Le caserme di Strino vincono il premio Gubbio. Bertolini: ''Rispettata la ruderizzazione e la riappropriazione del sito da parte della natura''
Si trattava di un vero e proprio villaggio militare oggi riqualificato nel rispetto dell'ambiente e degli spazi che in questi anni di abbandono la natura si è ripresa, per una struttura che si trova a Vermiglio in Val di Sole, a quota 1850 metri, posta sul confine tra Trentino e Lombardia utilizzata durante la prima guerra mondiale

GUBBIO. ''Per la qualità di un intervento di recupero della memoria che si coniuga con il rispetto delle trasformazioni che la storia ha provocato e si integra nel paesaggio silenzioso della montagna in cui è immerso''. Con questa motivazione Daniele Bertolini ha vinto il Premio Gubbio 'Sezione italiana' per il suo progetto di ''recupero e valorizzazione delle caserme di Strino''. Un vero e proprio villaggio militare riqualificato nel rispetto dell'ambiente e degli spazi che in questi anni di abbandono la natura si è ripresa, per una struttura che si trova a Vermiglio in Val di Sole, a quota 1850 metri, posta sul confine tra Trentino e Lombardia utilizzata durante la prima guerra mondiale come base logistica di appoggio alle vicine fortezze austroungariche Zacarana e Mero e alle postazioni fortificate dislocate lungo la prima linea del fronte.
Il progetto è stato curato dallo studio di architettura Art&Craft, di Daniele Bertolini e Catia Meneghini di Pellizzano ed ha ottenuto il prestigioso premio nazionale promosso da Ancsa - Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici e dal Comune di Gubbio con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia. Un premio molto importante assegnato ogni 3 anni per premiare gli esempi positivi di riqualificazione, rigenerazione, riuso fisico, economico e sociale dei centri storici e dei contesti urbani e paesistici (in passato sono stati premiati il Comune di Bologna, un progetto di riqualificazione del centro storico di Siracusa, lo Spazio Vedova alle Zattere, su progetto dall’architetto Renzo Piano e altri).
Il progetto di Bertolini aveva come obiettivo generale il recupero delle Caserme di Strino inserendolo nel sistema museale della Grande Guerra sul territorio di Vermiglio, costituito da un paesaggio fortificato di primaria importanza nel contesto della regione-fortezza trentina, con caratteristiche del tutto peculiari (qui ha avuto origine il mito della cosiddetta ‘Guerra Bianca’) e di notevole consistenza riguardo alle testimonianze fisiche ancora presenti. ''In conformità a questo orizzonte di riferimento - spiega l'architetto trentino - il progetto si è posto in primo luogo l’obiettivo di arrestare il processo di degrado delle strutture superstiti e del loro consolidamento mediante le metodologie del restauro conservativo, restituendo leggibilità ai singoli manufatti e all’insediamento nel suo insieme e rendendolo visitabile in sicurezza''.
Accanto a ciò, in un’ottica di conservazione complessiva della memoria, l’intervento ha voluto dare conto dell’azione esercitata dal trascorrere del tempo sul corpo degli edifici (negli anni ‘30, soprattutto, forte Strino fu interessato dall’azione dei recuperanti, che estrassero i metalli dalle strutture fortificate determinando gravi lesioni e crolli), cioè la fase della ruderizzazione e della riappropriazione del sito da parte della natura dopo le spoliazioni del dopoguerra. Ecco perciò che il bel lariceto cresciuto all’interno di una delle costruzioni è stato preservato, mantenendone la quota a livello superiore rispetto a quella originaria del resto dell’edificio, evidenziata dai lacerti di pavimentazione rinvenuti.
Allo stesso modo, i depositi lapidei di crollo formati dalle pietre metamorfiche caratteristiche del luogo che avevano colmato i locali seminterrati delle costruzioni, dopo essere stati temporaneamente rimossi per consentire il risanamento delle strutture murarie, sono stati in parte riposizionati; così come in qualche punto a ridosso delle murature esterne sono stati ricollocati i cumuli di pietrame delle pareti franate, ricreando quel contrasto di tessiture tanto caratteristico allo stato attuale e ripristinando con ciò anche quell’efficace funzione rivestita dai materiali di crollo di rinforzo statico delle murature e di ostacolo alla colonizzazione della vegetazione infestante, che paradossalmente ha contribuito nel tempo alla conservazione dei manufatti.
''Infine - conclude Bertolini - l’intervento non ha rinunciato alla valorizzazione delle qualità paesaggistiche del luogo, ricercando soluzioni a basso impatto finalizzate a mettere in condizione il visitatore di muoversi a proprio agio fra natura e costruito, immerso nel maestoso scenario della foresta. I larici presenti sul sito, in questo senso, giocano un ruolo essenziale in quello che potrebbe essere paragonato a un allestimento scenico, dove la memoria ha preso il posto della finzione''.
E per rendere più fruibile tutta l'opera è stato realizzato un info point costituito da una bacheca in acciaio Corten contenente, in una nicchia, alcuni reperti rinvenuti nel corso dei lavori e la planimetria del complesso, con un testo che ne illustra brevemente la storia e i criteri seguiti nel recupero.






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