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Il fenomeno della moda, Ruffini (Moncler): ''Emozionare e trasmettere energia. Così ho rivoluzionato un brand in crisi''

A palazzo Geremia per il Festival dello sport il protagonista è Ruffini, in dialogo con Paola Pollo, fashion editor del Corriere della Sera, che ripercorre le tappe di un marchio affermatissimo dopo anni bui e spiega come è cambiato il settore: "Oggi comunicare è più complicato, serve una strategia internazionale capace di declinarsi nelle varie culture per parlare a giovani e persone più mature"

Di Luca Andreazza - 10 ottobre 2019 - 21:22

TRENTO. "Oggi è più facile intercettare il consumatore, ma è più difficile dialogare perché i canali di comunicazione sono tantissimi". Così Remo Ruffini, presidente e amministratore delegato di Moncler, che aggiunge: "Abbiamo un team di persone in grado di raccontare le storie. E' importante tenere un dialogo continuo per conquistare il consumatore, senza imporre nulla. Emozionare e trasmettere energia è il segreto".

 

E' un fenomeno nella moda. A palazzo Geremia per il Festival dello sport il protagonista è Ruffini, in dialogo con Paola Pollo, fashion editor del Corriere della Sera, che ripercorre le tappe di un marchio affermatissimo dopo anni bui e spiega come è cambiato il settore. "Mi sembrava - dice l'imprenditore figlio d'arte - che il brand avesse dimenticato le origini e le radici. Sono ripartito da lì e ho cercato di lavorare sul prodotto. La visione è quella di fare tante cose, ma nel migliore dei modi e di grandissima qualità. Sviluppo e cambio della distribuzione, oltre a puntare su tecnica e costante innovazione: la tecnologia è fondamentale". 

 

Nato per vestire le grandi imprese sull’Himalaya, era il piumino della generazione dei giovani paninari anni '80. Da leader del mercato, Moncler affronta però un periodo di lungo declino. Quindi nel 2003 Ruffini acquisisce la società, una mossa in controtendenza: sono gli anni in cui le aziende francesi acquistano quelle italiane.

 

"Si cerca una strategia internazionale - prosegue Ruffini - per riuscire ad accontentare tutti, ma soprattutto trasmettere emozioni: il vero core business. E' fondamentale comunicare, ma è complicato e stimolate in quanto ci sono più canali e molto diversi tra Europa, Asia e Stati Uniti. Si deve essere aderenti alle diverse culture. E riuscire a parlare a generazioni diverse tra giovani e persone più mature. Un aspetto delicatissimo".

 

E' l'inizio della rivoluzione per l'azienda, il brand viene completamente reinventato. Nel giro di appena due anni Moncler ritorna a essere il "famoso piumino". Poi anche la quotazione in borsa e oggi una realtà da 4.155 dipendenti, 1,42 miliardi di euro di fatturato, 193 negozi retail e 55 wholesale. Un caso studiato all'Università Bocconi di Milano. "Non bisogna farsi influenzare dai titoli. La borsa va su e giù e non bisogna cambiare nel breve periodo. La visione deve essere lunga, ma poi bisogna adattare costantemente la direzione perché tutto cambia molto velocemente". 

 

Fatturati che, infatti, crescono ogni anni anno a due cifre, sfilate tra Milano e New York, Londra e Parigi, eventi, appuntamenti e collaborazione con artisti e stilisti. Sempre più tecnico e sempre più creativo, tanto che nel 2018 Ruffini concepisce Moncler Genius, un progetto che prevede il lancio mensile di collezione create con famosi designer, un modo per interpretare l'identità del brand

 

"Sono sempre in cerca di nuova energia. Ero annoiato e le sfilate di Moncler avevano fatto la loro storia - conclude Ruffini - avevo bisogno di dialogare con consumatori non abituali del brand. Per questo ho pensato alla collaborazione con altri stilisti: visioni e prospettive nuove. La comunicazione è comunque fondamentale e abbiamo cercato di non ripetere gli errori degli anni '80. Lavorare sul prodotto, continuare a innovare e accontentare il consumatore, essere vicini e fargli comprendere la strategia e emozionare".

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