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IL VIDEO. Momenti di svago (e di grandi grattate) per ''Bruno'' l'orso dell'eremo di San Romedio

Quest'esemplare di plantigrado vive ai piedi del santuario dal 2013 dopo una vita difficile e travagliata. L'orso da sempre rappresenta un simbolo collegato al santo e allo stesso santuario

Pubblicato il - 04 aprile 2019 - 18:11

PREDAIA. L'orso a San Romedio è sempre stata una figura simbolica. La leggenda racconta, infatti, che proprio San Romedio per raggiungere Trento, dove voleva incontrare il vescovo del capoluogo, Vigilio, per ottenere la sua benedizione, si servì di un plantigrado per farvisi trasportare. Prima di partire dall'eremo, infatti, trovò il suo cavallo sbranato da un orso e allora, senza alcuna paura, mise le briglie all'animale e gli salì in groppa. E la sua immagine è indissolubilmente legata a quella dell'orso.

 

E proprio un plantigrado, dalla fine degli anni '50, ha trovato casa nel recinto che si trova a pochi metri dallo straordinario monastero luogo di pellegrinaggio e grande attrazione anche turistica posizionata nel cuore del Trentino, in Val di Non. Esattamente nel 1958 il senatore Gian Giacomo Gallarati Scotti, uno dei membri fondatori del Wwf in Italia, decise di donare a San Romedio un orso, che altrimenti sarebbe stato abbattuto.

 

Da quel momento la struttura posta ai piedi del santuario ospita degli orsi che per varie ragioni non sono più in grado di reinserirsi nell'ambiente naturale spesso provenienti da situazioni difficili, come circhi o condizioni di cattività non idonee. Il primo di questi orsi fu Charlie. Quello ritratto nel video, invece, è l’orso “Bruno”, un esemplare di origine abruzzese arrivato nell'eremo l'11 marzo 2013.

 

Bruno, che ora è tranquillo nel recinto di San Romedio e in questo video (realizzato il 29 marzo e caricato sulla pagine Facebook dell'eremo) gioca con un bastone, in realtà ha un passato triste e travagliato. Originario dei monti Carpazi è stato catturato da piccolo e portato in Italia e venduto a un privato che lo ha detenuto illegalmente assieme ad altri animali. Bruno ha trascorso i primi anni di vita chiuso in una gabbia finché nel 2001 fu sequestrato dalle forze dell'ordine in provincia di Roma e portato nel parco nazionale dell'Abruzzo, a Pescasseroli, dove è stato inserito in un recinto molto più ampio di quella triste gabbia dove lo avevano costretto da piccolo.

 

Per 10 anni Bruno ha vissuto in quel recinto fino a quando nel 2013 si è presentata l'occasione di trasferirlo a San Romedio dove si trova oggi. Un'area recintata grande 25 volte di più del recinto abruzzese. Bruno incanta i turisti e i visitatori che restano stupiti nel vedere un orso così grande ai piedi del santuario ma c'è anche chi vedendolo lì dentro è portato a facili (e legittime) conclusioni del tipo ''poverino, fa pena vederlo così prigioniero'' visto anche che capita, a volte, di vederlo girare in tondo lungo il recinto.

 

In realtà l'arrivo a San Romedio, per Bruno, è stata una grande occasione e quel comportamento ossessivo sarebbe il retaggio dei tanti anni passati in gabbia. Bruno da quando è in Trentino è accudito e nutrito e affiancato da un custode forestale che lo segue da sempre e lo tratta con affetto e attenzione (quando gli viene dato il cibo, per esempio, spesso si cerca di nasconderglielo e di non posizionarlo sempre nello stesso posto, per tenerlo attivo e allenato anche nell'olfatto). 

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