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L'Ufficio beni archeologici vince un riconoscimento internazionale per una mostra sulla Grande Guerra. Così è stato possibile ridare un nome a un soldato morto sotto una valanga

La Soprintendenza archeologica della Pat è stata premiata nella rassegna "Patrimonio Vivente" con la consegna di un ambito premio. La motivazione: "La scelta di celebrare il centenario della fine della Grande Guerra attraverso il recupero di una memoria negletta è indice di particolare sensibilità umana e culturale". La mostra, visitata da oltre 7000 persone, era stata tenuta nella Cappella Vantini a Trento

Di Davide Leveghi - 31 ottobre 2019 - 13:23

TRENTO. Nell'ambito del premio “Patrimoni viventi”, assegnato dal Centro universitario europeo per i Beni culturali, l'Ufficio beni archeologici della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia di Trento ha ricevuto un significativo riconoscimento per gli interventi di recupero di soldati della Grande Guerra sui ghiacciai del territorio provinciale.

 

Il progetto “storie senza Storia. Tracce di uomini in guerra (1914-1918)" è risultato infatti vincitore nella sezione Enti pubblici, in una rassegna organizzata annualmente per premiare iniziative innovative nella valorizzazione del patrimonio culturale attuate da istituzioni sia pubbliche che private. Il materiale recuperato dalla Soprintendenza, emerso in molti casi in virtù del ritiro dei ghiacciai causato dall'emergenza climatica degli ultimi anni, è stato in parte esposto in una mostra allestita nella Cappella Vantini, organizzata in collaborazione con il Servizio cultura turismo e politiche giovanili del Comune di Trento e visitata da oltre 7000 persone.

 

La consegna del premio è avvenuta a Ravello, nella sede del Centro universitario europeo, dove il presidente Alfonso Andria ha dato nelle mani del direttore dell'Ufficio beni archeologici della Provincia di Trento Franco Nicolis l'ambito riconoscimento, giunto alla 14ª edizione. Tale riconoscimento intende sottolineare il ruolo del patrimonio culturale quale leva strategica ed irrinunciabile per lo sviluppo dei territori e la crescita della comunità, oltre che per promuovere la conoscenza e lo scambio di buone prassi di valorizzazione.

 

La motivazione con cui la commissione internazionale ha attribuito il premio è stata: “La scelta di celebrare il centenario della fine della Grande Guerra attraverso il recupero di una memoria negletta è indice di particolare sensibilità umana e culturale. Il 2018, denso di avvenimenti relativi all’Anno Europeo del Patrimonio Culturale, ha dedicato adeguata attenzione – come doveroso – alla ricorrenza relativa all’evento bellico e alle sue drammatiche conseguenze. Attraverso varie iniziative con ampio coinvolgimento della comunità e del territorio, sono stati consegnati alla dignità della memoria collettiva fatti, episodi, narrazioni – apparentemente minuti – eppure meritevoli di occupare un posto di rilievo nella ‘microstoria’ locale e nazionale”.

 

Il progetto ha infatti esposto al pubblico materiali messi in luce tra il 2012 e il 2017 negli interventi di recupero condotti con metodo archeologico di resti di soldati della Grande Guerra sul ghiacciaio Presena e alle pendici occidentali del Corno di Cavento nel gruppo Adamello. Resti e strutture affiorati, a oltre 3000 metri, a seguito appunto dei cambiamenti climatici. A riportarli alla luce è stato il delicato lavoro d'equipe multidisciplinari composte da archeologi, geologi, guide alpine, restauratori.

 

La mostra, tenuta come detto nella Cappella Vantini, ha inteso essere un omaggio agli uomini che si sono trovati loro malgrado a vivere questo tragico capitolo della Storia. Visibili al pubblico sono stati materiali riferibili al vestiario e alla dotazione militare di due alpini dell'esercito italiano e alle uniformi di due soldati dei reparti d'artiglieria austro-ungarici.

 

Grazie alle tecniche di conservazione e di restauro messe in atto dalla Soprintendenza per i beni culturali, è stato così possibile riconoscere il nome di uno dei due soldati italiani: Rodolfo Beretta, nato a Besana in Brianza il 13 maggio 1886, morto per la caduta di una valanga l'8 novembre 1916. I resti sono potuti essere restituiti alla famiglia nel corso di una cerimonia a cura del Commissario generale per le onoranze ai caduti del Ministero della Difesa e tumulati nella città natia.

 

Il Centro universitario europeo per i Beni culturali, organo che ha istituito il premio, si prefigge di contribuire, in collegamento con organismi nazionali e internazionali competenti, alla realizzazione di una politica dei beni culturali fondata nella formazione e specializzazione del personale, nella deontologia professionale e nella consulenza scientifica, nonché nella tutela, promozione e valorizzazione del patrimonio storico e artistico.

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