confermare l'aumento dei contagi e l'impegno dei medici nelle vaccinazioni è Valerio Di Giannantonio, Segretario Provinciale Fimmg Trentino. “Come medici di famiglia, forti del rapporto fiduciario con i cittadini, rinforziamo il messaggio del direttore generale dell'Apss Antonio Ferro e di Maria Grazia Zuccali, direttrice del Dipartimento di Prevenzione, in merito alla necessità di mettere in sicurezza anziani e fragili. La vaccinazione antinfluenzale ed anti Covid – ha spiegato Giannantonio - è lo strumento più efficace per prevenire i casi gravi, l’ospedalizzazione e la morte ed è un atto di responsabilità individuale e collettiva”.







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