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Per un cambio di prospettiva: l'utilizzo della cannabis come sostitutivo degli psicofarmaci. L'esperta: "Si tratta di migliorare la qualità della vita del paziente"

A Bolzano si terrà venerdì 25 ottobre un incontro in cui esperti del mondo della psichiatria, della psicologia e della medicina discuteranno su un nuovo approccio di sostituzione o riduzione degli psicofarmaci attraverso l'utilizzo della cannabis terapeutica nei casi di disagio psichico. Un'occasione per sfatare un tabù ancora duro a morire

Di Davide Leveghi - 24 ottobre 2019 - 20:45

BOLZANOSostituire/ridurre/sospendere gli psicofarmaci attraverso l'utilizzo della cannabis terapeutica è possibile? La risposta è affermativa, sostengono gli organizzatori e i relatori di "Approcci alternativi al disagio psichico", incontro che si terrà venerdì 25 ottobre, alle ore 19, a Largo Adolf Kolping, a Bolzano. Tra questi ci sarà Filomena Nuzzo, attivista del M5S, madre di un paziente che si cura con la cannabis terapeutica e per questo promotrice della mozione sulla produzione della cannabis terapeutica in Alto Adige assieme a Stefano Balbo e al Cannabis social club di Bolzano.

 

L'argomento è delicato e il mondo della scienza e della ricerca contribuiscono in modo progressivamente più significativo approntando supporto su più fronti a chi soffre di disagio psichico. Trattare il disagio psichico con la cannabis terapeutica, sostituendo o integrando gli psicofarmaci, è il tema dell'incontro. Percorrere tutte le vie conosciute per migliorare le vite dei pazienti, la sfida. Un aspetto innovativo emerge pertanto dalla ricerca come dall'esperienza di psicologi e psichiatri: in certi casi la cannabis terapeutica può risultare molto utile nel migliorare la qualità di vita delle persone senza presentare i problemi di dipendenza e di pesanti effetti collaterali che molti farmaci comportano.

 

I relatori, ciascuno per il proprio ambito professionale, illustreranno in quali condizioni la Cannabis possa rivelarsi un ottimo supporto terapeutico. Nell'incontro, organizzato dal Cannabis Social Club di Bolzano e da Mad in Italy (rete internazionale di divulgazione scientifica sul tema del disagio psichico), e sostenuto dalla Ripartizione della salute della Provincia autonoma di Bolzano, interverranno psichiatri, biologi, attivisti e un medico specializzato in terapia del dolore

 

Non si tratta tanto di sostituire gli psicofarmaci con la cannabis – precisa Francesca Bagaglia, moderatrice della serata e cofondatrice dell'associazione Mad in Italy - quanto di cambiare prospettiva sul tema del trattamento dei disagi psichici. Non a caso si preferisce parlare di recovery. Gli psicofarmaci possono avere pesanti ricadute e dare dipendenza. L'approccio che si vuole proporre punta quindi non tanto alla guarigione quanto al miglioramento della qualità di vita, al raggiungimento di una qualità accettabile”.

 

Trattare il disagio psichico – che spazia dalla depressione a patologie diagnosticate - con la cannabis terapeutica non si propone quindi come una terapia alternativa, ma come un nuovo punto di vista sul disagio psichico, che mira alla ricerca di un equilibrio ed esclude come unica strada possibile quella della soluzione farmacologica. Il paradigma malattia-cura viene modificato in disagio, da qui la ricerca di una qualità di vita apprezzabile.

 

“Attorno all'uso della cannabis terapeutica continua ad esserci un tabù – prosegue Bagaglia – e questo non solo perché venga considerata una droga “da strada” e quindi esclusa come soluzione medica ma anche perché molti medici non sono formati ed informati sui suoi effetti. La presenza di un medico esperto in terapia del dolore sarà molto interessante proprio per spiegare come paradossalmente il ricorso imponente agli psicofarmaci e agli antidolorifici possa comportare talvolta rischi maggiori per la salute”.

 

“Prima di scegliere il trattamento di un paziente, forse, sarebbe bene valutare i costi e i benefici di una determinata terapia, poiché in certi casi è indicato uno psicofarmaco, in altri no. L'idea di questo altro approccio risiede nell'ascoltare la persona che il disagio lo porta e decidere assieme una terapia che lo possa far star bene. Questo serve anche a responsabilizzarlo”.

 

Cambiare prospettiva, non solo nella scelta della cura, continua a essere complicato. “Molte volte c'è abuso nella somministrazione degli psicofarmaci come c'è in quella degli antidolorifici. La cannabis terapeutica, di contro, è difficile farla prescrivere, e questo per i costi alti e il fatto che non venga passata dal servizio sanitario. Per questo ci sono molte ragioni per partecipare all'incontro”.

 

Alla presenza di Marcello Maviglia (psichiatra esperto in dipendenza da sostanze e promotore del Recovery in ambito socio-terapautico, autore di New paths to recovery e cofondatore di Mad in Italy), Dan Monticelli (esperto in gestione dell'organizzazione dei servizi sanitari in New Mexico e coautore di New paths in recovery), Laura Guerra (biologa e farmacologa, cofondatrice di Mad in Italy), Roberto Pittini (medico responsabile dell'ambulatorio di terapia del dolore di Merano) e Filomena Nuzzo (attivista), si parlerà di recovery e peer support.

 

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