Covid, è in aumento la positività in Trentino. Crisanti a il Dolomiti: "La popolazione non è più protetta". Preoccupa una sottovariante: "Per nuovo vaccino servirebbe circa un mese"
L'incremento dei casi si sta vedendo in Trentino e la conferma arriva dai dati forniti dal Ministero della Salute. Nell'ultima rilevazione è stato registrato il 18.6% di positività nel nostro territorio. A preoccupare è la nuova sottovariante di Omicron che risulta essere, però, meno aggressiva di Delta

TRENTO. L'aumento di casi di Covid si sta registrando anche sul nostro territorio. Nonostante la malattia, al momento, non stia portando a conseguenze simili a quelle conosciute negli anni scorsi, l'attenzione rimane molto alta.
L'aumento ha portato anche all'accelerazione dei preparativi per introdurre i nuovi vaccini progettati nello specifico contro le varianti. Come ha specificato l'Ema questi funzioneranno contro le sotto-varianti di Omicron, ovvero quelle che stanno colpendo più persone al mondo in questo momento.
Incremento dei casi si sta vedendo in Trentino e la conferma arriva anche dai dati arrivati dalle rilevazioni che vengono fatte dal Ministero della Salute. L'ultima tabella di aggiornamento settimanale prende in considerazione il periodo dal 31 agosto al 6 settembre (mettendolo a confronto con i precedenti sette giorni). L'indice di positivà passa dal 12% al 18.6% per il Trentino.
I numeri sono, come detto, ben diversi da quelli che registravamo due anni fa ma giorno dopo giorno la preoccupazione aumenta. Certamente una delle cause deriva dal calo della protezione contro il Covid che stiamo assistendo in tutta la popolazione. A confermarcelo è Andrea Crisanti che oltre ad essere stato ordinario di microbiologia all’Università di Padova, è stato uno degli esperti in prima linea contro il Covid 19.
“Quello a cui stiamo assistendo in queste settimane – spiega Crisanti a il Dolomiti – è dovuto principalmente a due fattori. Innanzitutto il tempo che è passato per la popolazione dall'ultima vaccinazione. Ormai sono trascorsi diversi mesi e assistiamo quindi ad un calo della protezione generale”.
Il secondo elemento è dovuto alla nuova variante. A settembre 2023, ha attratto su di sé le attenzioni delle autorità sanitarie una nuova variante di Sars - CoV-2, sottoposta a monitoraggio da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): si tratta di Eris o variante EG.5. Questa variante è una delle cause dell'impennata dei casi. E' in poche parole una variante derivante da Omicron. “Questa variante – spiega Crisanti – sembra essere più resistente alla risposta immunitaria che si è sviluppata. La buona notizia è che, essendo una sotto-variante di Omicron, è meno aggressiva di Delta”.
I sintomi, quindi, sembrerebbero più leggeri ma è anche vero che contratta da chi è fragile o con altre patologie all'apparato respiratorio rischia comunque di diventare pericolosa.
In merito alle vaccinazioni al momento nulla di certo. “Quello che dobbiamo analizzare in queste settimane – spiega sempre Andrea Crisanti – è l'evoluzione delle varianti e come queste si manifestano. E' chiaro che se sono varianti che danno problemi solamente a persone fragili è un conto. Ma se a registrare problemi sono anche i sani e i giovani allora è tutta un'altra storia”.
Per questo occorrerà anche capire quale sarà il vaccino anticovid per la campagna immunitaria. “Se servisse un nuovo vaccino – conclude l'esperto – riusciremmo ad averlo in poco tempo. I vaccini Mrna sono facilmente programmabili. Se ci è voluto un anno partendo da zero per averne uno, ora ci riusciremmo in un mese”.














